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  • Sabato 20 giugno 2026

Il nuovo cessate il fuoco in Libano reggerà?

L'hanno raggiunto venerdì Israele e Hezbollah, ed è una novità, ma ha basi poco solide

Un attacco israeliano sulla città libanese di Nabatieh nel giorno in cui è entrato in vigore il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah, Libano, 19 giugno 2026 (Photo by Adri Salido/Getty Images)
Un attacco israeliano sulla città libanese di Nabatieh nel giorno in cui è entrato in vigore il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah, Libano, 19 giugno 2026 (Photo by Adri Salido/Getty Images)
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Il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah è una novità inattesa e soprattutto poggia su basi poco solide. È diverso nella forma da quello che era in vigore fino a questo momento, perché il precedente accordo era tra Israele e Libano ed escludeva Hezbollah, il gruppo sciita libanese con cui Israele è in guerra. Ma è simile nella sostanza perché è stato raggiunto su pressione esterna, quella degli Stati Uniti su Israele, e contro la volontà del governo israeliano. Non possiamo dire con certezza se reggerà, anzi per il momento sembra estremamente fragile.

L’accordo è stato raggiunto venerdì ed è entrato in vigore il giorno stesso, nel pomeriggio. Sempre venerdì si sarebbero dovuti tenere a Ginevra, in Svizzera, i primi negoziati tra Iran e Stati Uniti dopo la firma del vago memorandum d’intesa che dovrebbe mettere fine alla guerra in Medio Oriente. Sono però stati annullati all’ultimo momento.

Le cose sono collegate: secondo varie ricostruzioni i bombardamenti israeliani di venerdì mattina sul Libano, in cui sono state uccise 47 persone, avevano rischiato di far saltare le già fragili trattative tra Iran e Stati Uniti perché l’interruzione degli attacchi sul Libano e il ritiro dell’esercito israeliano sono una condizione iraniana per proseguire i negoziati, che è stata inserita anche nel memorandum.

Venerdì il Washington Post ha scritto che secondo fonti di intelligence statunitensi è probabile che Israele non interrompa i bombardamenti nonostante il nuovo accordo. Il governo israeliano sostiene che gli attacchi siano necessari a difendersi da Hezbollah, ma negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno fatto capire pubblicamente in modo sempre più netto di ritenere gli attacchi israeliani sproporzionati. A margine del G7 mercoledì Trump ha detto che Israele non può «abbattere un edificio [in Libano] ogni volta che ci entra qualcuno di Hezbollah».

– Leggi anche: Il testo dell’accordo con l’Iran è un disastro per Trump

Il governo israeliano per il momento non ha commentato, anche se dichiarazioni appena precedenti all’entrata in vigore del cessate il fuoco lasciano intendere la sua posizione. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir venerdì mattina aveva detto: «Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Il Libano deve bruciare!». Fonti diplomatiche e militari hanno confermato anche dopo l’accordo che l’esercito israeliano non intende ritirarsi dal sud del Libano, di cui occupa una striscia di terra di più di 10 chilometri oltre il confine, impedendo alla popolazione di rientrare.

Anche questa sarebbe una condizione iraniana inserita nel memorandum d’intesa con gli Stati Uniti, e al momento non sappiamo se la fine dei bombardamenti da sola (ammesso che regga) possa essere una premessa sufficiente per il regime iraniano per proseguire i negoziati. In ogni caso la presenza dell’esercito israeliano in Libano aumenta le possibilità di scontri con Hezbollah, i quali potrebbero rimanere isolati o essere su scala più ampia e rendere di fatto nullo il cessate il fuoco.

Per il momento nemmeno i capi di Hezbollah hanno commentato, ma il parlamentare libanese Ibrahim al Moussawi, che fa parte dell’organizzazione, ha detto alla televisione qatariota Al-Araby TV che il gruppo «lo rispetterà se Israele lo rispetterà». Finora Hezbollah aveva sempre rifiutato i negoziati con Israele e rinnegato il cessate il fuoco che era stato raggiunto ad aprile tra Israele e governo libanese. Così come gli Stati Uniti hanno fatto pressione su Israele, è possibile che l’Iran abbia esercitato la sua influenza sulla milizia, che finanzia e arma, per spingerla ad accettare l’accordo.

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