Tutti i membri di opposizione in Vigilanza Rai si sono dimessi
Hanno lasciato l'incarico per via di uno stallo politico che da quasi due anni blocca i lavori della commissione parlamentare

I membri di opposizione nella Commissione vigilanza Rai si sono dimessi in blocco per protestare contro uno stallo politico che da quasi due anni blocca le attività della commissione. La vigilanza Rai è una commissione parlamentare bicamerale, cioè è formata sia da membri della Camera dei deputati che da membri del Senato, e ha il compito di garantire l’imparzialità, l’indipendenza e il pluralismo delle reti pubbliche.
Viene rinnovata all’inizio di ogni legislatura. Nella sua formazione attuale ne fanno parte 25 parlamentari dei partiti che formano la coalizione di centrodestra al governo (12 di Fratelli d’Italia, 6 della Lega, 4 di Forza Italia e 3 di Noi Moderati), 16 parlamentari dei partiti dell’opposizione (6 del Partito Democratico, 5 del Movimento 5 Stelle, 2 di Alleanza Verdi e Sinistra e 3 di Italia Viva) e un parlamentare appartenente al gruppo misto della Camera.
A essersi dimessi sono stati i 16 parlamentari delle opposizioni. Tra loro ci sono anche la presidente della Commissione Barbara Floridia, del Movimento 5 Stelle, e la vicepresidente Maria Elena Boschi, di Italia Viva.
Uno dei compiti della commissione è confermare la nomina del presidente del consiglio di amministrazione della Rai, tramite una votazione nella quale deve essere raggiunta la maggioranza di due terzi. La commissione in pratica ratifica la nomina del presidente fatta dal consiglio stesso e su cui però ha molto peso l’orientamento del governo, che tramite il ministero dell’Economia possiede quasi la totalità delle azioni della Rai.
Nel settembre del 2024 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti indicò come presidente Simona Agnes, già nominata membro del cda della Rai con il sostegno di Forza Italia. I membri dell’opposizione nella commissione non appoggiarono la nomina di Agnes, criticando il fatto che la scelta fosse stata imposta e non condivisa con tutti i gruppi parlamentari, come invece avviene di solito. L’obbligo di ottenere una maggioranza di due terzi serve proprio a fare in modo che la maggioranza debba concordare un candidato gradito, almeno in parte, anche all’opposizione.
Visto che l’opposizione si rifiutava di accettare la nomina di Agnes, a partire da ottobre la maggioranza ha iniziato a non partecipare più ai lavori della commissione. In questo modo la coalizione di destra ha potuto evitare che la nomina di Agnes venisse respinta, almeno formalmente, e nel frattempo ha potuto cercare di ottenere tra i parlamentari di centrosinistra i voti necessari: non ci è riuscita. Nel frattempo i lavori della commissione si sono interrotti.
Nel post con cui ha annunciato le sue dimissioni, la presidente Floridia ha definito il comportamento della destra un «boicottaggio sistematico» e ha detto di aver preso questa decisione «perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una commissione attiva e vigile sul servizio pubblico».
Il regolamento della commissione prevede che se un membro si dimette, assume un incarico governativo o conclude il suo mandato elettorale in parlamento, possa essere sostituito da altri membri nominati con le stesse modalità, cioè dai presidenti delle due camere e in modo da rispecchiare la proporzionalità dei vari gruppi politici in parlamento. Non viene detto nulla sui casi di dimissioni in blocco.
C’è però un precedente che risale al 2008, quando venne eletto come presidente della Commissione vigilanza il senatore del PD Riccardo Villari. Per prassi, la presidenza della Commissione viene assegnata a un esponente indicato dall’opposizione. In quel caso il centrosinistra aveva suggerito il nome di Leoluca Orlando (deputato del partito Italia dei Valori), ma i commissari del centrodestra votarono Villari.
Il PD, che interpretò la manovra della maggioranza come uno strumento per avere più controllo sulla Commissione, espulse dal partito Villari. Lui resistette e alla fine, per farlo decadere, quasi tutti i componenti della commissione si dimisero in blocco. I presidenti delle camere presero atto dell’impossibilità di proseguire i lavori dell’organo, sciolsero la commissione e ne fecero una nuova.



