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  • giovedì 10 Giugno 2010

Sapessi com’è strano, fare le primarie a Milano

L'anno prossimo le elezioni per il sindaco: grandi manovre e un pessimo curriculum per il centrosinistra

Due responsabili del PD cittadino propongono che non si facciano le primarie e si scelga un candidato condiviso

In un’intervista ad Affari Italiani, Pippo Civati – consigliere regionale del Pd e indicato negli ultimi mesi come uno dei rappresentanti più popolari e qualificati di un potenziale rinnovamento della leadership del PD – ha contestato apertamente i vertici cittadini del suo partito che sembrerebbero intenzionati a scegliere il prossimo candidato sindaco senza ricorrere alle primarie.

Le elezioni amministrative milanesi si terranno per il 2011 e a destra si parla da un po’ di un’eventuale ricandidatura di Letizia Moratti. A sinistra, invece, il dramma della scelta del candidato è aggravato da una sorta di vocazione alla sconfitta consolidata in quasi tutti i turni elettorali degli ultimi due decenni (Milano ha un sindaco di centrodestra da diciassette anni) associata a un’altrettanto lunga serie di candidati vissuti come inadeguati e insoddisfacenti dall’elettorato di sinistra. E ogni volta riparte il circo delle candidature eccellenti proposte – quasi sempre ottuagenari – che poi si sciolgono e lasciano il campo a un prevedibile perdente.

Anche a questo giro sembra partito il solito meccanismo: Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, si è chiamato fuori appena qualcuno ha fatto ricircolare il suo nome. Livia Pomodoro, presidente del tribunale, fa sapere di essere lusingata ma molti dicono che non ne voglia sapere. In tutto questo, l’establishment del PD milanese, rappresentato in particolare da Filippo Penati, appena sconfitto alle elezioni regionali, fa sapere che “nessuno sarebbe così ottuso da voler usare le primarie per mettere fuori gioco o indebolire la capacità espansiva di un candidato vincente”.

Qualche giorno dopo è Franco Mirabelli, consigliere comunale del PD, a usare il familiare giro di formule fumose per dire che se il partito sceglie un candidato le primarie non si fanno.

Io credo che dobbiamo allargare il centrosinistra alle proposte della società civile. Livia Pomodoro? Non si può pensare che possa sottomettersi alle Primarie
Franco Mirabelli, partiamo dalla vexata quaestio: primarie sì o primarie no?
La questione non è così riduttiva. L’ho detto in tempi non sospetti: dipende dalla scelta politica che si vuole fare. Io penso che dobbiamo dare la disponibilità a sostenere una proposta che non viene dalla politica.
Quindi, niente primarie?
Il punto di snodo è questo: noi abbiamo bisogno di andare oltre il centrosinistra. Noi non possiamo riproporre stancamente quello che abbiamo già proposto nelle ultime due elezioni: il centrosinistra largo o stretto, che sceglie il candidato con le Primarie… Rischiamo di andare incontro a un’onorevole sconfitta. Abbiamo invece bisogno di innovare la proposta politica.

Così, a ricordarsi dello statuto del PD, a Milano resta Pippo Civati, che oggi risponde.

“Questa è la negazione di un’indicazione statutaria del Pd ed è il segno di come spesso il partito si esprima in modo retorico sulle cose. E’ del tutto evidente che le primarie devono essere una condizione possibile sempre a prescindere dal candidato ufficiale che alcuni esponenti del Pd o la stessa direzione provinciale sposano. Anche perché sono primarie di coalizione visto che ci hanno spiegato che il Pd non basta a se stesso e che ci vuole una grande alleanza imbarcando addirittura l’Udc. Quello di Penati è un argomento pessimo che di fatto nega le primarie. E’ sempre la solita solfa da qualche mese a questa parte”.

Civati rilancia e mette in agenda le primarie che nel suo partito si vorrebbero eludere

“Potremmo farle per esempio a metà ottobre. Ove ci fosse una sola candidatura non avrebbe senso farle, ma non è questo il caso visto che ci sono più candidati. Le argomentazioni di questi giorni non hanno nessun qualità sul piano politico se non quella di sconfessare le primarie”

E oggi sul suo blog, Civati (che è anche un collaboratore del Post) si chiede se i leader nazionali del suo partito abbiano presente la sconfessione delle loro parole che sta venendo da Milano.

Bersani dice che è contento che si candidi Vendola alle Primarie (forse è convinto di batterlo, come è già successo in Puglia…). L’argomentazione non fa una piega:
Sono contento del fatto che si sta affermando un principio giusto”. Cosi’ Pier Luigi Bersani ha commentato la decisione di Nichi Vendola di candidarsi per le primarie di coalizione del centrosinistra. ”Quando si tratta di scegliere il candidato leader – ha aggiunto Bersani – deve esserci un meccanismo di partecipazione molto larga. Noi non siamo come il centrodestra. Vedremo come diventerà attuale questo tema nel corso di questa legislatura”.
Non capisco perché quello che vale per l’Italia non dovrebbe valere per Milano. Pigi, la fai una telefonata qui da noi? Grazie.

(foto di Pennarossa)