Cinque storie curiose di queste elezioni comunali

Schede elettorali giganti, due comuni fusi in uno, e cosa ci faceva Rocco Casalino candidato a Ceglie Messapica

Rocco Casalino (Simona Granati/Getty Images)
Rocco Casalino (Simona Granati/Getty Images)
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Anche in questa tornata delle elezioni comunali l’attenzione è stata giustamente riservata alle città più grandi, dove spesso i risultati hanno conseguenze anche sulla politica nazionale, ma si è votato anche in centinaia di comuni piccoli e piccolissimi: alcune delle storie più curiose si scovano proprio cercando tra i risultati delle elezioni in questi posti. Altre magari sono già molto in vista (com’è successo a Messina), ma possono passare in secondo piano rispetto ai risultati.

La Lega ha perso dove vinceva da sempre
A Cene, un comune di poco più di 4.000 abitanti in provincia di Bergamo, la Lega ha perso dopo 36 anni. Cene è stato il primo in Italia a essere amministrato dalla Lega: questo risultato ha da una parte un significato un po’ simbolico, dall’altra è emblematico di alcuni recenti problemi della Lega. Ha vinto Roberto Radici, insegnante di sostegno, candidato di una lista civica. La candidata della Lega era Gaia Anselmi, che già prima del voto aveva avuto difficoltà a comporre la lista: trovare candidati disposti a presentarsi era stato uno degli ostacoli principali della campagna, segnale delle difficoltà del partito anche in un territorio dove storicamente è sempre stato molto forte.

I più piccoli
A Pedesina, in provincia di Sondrio, le elezioni erano quasi una cosa di famiglia: hanno votato 33 dei 44 elettori. Ha vinto Valentino Maxenti con 18 voti, al secondo posto è arrivato Mirko Gusmeroli con 8 voti e al terzo Giorgio Tarabini con 7.

Pedesina si trova all’imbocco della Val Gerola, una valle laterale della parte bassa della Valtellina. È alle pendici del monte Rotondo, nelle Orobie occidentali, a poco più di mille metri di quota. È un paese noto per il Bitto, un formaggio prodotto negli alpeggi delle montagne che lo circondano, e soprattutto per la sua dimensione minuscola. Da decenni si contende il primato di comune meno abitato d’Italia con Morterone, in provincia di Lecco. Secondo i dati più recenti dell’Istat, Morterone è saldo al primo posto con 30 abitanti, contro i 40 di Pedesina (ne risultano quattro in meno rispetto agli elettori, tra i quali probabilmente si contano anche persone residenti all’estero).

Un altro comune piccolissimo al voto era Briga Alta, in provincia di Cuneo. Federica Lanteri, l’unica candidata, ha vinto superando il quorum con 29 voti.

Due comuni in uno
Castegnero Nanto è un comune di quasi seimila abitanti in provincia di Vicenza, nato lo scorso febbraio dalla fusione dei comuni di Castegnero e Nanto. I candidati erano Marco Montan, ex sindaco di Castegnero, e Manuela Vecchiatti, ex sindaca di Nanto.

Nelle sezioni di Castegnero la conta dei voti è stata più veloce, infatti per la maggior parte del pomeriggio sembrava che Montan potesse vincere senza grandi problemi, invece alla fine l’arrivo dei voti di Nanto ha ribaltato il risultato: ha vinto Vecchiatti con poco più del 52%. «Ora l’obiettivo sarà fare comunità, unendo definitivamente le due realtà del nostro nuovo comune», ha detto Vecchiatti.

L’enorme scheda elettorale di Messina
A Messina diversi elettori ed elettrici si sono lamentati per la difficoltà di piegare la scheda elettorale, enorme a causa delle 26 liste a sostegno dei cinque candidati sindaci, con 799 candidati consiglieri. Alla fine ha vinto il sindaco uscente Federico Basile del partito di Cateno De Luca, Sud chiama Nord, che in totale ha schierato 1.010 candidati: 468 per il consiglio comunale con 15 liste e 542 per le circoscrizioni, con 61 liste.

Come ha ricostruito il giornale locale Letteraemme, non è un record: nel 2005 si presentarono 1.765 candidati in 41 liste. Anche nel 2008 e nel 2018 furono di più rispetto a questa tornata, rispettivamente 1.160 candidati, divisi in 28 liste e 891 candidati per 29 liste.

Rocco Casalino, sì, lui
Tra i candidati di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, c’era anche un nome molto noto della politica nazionale: Rocco Casalino, ex portavoce del Movimento 5 Stelle e di Giuseppe Conte durante il suo periodo da presidente del Consiglio.

La sua famiglia è originaria di Ceglie Messapica, anche se lui è nato in Germania, ma è molto probabile che le ragioni di questa candidatura non abbiano tanto a che fare con l’attaccamento alla sua terra, quanto con un ragionamento politico in vista delle prossime elezioni politiche, che dovrebbero tenersi nel 2027. L’articolo 2 del nuovo Codice Etico del Movimento 5 Stelle dice infatti così: «Per proporre la propria candidatura al Parlamento italiano, al Parlamento europeo e nelle Regioni, è necessario essere stati candidati in una lista comunale o di municipio/circoscrizione avendo conseguito un numero di preferenze non inferiore alla media delle preferenze raccolte dai candidati della lista».

Con 246 voti Casalino è stato il secondo più votato della sua lista, “Uniti si cambia”, che aveva dentro anche il simbolo del Movimento 5 Stelle: non è stato eletto però, perché la lista si è aggiudicata un solo seggio (che andrà a Isabella Vitale, 345 voti). I 246 voti però sono abbastanza per soddisfare il criterio del nuovo Codice Etico del M5S e candidarsi alle elezioni politiche.

In ogni caso la candidata sostenuta dal centrosinistra a Ceglie, Agata Scarafilo, ha perso contro il candidato del centrodestra Angelo Palmisano. La lista del M5S è stata la più votata del centrosinistra con circa il 10 per cento.