Come ha fatto Simone Venturini a vincere così a Venezia

Non è stato scalfito dalle polemiche che hanno coinvolto la destra, ha ribaltato i pronostici e staccato di molto il suo avversario

Simone Venturini festeggia la vittoria alle elezioni comunali davanti al ponte di Rialto, Venezia, 25 maggio 2026 (ANSA/Andrea Merola)
Simone Venturini festeggia la vittoria alle elezioni comunali davanti al ponte di Rialto, Venezia, 25 maggio 2026 (ANSA/Andrea Merola)
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La netta vittoria di Simone Venturini al primo turno alle elezioni comunali di Venezia ha sorpreso rispetto alle previsioni dei sondaggi e in parte rispetto a quelle degli stessi partiti, sia di destra che di sinistra. A guardare i dati, in effetti, Venturini sembra aver vinto soprattutto in quanto candidato civico, sostenuto da una coalizione di centrodestra: è stato probabilmente decisivo il fatto che negli ultimi 15 anni abbia avuto incarichi nell’amministrazione comunale, e lui stesso ha costantemente rivendicato il suo radicamento a Venezia, insistendo su questa differenza con il candidato sindaco del centrosinistra, il senatore del Partito Democratico Andrea Martella.

Il fatto che abbia avuto successo innanzitutto lui, Venturini, lo si vede dai voti ottenuti dalla sua lista civica, che ha preso più del 30 per cento, staccando di 17 punti Fratelli d’Italia e addirittura di 25 la Lega. La sua era anche la lista che aveva previsto le spese più alte di tutte per la campagna elettorale (per capire quanto ha speso servirà il rendiconto finale). È un risultato simile in percentuale a quello che l’ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro aveva ottenuto alle elezioni del 2020, ma in termini assoluti Brugnaro prese diecimila voti in più.

Venturini è stato per dieci anni l’assessore alla Coesione sociale della giunta di Brugnaro, di centrodestra, con cui ora si pone in continuità pur reclamando una sua autonomia. «Smettetela di dire che sono il delfino di Brugnaro: in laguna l’unico delfino che c’è nuota nel mare», ha detto lunedì, alludendo al delfino che da un anno vive nelle acque veneziane.

Gli ultimi sondaggi locali che tra fine aprile e inizio maggio davano Martella in vantaggio anche di 6 o 7 punti sono stati smentiti fin dall’inizio dello spoglio. Venturini, che ha 38 anni e ha iniziato la sua carriera politica in comune a 22, ha vinto saldamente grazie ai voti della “terraferma”, cioè tutte le località veneziane sulla penisola, dove vive la maggior parte dei veneziani: lì tradizionalmente si vota a destra e da anni si decide l’esito delle elezioni locali. Anche Brugnaro, un imprenditore nato a Mirano, un comune nella città metropolitana di Venezia, aveva vinto grazie ai voti della parte del comune sulla terraferma.

La mappa del voto delle elezioni comunali a Venezia, 25 maggio 2026 (screenshot dal sito del comune di Venezia)

Se si guarda la distribuzione geografica del voto sulle mappe del comune di Venezia, è molto evidente: si vede che l’unica delle sei municipalità della città in cui ha vinto il centrosinistra è il centro storico, ovvero l’isola (qui sopra in rosso), dove storicamente prevale ma dove vivono molti meno abitanti – poco più di 47mila su un totale di quasi 250mila – e dunque meno elettori rispetto alla terraferma.

Che la terraferma contasse moltissimo a queste elezioni era chiaro anche dal fatto che sia Martella che Venturini hanno chiuso la loro campagna a Mestre, su cui peraltro si è concentrata parte dei programmi elettorali, dal tema della sicurezza a quello dell’industria, fino all’integrazione con gli abitanti di origini straniere. Anche le polemiche su quest’ultima questione potrebbero avere avuto un peso sulla vittoria di Venturini.

I festeggiamenti per la vittoria nella sede del comitato a supporto di Simone Venturini, 25 maggio 2026 (ANSA/Andrea Merola)

In questi mesi Venturini ha molto puntato sul fatto di essere nato e cresciuto a Marghera, località veneziana appena dopo il ponte della Libertà che collega l’isola con la terraferma, e di aver svolto tutta la sua carriera politica a Venezia. Era stato eletto consigliere comunale per la prima volta nel 2010, con l’Unione di Centro, e poi di nuovo nel 2015, quando Brugnaro lo aveva nominato assessore alla Coesione sociale. L’incarico gli era stato riconfermato nel 2020, e in più il sindaco gli aveva assegnato due deleghe importanti, alla Casa e al Turismo.

A differenza del campo largo che ha sostenuto Martella, che ha puntato anche sulla presenza dei leader nazionali dei partiti nelle settimane prima del voto, gli esponenti della maggioranza si sono fatti vedere poco a Venezia, temendo la sconfitta nella città più importante al voto dopo aver perso il referendum sulla magistratura promosso dal governo di Giorgia Meloni. Meloni ha aspettato che i risultati di lunedì si consolidassero per chiamare Venturini e complimentarsi, promettendo di fargli visita a Venezia.

Venturini comunque si è fatto vedere a sagre ed eventi, ha partecipato al corteo per la promozione in Serie A della squadra di calcio maschile del Venezia, ha fatto tour in tutti i quartieri e sulle isole minori della laguna. Così ha fatto anche Martella, che però ha subito gli attacchi del centrodestra perché è di Portogruaro, un comune nella città metropolitana, non è quindi nato a Venezia e non ci ha vissuto, ed è stato tacciato di non conoscerla davvero e di essere sostanzialmente un turista.

Secondo vari osservatori nel complesso l’attitudine di Venturini ha avuto successo. Il politologo Paolo Feltrin, intervistato dal quotidiano La Nuova Venezia, ha notato per esempio che durante gli oltre dieci anni di amministrazione di Brugnaro Venturini «è stato un po’ lo sgobbone della squadra, quello che batteva la città palmo a palmo, ascoltava la gente, prendeva coscienza dei problemi quotidiani. […] Credo che Venturini sia stato sottovalutato dalla sinistra». La sua vittoria secondo Feltrin dimostra insomma che «privilegiare i candidati radicati sul territorio rispetto agli inquilini del palazzo è sempre un buon affare».

Il risultato ottenuto da Venturini dice inoltre che non hanno pesato sul voto né il procedimento per corruzione in cui è coinvolto Brugnaro, ora alla fase dell’udienza preliminare, né le polemiche che hanno riguardato la destra di governo, come il caso della nomina di Beatrice Venezi a direttrice d’orchestra al teatro La Fenice e le molte critiche per l’apertura del padiglione russo alla Biennale.

Potrebbero invece avere contribuito alla sua vittoria alcune polemiche locali che hanno molto animato la campagna elettorale. Molto in sintesi, riguardano la candidatura di alcuni cittadini di origine bangladese nelle liste a sostegno di Martella e il progetto di una moschea a Mestre, di cui si discute da anni e su cui a un certo punto anche Brugnaro si era detto favorevole.

A Venezia vivono infatti migliaia di persone provenienti dal Bangladesh, di cui però soltanto circa tremila hanno acquisito la cittadinanza italiana e quindi possono votare. Sei persone originarie del Bangladesh sono state candidate in liste collegate a Martella, che per questo è stato accusato dalla destra di voler favorire una «islamizzazione» di Venezia. Anche sulla moschea si è litigato molto, e la coalizione di Martella è stata presa di mira anche se non è stata promotrice del progetto: Martella stesso si era limitato a dire che sarebbe stato disponibile a parlarne se fosse stato eletto.

L’idea originaria era infatti di Prince Howlader, portavoce della comunità bangladese iscritto a Fratelli d’Italia, che però poi lo aveva escluso dalla lista per le comunali dopo le proteste dell’organizzazione neofascista Forza Nuova e la presa di posizione della Lega. Nelle scorse settimane la Lega aveva fatto affiggere sugli autobus di Venezia manifesti con la scritta “No Moschea – Vota Lega”, che avevano suscitato nuove polemiche. Sui giornali locali vari articoli ipotizzano che parte dell’elettorato del centrodestra si sia molto mobilitato grazie alla polemica sulla moschea.

Infine, è difficile dire ora quanto abbia influito sul risultato il programma della coalizione di Venturini, in buona parte in linea con l’operato di Brugnaro. Ha detto che tra le sue priorità ora ci saranno il porto, la tutela della città, il Mose (il sistema di dighe mobili che protegge la città dall’alta marea che tra gennaio e febbraio è stato attivissimo), l’idea di creare un “board internazionale” per attirare gli investimenti in città, e il biglietto a pagamento per entrare a Venezia, introdotto su iniziativa dello stesso Venturini.