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  • lunedì 21 Marzo 2011

A che punto è il centrosinistra a Napoli

Ci sono due candidati in campo, e nessuno è uscito dalle primarie

Ieri c’è stato un importante passaggio nella travagliata situazione in cui si trova il centrosinistra a Napoli, dove tra pochi mesi si andrà a votare per eleggere il nuovo sindaco. Per capire bene dove siamo arrivati, però, è bene fare un breve riepilogo cominciando da dove eravamo partiti. Il prossimo 15 e 16 maggio si voterà, a Napoli così come in molte altre città italiane, per eleggere il Consiglio comunale e il sindaco. Il sindaco uscente è Rosa Russo Iervolino, che guida una maggioranza di centro sinistra: Iervolino, prima donna a ricoprire l’incarico di primo cittadino di Napoli, è stata eletta nel 2001 e riconfermata nel 2006, quindi non può ricandidarsi.

Il candidato del centrodestra è stato scelto dai vertici dei partiti che compongono la coalizione e si chiama Gianni Lettieri, ha 54 anni ed è presidente dell’Unione degli industriali di Napoli. Il centrosinistra, invece, aveva deciso di scegliere il proprio candidato con le primarie. Le primarie si sono tenute lo scorso gennaio e vi hanno partecipato il PD, Sinistra e Libertà, i Verdi e i Socialisti: non l’Italia dei Valori, che ha voluto tenersi fuori per decidere successivamente se sostenere o no il candidato vincitore delle primarie. I principali sfidanti erano due: Umberto Ranieri e Andrea Cozzolino. Il primo, ex senatore ed ex sottosegretario, aveva vinto in tutti i collegi della città eccetto uno, quello di Secondigliano, nel quale Cozzolino, eurodeputato, aveva raccolto un numero enorme di voti – quasi quanto il numero degli elettori del PD alle ultime elezioni – tanto da fargli superare il vantaggio raccolto da Ranieri in tutti gli altri nove collegi della città. I sostenitori di Ranieri hanno lamentato la presenza di irregolarità, le denunce in tal senso si sono moltiplicate, alla fine Bersani ha mandato un commissario, ha chiesto ai due candidati di fare un passo indietro e ha sospeso l’esito delle primarie.

Il PD si è messo allora alla ricerca di un altro candidato, esterno ai partiti. Ha chiesto al magistrato Raffaele Cantone, che ha rinnovato la sua indisponibilità, ed è arrivato dopo qualche settimana alla candidatura di Mario Morcone, prefetto di Napoli, direttore dell’Agenzia che gestisce i beni sequestrati alla mafia, già funzionario sul campo delle Nazioni Unite durante la guerra in Kosovo. Prima, però, era arrivata un’altra candidatura: quella di Luigi De Magistris, eurodeputato dell’Italia dei Valori ed ex magistrato. Il PD ha chiesto a De Magistris di fare un passo indietro e sostenere Morcone, De Magistris ha ribaltato l’invito. Si arriva a ieri, quindi.

L’assemblea cittadina di Sinistra e Libertà doveva decidere se sostenere Morcone o De Magistris, e ha deciso a maggioranza di sostenere Morcone. I nuovi inviti a De Magistris a ritirarsi non sono serviti a niente: l’eurodeputato dell’Italia dei Valori, che nel frattempo ha ottenuto il sostegno della Federazione della Sinistra, si è detto “sbalordito” dalla decisione di Sinistra e Libertà, ha confermato la sua candidatura e ha anzi molto criticato Morcone, sostenendo che Antonio Bassolino, ex presidente della Regione, è il suo “burattinaio”. Il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha detto che la candidatura di De Magistris rimane in campo ma che se si dovesse arrivare a un ballottaggio senza De Magistris, questo sosterrà Mario Morcone.

foto: Marco Merlini / LaPresse