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  • Lunedì 3 agosto 2026

In Russia temono una nuova mobilitazione

Putin potrebbe ordinarla dopo le elezioni di settembre, mentre l'esercito sta già usando ricatti e metodi coercitivi per trovare nuovi soldati

Vladimir Putin durante una cerimonia per i caduti nella Seconda guerra mondiale, il 22 giugno a Mosca
Vladimir Putin durante una cerimonia per i caduti nella Seconda guerra mondiale, il 22 giugno a Mosca (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
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Sempre più analisti militari ed esperti di Russia sostengono che il presidente Vladimir Putin si stia preparando a ordinare una nuova mobilitazione dopo le elezioni legislative del 18-20 settembre. Farlo prima sarebbe problematico in termini di consenso, dato che l’impopolarità della guerra in Ucraina sta già danneggiando il partito di Putin, Russia Unita (in Russia le elezioni non sono libere e la vittoria del regime non è in discussione, ma il voto è ancora in parte un indicatore dell’andamento dell’opinione pubblica).

Una mobilitazione è un arruolamento di massa di soldati da mandare al fronte: quella di settembre sarebbe la seconda dall’inizio della guerra, nel febbraio del 2022. Le voci che la raccontano come ormai inevitabile sono un segnale delle attuali difficoltà delle forze russe in Ucraina e del fatto che gli altri metodi per trovare soldati con cui sostituire quelli uccisi o feriti non stanno funzionando.

A luglio sul motore di ricerca russo Yandex (simile a Google) sono pressoché raddoppiate le ricerche su come ottenere un’esenzione dal servizio militare, e solo la ricerca “ci sarà una mobilitazione?” è stata fatta più di 200mila volte. Anche le associazioni come Get Lost, che dall’estero aiutano i russi a espatriare, hanno raccontato ai media che stanno ricevendo centinaia di messaggi ogni giorno.

Il regime russo sostiene che in Ucraina siano dispiegati 700mila soldati. In quattro anni di guerra ne sono stati uccisi almeno 450mila e ne sono stati feriti almeno 1,4 milioni, secondo le stime più recenti (che non sono pubbliche ma ricostruite dai servizi segreti occidentali e dai media indipendenti). Per mantenere quei livelli, con alti tassi di perdite, l’esercito ha bisogno di un flusso costante di reclute. Nel 2026 però gli arruolamenti si sono ridotti di un terzo rispetto al 2025. «Il vantaggio soverchiante della Russia in termini di uomini sta iniziando a svanire», scriveva già a giugno CNN.

Un cartellone propagandistico del ministero della Difesa e, dietro, un distributore chiuso per la carenza di carburante causata dagli attacchi ucraini, a Mosca il 27 giugno

Un cartellone propagandistico del ministero della Difesa e, dietro, un distributore chiuso per la carenza di carburante causata dagli attacchi ucraini, a Mosca il 27 giugno (Contributor/Getty Images)

La mobilitazione del 2022, che Putin definì «parziale» per sminuirne le conseguenze sulla società, portò circa 300mila soldati. In seguito la Russia ha avuto essenzialmente due modi per ingrossare le file dell’esercito: introdurre enormi incentivi economici per arruolarsi, oppure costringere le persone che può ricattare in qualche modo. Visto che il primo metodo con le buone non sta funzionando, il regime si è orientato sul secondo, quello con le cattive.

Anche gli incentivi economici possono essere visti come una forma di ricatto verso chi ha bisogno di soldi, in un momento in cui tra l’altro l’economia russa sta rallentando. Gli stipendi dei soldati sono molto alti per la media russa: arrivano all’equivalente di 60mila euro all’anno, quattro volte quelli medi, e includono bonus che possono rendere ricca una famiglia nelle regioni più povere. I soldi però non bastano a convincere la maggioranza dei russi, per via della lunga e documentata storia di abusi e vessazioni nell’esercito e per la nota noncuranza dei comandanti alle perdite.

Un bacino a cui l’esercito storicamente ha attinto per trovare nuovi soldati sono state le carceri. Dapprima sotto la guida della milizia privata Wagner e poi direttamente del ministero della Difesa, decine di migliaia di detenuti hanno accettato di commutare la pena nel servizio militare. Questo bacino però è ormai svuotato: la popolazione carceraria si è quasi dimezzata in cinque anni, a 180mila persone, per effetto del reclutamento. Nel frattempo, fuori, centinaia di migliaia di russi in età di leva sono scappati all’estero proprio per scampare alla mobilitazione del 2022.

Ci sono testimonianze di casi, per ora limitati alle città più piccole, di persone costrette ad arruolarsi con la forza dopo essere state minacciate o picchiate dai servizi di sicurezza. Avvocati e attivisti hanno raccontato che la polizia formula accuse artefatte, e che spesso nei commissariati si trovano ufficiali dell’esercito. In varie regioni ci sono campagne pubblicitarie molto visibili che invitano le persone a “portare un amico” al centro di reclutamento in cambio di 100mila rubli (più di mille euro).

Vladimir Putin fa l'occhiolino a un ufficiale russo mentre gli stringe la mano durante una cerimonia al Cremlino, il 26 luglio

Vladimir Putin fa l’occhiolino a un ufficiale russo mentre gli stringe la mano durante una cerimonia al Cremlino, il 26 luglio (Vyacheslav Prokofyev, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

Inoltre il regime vorrebbe spingere ad arruolarsi più studenti universitari, che in tutto sono più di due milioni. Secondo le ricostruzioni dei media, il ministero dell’Istruzione ha comunicato ai rettori dei principali atenei un obiettivo del 2 per cento dei loro iscritti. Vengono proposti contratti militari a chi fallisce gli esami o il test d’ingresso, rispettivamente come alternativa all’espulsione o come garanzia di avere un posto nell’università desiderata una volta rientrati.

La propaganda statale pubblicizza molto la mansione di operatore di droni e la durata annuale dei contratti, per sostenere che gli studenti non finiranno al fronte. È falso: una volta firmato il contratto, una recluta ha pochissimo controllo sul suo destino. Il ministero della Difesa stabilisce i compiti e l’eventuale dispiegamento. Tra l’altro, i contratti lasciano molto margine allo stato per estensioni unilaterali, che impediscono ai soldati di lasciare il servizio. Il termine di un anno quindi è meramente teorico.

Recentemente anche i media russi hanno cambiato tono e i principali propagandisti, compreso il conduttore Vladimir Solovyev di cui si era parlato per i suoi pesanti insulti a Giorgia Meloni, stanno facendo dichiarazioni elusive sulla possibilità di una mobilitazione. Danno rassicurazioni, sostengono che ora come ora non sia necessaria, ma senza arrivare a negare che ce ne sarà una. Era successo lo stesso poco prima dell’annuncio della mobilitazione del 2022.

Sui canali Telegram dei blogger militari filoputiniani sta iniziando a circolare questa teoria: vi conviene arruolarvi adesso finché potete farlo alle “vostre condizioni”, cioè coi trattamenti economici generosi dei contratti, invece che aspettare la mobilitazione e doverlo fare lo stesso, ma a condizioni ancora peggiori.

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