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  • Sabato 20 giugno 2026

L’Iran dice che ha già richiuso lo stretto di Hormuz

Dopo i bombardamenti israeliani sul Libano di sabato mattina, che hanno destabilizzato il cessate il fuoco e i negoziati tra Iran e Stati Uniti

Lo stretto di Hormuz, il 17 giugno 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
Lo stretto di Hormuz, il 17 giugno 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
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Le forze di sicurezza iraniane hanno detto di aver richiuso lo stretto di Hormuz dopo i bombardamenti israeliani di sabato mattina sul Libano. Lo stretto era stato brevemente riaperto nei giorni scorsi, dopo il raggiungimento del vago memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe mettere fine alla guerra in Medio Oriente. Il traffico era lievemente aumentato da allora, ma non aveva mai raggiunto i livelli precedenti alla guerra.

Al momento non è chiaro come sia la situazione. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha sostenuto che «non ci siano prove» che lo stretto sia stato richiuso. Finora l’Iran però è sempre riuscito a mantenere il controllo sul passaggio attraverso i Guardiani della Rivoluzione, la sua forza armata più potente, i quali hanno ribadito che dal momento della chiusura la sicurezza delle navi che dovessero tentare di attraversarlo è a rischio.

Sabato mattina secondo il Comando interforze in Medio Oriente statunitense erano transitate dal passaggio 55 navi mercantili: prima della guerra ne transitavano tra le 100 e le 140 al giorno. La maggior parte degli armatori è incerta nel tentare la traversata proprio perché la situazione è molto volatile e cambia rapidamente, e il rischio di subire attacchi è concreto. A questo si aggiungono problematiche tecniche e organizzative, per cui era già chiaro che, anche in una situazione chiara e stabile, ci sarebbe voluto un po’ per far ripartire il traffico.

La decisione del regime iraniano di richiudere lo stretto è strettamente legata a quanto sta accadendo in Libano, perché la fine dei bombardamenti e il ritiro dell’esercito israeliano dal territorio libanese sono una condizione essenziale posta dall’Iran nelle trattative con gli Stati Uniti per la fine della guerra in Medio Oriente.

Il presidente statunitense Donald Trump e Benjamin Netanyahu a dicembre 2025 in Florida (AP Photo/Alex Brandon, File)

Tuttavia il governo israeliano, che è escluso dai negoziati con l’Iran nonostante abbia iniziato la guerra insieme agli Stati Uniti, ha sempre rifiutato sia di interrompere la propria campagna contro Hezbollah che di ritirarsi. Questo aveva generato molta irritazione in Trump, che invece ha fretta di raggiungere un accordo, per quanto poco favorevole agli Stati Uniti, che permetta al commercio globale di petrolio di ricominciare a fluire.

Per questo nelle ultime settimane ha aumentato la propria pressione sul governo di Benjamin Netanyahu affinché interrompesse gli attacchi. Anche inserendo il Libano nell’accordo con l’Iran lo aveva di fatto scaricato, mettendo in secondo piano gli obiettivi del governo israeliano, almeno per il momento.

In teoria in Libano un cessate il fuoco c’era già, ma era molto debole: è in vigore da aprile ma è stato negoziato da Israele col governo libanese, che non è coinvolto nella guerra, escludendo Hezbollah, che rifiutava le trattative. Era stato comunque ripetutamente violato da entrambe le parti, anche se i bombardamenti israeliani sono nettamente più estesi e distruttivi. Questo aveva portato l’Iran a rallentare i negoziati, cancellando incontri all’ultimo minuto.

Alla fine venerdì, dopo le pressioni degli Stati Uniti su Israele e dell’Iran su Hezbollah, era stato raggiunto un nuovo e inatteso cessate il fuoco: è diverso dal primo perché include Hezbollah, ma nella sostanza cambia poco. Infatti sabato gli scontri sono proseguiti (cosa prevedibile dato che l’esercito israeliano resta in territorio libanese) e Israele ha bombardato di nuovo, uccidendo 16 persone. Quest’ultimo sviluppo ha portato l’Iran a richiudere lo stretto di Hormuz.

In teoria domenica dovrebbe essere previsto in Svizzera il primo incontro tra Stati Uniti e Iran dopo settimane di stallo: è stato confermato dal Pakistan, il paese mediatore, ma non è chiaro se si terrà.

– Leggi anche: Il nuovo cessate il fuoco in Libano sta già traballando