Carles Puigdemont potrà tornare in Spagna
È stato revocato l’ordine di arresto contro il leader indipendentista catalano, da 9 anni all'estero
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Il leader indipendentista catalano Carles Puigdemont, che da presidente della Catalogna organizzò il contestato e illegale referendum d’indipendenza dell’ottobre 2017, potrà tornare in Spagna dopo 9 anni all’estero, dov’era andato per sottrarsi alla giustizia spagnola.
È il risultato di due sviluppi. Il giudice della Corte Suprema Pablo Llarena ha revocato l’ordine d’arresto che pendeva su Puigdemont, che quindi potrà tornare senza doverlo fare di nascosto, come gli riuscì clamorosamente nel 2024 per poche ore, rischiando di venire arrestato dalla polizia. Pochi minuti prima della decisione di Llarena, la Corte costituzionale aveva stabilito che l’amnistia per i leader indipendentisti catalani può riguardare anche il reato di malversazione (cioè l’appropriazione indebita di fondi pubblici), di cui era accusato Puigdemont.
Il referendum fu condotto senza l’autorizzazione del governo spagnolo, che l’ha sempre considerato un attacco alla Costituzione. L’amnistia era stata decisa nel 2023 dal governo di Pedro Sánchez come parte del patto con cui il primo ministro si era assicurato il sostegno del partito di Puigdemont, Junts per Catalunya (nazionalista catalano di centrodestra). Nel 2024 però la Corte Suprema spagnola aveva negato la sua applicazione ai casi di malversazione, escludendo dunque Puigdemont. A luglio la Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva detto che la legge sull’amnistia è compatibile con le norme europee.
– Leggi anche: Come sette deputati indipendentisti hanno inguaiato il governo Sánchez
Ora la Corte costituzionale ha annullato la sentenza del 2024 e ha ordinato alla Corte Suprema di concedere l’amnistia a Puigdemont e agli altri indipendentisti accusati o condannati per quel reato. L’amnistia non è stata ancora concessa tecnicamente – lo potrà fare la Corte Suprema, quando riceverà la sentenza della Corte costituzionale – ma la pronuncia della Corte costituzionale è comunque stata sufficiente al ritiro del mandato d’arresto. Llarena ha detto di avere già notificato la revoca alle forze di polizia. È stato revocato anche l’ordine di arresto di Toni Comín e Lluís Puig, altri due dirigenti di Junts che erano fuggiti all’estero.
Gonzalo Boye, l’avvocato di Puigdemont, ha fatto sapere che comunque prima di tornare aspetterà che la Corte Suprema convalidi l’amnistia. Puigdemont ha poi fatto una breve dichiarazione pubblica in serata, in cui ha detto che le decisioni di martedì mettono fine a «nove anni di repressione», ma che l’amnistia di per sé non è la soluzione: «Nella relazione fra Catalogna e Spagna non risolve niente».
La decisione della Corte di applicare l’amnistia, una volta confermata dalla Corte Suprema, permette inoltre alle persone che erano state escluse dai pubblici uffici in quanto condannate per malversazione di candidarsi alle prossime elezioni, convocate per il 29 novembre. È probabile che Puigdemont tornerà dal Belgio, dove abita dal 2017, per guidare la campagna elettorale di Junts. Tra l’altro, il partito è stato decisivo per far bocciare i decreti sulla casa voluti da Sánchez, e quindi nella sua scelta di convocare elezioni anticipate.
La destra ha sempre strumentalizzato l’amnistia e in generale la dipendenza del governo Socialista dai voti dei partiti autonomisti, anzitutto la sinistra basca, per accusare Sánchez di avere fatto accordi contrari all’interesse nazionale pur di restare al potere. Prevedibilmente sta succedendo anche ora, all’inizio della campagna elettorale, con il Partito Popolare e Vox che stanno raccontando questi ultimi sviluppi giudiziari come l’ennesima concessione agli autonomisti.



