La crisi idrica sta riducendo la produzione di energia elettrica in Europa
A causa dei livelli molto bassi dei fiumi diverse centrali hanno dovuto chiudere o limitare le attività, anche in Italia
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Con la grave crisi idrica in corso in buona parte dell’Europa centrale e orientale, diversi paesi hanno dovuto chiudere i propri impianti per la produzione di energia elettrica, o ridurne le attività. L’acqua è indispensabile per le centrali idroelettriche, che senza quantità adeguate non possono funzionare a pieno regime, ma anche per quelle nucleari, che ne hanno bisogno per raffreddare i propri reattori. È solo uno dei problemi legati alla scarsità di piogge di queste settimane e alle ondate di calore che sono diventate sempre più frequenti, e riguarda anche l’Italia.
A causa della portata insufficiente del fiume Po, la centrale idroelettrica di Isola Serafini, pochi chilometri a sudovest di Cremona, ha sospeso la produzione. L’impianto era già stato spento a inizio luglio e poi riattivato, ma in questi giorni i livelli del Po sono stati così bassi da aver superato il record negativo raggiunto durante il periodo di siccità del 2022. Secondo i dati dell’Osservatorio sugli utilizzi idrici dell’area del Po, a Cremona il fiume sta avendo una portata di 193 metri cubi al secondo contro una media di 602, e c’è una grande scarsità di acqua anche nei laghi prealpini che lo alimentano, in particolare nel lago Maggiore.
Le acque del Danubio invece sono così basse che l’Ungheria ha dovuto spegnere la sua unica centrale nucleare, quella di Paks, che in condizioni normali soddisfa circa il 40 per cento del fabbisogno di energia elettrica del paese. È la prima volta nei suoi 44 anni di attività che viene spenta e, visto che la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, il governo ungherese ha raccomandato agli abitanti e alle aziende di limitare i consumi, e ha già preparato un piano di emergenza per razionare l’elettricità.
Anche la Romania è stata costretta a spegnere uno dei due reattori della centrale nucleare di Cernavoda, che di norma fornisce circa un quinto dell’elettricità al paese. Per far fluire più acqua nel Danubio, e alimentare i sistemi di raffreddamento dell’impianto, è stato inoltre adottato un rimedio estremo: un’esplosione programmata nel letto del fiume per smuovere un affioramento roccioso. Per la secca del Danubio rischiano di essere spenti anche i due reattori della centrale di Kozloduy, in Bulgaria, mentre per quella della Sava la Slovenia ha iniziato a ridurre la produzione nella sua centrale nucleare a Krško, vicino al confine con la Croazia.
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Po, Danubio e Sava sono solo alcuni dei fiumi europei che in queste settimane stanno attraversando un periodo di grande secca. Anche il Reno, che passa per la Svizzera, la Germania occidentale e i Paesi Bassi, dove sfocia nel mare del Nord, è ai livelli più bassi dal 1880, quando si è cominciato a misurarli. Per ora è un problema soprattutto per i trasporti fluviali: le navi cargo riescono ancora a navigare, ma devono trasportare meno merce, cosa che fa quindi aumentare traffico e costi. Il rischio comunque è quello di conseguenze molto gravi per l’economia tedesca, come accadde già durante la secca del 2018.
Un portavoce della Commissione europea ha detto che la situazione è complicata, ma che per il momento non c’è una minaccia immediata per la sicurezza o per la fornitura di energia elettrica in Europa, grazie alle esportazioni da parte di altri paesi europei. La Francia, che produce circa il 70 per cento del proprio fabbisogno di energia da centrali nucleari, e che sempre per la scarsità di acqua nei fiumi ha dovuto spegnere tre reattori e ridurre la produzione in altri tre, ne sta comunque esportando.
C’è però un altro fattore che a breve potrebbe complicare l’approvvigionamento di energia. È l’eclissi totale di Sole del 12 agosto, che interesserà buona parte della Spagna, sarà parzialmente visibile anche in Italia e rischia di ridurre la capacità di produzione di energia fotovoltaica in Europa per diverse ore: secondo il gestore francese RTE, complessivamente fino a 9,7 gigawatt, o l’equivalente per dare corrente a 10 milioni di case. Visto che altre fonti alternative sono già a rischio, venerdì è previsto un incontro tra i principali operatori energetici europei per capire come compensare questo calo simultaneo di produzione da parte di migliaia di impianti fotovoltaici.
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