Da dove viene Gianni Cuperlo

Storia e carattere di un improbabile candidato alla segreteria del PD, protagonista senza esserlo

Gianni Cuperlo, con le primarie del Partito Democratico che presto dovranno essere fissate, è uno dei tre candidati finora annunciati (Cuperlo, Civati e Pittella), che si aggiungono alla tentennata ma quasi certa partecipazione di Renzi. Renzi e Civati sono noti protagonisti da alcuni anni del fronte dei potenziali rinnovatori del PD; Pittella, vicepresidente del Parlamento Europeo è un outsider molto poco conosciuto e che molto difficilmente avrà un ruolo rilevante nella competizione. Cuperlo, infine, associa invece una lunga biografia di rilievo nel PD e nei partiti che lo hanno preceduto a una propria limitatissima visibilità “mainstream”, col risultato che molti potenziali elettori del PD non sanno di lui praticamente niente o neanche ne conoscevano il nome prima degli ultimi mesi.

Ma Cuperlo, che ha compiuto 52 anni il 3 settembre, è stato segretario della FGCI e poi della Sinistra Giovanile (le organizzazioni giovanili del Partito Comunista Italiano e del Partito Democratico della Sinistra), poi ha fatto parte della segreteria nazionale dei DS, è stato a lungo stretto collaboratore di Massimo D’Alema ed esperto partecipante di tutti i successivi sviluppi del partito che fu il PCI e che oggi è diventato il PD. Sempre rimanendo un passo indietro rispetto alle visibilità mediatiche dei suoi colleghi, e un passo avanti per cultura e studi che vanno oltre la politica (malgrado sia quello che le è più legato, a oggi non è ancora chiaro quale investimento su di lui voglia fare la parte più antica e tradizionale della leadership del PD, nelle primarie per il segretario).

Gianni Cuperlo si chiama Giovanni ed è nato a Trieste (Cùperlo, accento sulla prima sillaba). Si è laureato al DAMS di Bologna con Mauro Wolf e una tesi sulla comunicazione di massa. Pietro Folena, dirigente della FGCI quattro anni più vecchio di lui, nel 1987 lo portò a Roma a fare il capo degli universitari della FGCI. Ines Loddo, anche lei dirigente dei giovani comunisti, diventò allora la sua compagna (poi moglie e madre della loro figlia: alcune versioni raccontano che il fidanzamento nacque durante un viaggio in Corea del Nord).

Nel 1988 Cuperlo diventò segretario nazionale della FGCI. «Era il più eterodosso dei candidati», ha spiegato Folena: mise d’accordo i pugliesi Nichi Vendola e Franco Giordano, i romani di Nicola Zingaretti, i milanesi di Alex Iriondo e gli emiliani Paolo Amabile e Paolo Fedeli; non piaceva molto ai napoletani di Andrea Cozzolino ma fu eletto con grandi consensi, anche se per carattere e atteggiamento non è mai stato un trascinatore. I suoi interventi sono sempre articolati e profondi, mai banali. Non è tipo da risse, polemica diretta, scontro. Evitava di andare in tv, prima di trovarsi infine queste settimane in un ruolo da potenziale leader e con un bisogno di visibilità. Il suo essere schivo in molti momenti è stato probabilmente un vezzo, ma anche il tratto della sua presenza nel partito: che è stata alterna, fatta di fugaci momenti da protagonista – nel 2008, quando Renzi e Civati erano ancora troppo ignoti, si parlò di lui e Zingaretti per un’estate di ipotesi sul rinnovamento del PD – e di lunghi periodi di silenzio.

L’esperienza di ultimo segretario dei giovani del PCI fu importante, perché Cuperlo fu costretto a prendere decisioni delicate e dirompenti a cui non era incline: e in questo periodo costruì un rapporto di grande complicità con Massimo D’Alema. Nel 1990 fu lui a chiudere la FGCI e fu lui che materialmente staccò la targa da via dell’Ara Coeli (l’entrata laterale della sede del PCI). Se la portò a casa e la tenne come un cimelio. Poi nell’aprile del 2009 la mise in una teca e la portò come regalo alla festa per i 60 anni di D’Alema alla Casa del Jazz di Roma.

Dopo ebbe un ufficio a via delle Botteghe Oscure per occuparsi di propaganda ma con Veltroni legò poco, nonostante molti interessi comuni. Aiutò invece D’Alema nella competizione per la segreteria del luglio del 1994, nelle prime “quasi primarie” della politica italiana: i militanti volevano Veltroni ma il comitato centrale scelse D’Alema grazie soprattutto al lavoro di Claudio Velardi, Giovanni Santilli e Marco Minniti. Con loro nacque la nuova idea di uno staff del segretario indipendente dagli organi dirigenti del partito. Velardi ne diventò la guida e Cuperlo lo sceneggiatore. Studiava, arrotondava pensieri, documentava, scriveva decine di discorsi che D’Alema non usava quasi mai ma che apprezzava molto. «Il testo scritto è come la mia coperta di Linus, non mi serve, ma devo sapere che c’è», diceva.

1 2 Pagina successiva »

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.