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  • Giovedì 18 giugno 2026

Le elezioni nella periferia di Manchester che potrebbero cambiare la politica britannica

Tra i candidati c'è il Laburista Andy Burnham, indicato da tempo come possibile successore del primo ministro Keir Starmer

Cartelloni elettorali nel comune di Ashton-in-Makerfield, nel collegio dove Andy Burnham è candidato alle elezioni suppletive, 9 giugno 2026 (AP Photo/Jon Super)
Cartelloni elettorali nel comune di Ashton-in-Makerfield, nel collegio dove Andy Burnham è candidato alle elezioni suppletive, 9 giugno 2026 (AP Photo/Jon Super)
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Oggi, giovedì 18 giugno, in un piccolo collegio elettorale vicino a Manchester – a Makerfield, in Inghilterra – si vota per delle elezioni suppletive che potrebbero avere un enorme impatto sulla politica nazionale britannica. Il motivo è che uno dei candidati è Andy Burnham, politico Laburista e indicato come possibile successore del primo ministro britannico Keir Starmer, anch’egli Laburista, in crisi da tempo e attaccato anche all’interno del suo stesso partito.

Finora Burnham non ha potuto sfidare direttamente la leadership di Starmer perché non è parlamentare: con le elezioni di oggi le cose potrebbero cambiare (essere parlamentari è un requisito stabilito dalle regole del partito per candidarsi a leader).

Della crisi dei Laburisti e della possibilità che Starmer venga sostituito si parla da diversi mesi. Starmer è il primo ministro più impopolare della storia britannica: secondo l’istituto di sondaggi YouGov, attualmente l’operato del suo governo è giudicato negativamente dal 74 per cento dell’elettorato.

Al contrario Burnham, che è il sindaco dell’area metropolitana di Manchester, è il politico Laburista più popolare. Essendo originario del collegio in cui è candidato, ci si aspetta che vinca le suppletive: i sondaggi lo danno come favorito, anche se la sua candidatura al parlamento gli ha fatto perdere qualche punto di consenso su scala nazionale.

Starmer ha già detto che se Burnham dovesse vincere gli offrirebbe un incarico nel suo governo, e che se si arrivasse a un’elezione interna per sostituirlo si ricandiderebbe. Un’alternativa possibile è che i Laburisti riescano a convincere Starmer a dimettersi volontariamente concedendogli di farlo con i suoi tempi e di gestire la sua successione.

Andy Burnham durante la campagna elettorale, 22 maggio 2026 (AP Photo/Ian Hodgson)

Secondo un pezzo del partito sostituire Starmer sarebbe il modo più efficace per uscire dalla crisi in cui sono finiti i Laburisti, ed evitare la vittoria alle prossime elezioni dei partiti populisti di destra, che stanno consolidando consensi un po’ ovunque.

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Da quando venne eletto, nel 2024, Starmer è stato travolto da più di uno scandalo. Quello con l’impatto maggiore è stato il coinvolgimento negli Epstein files di Peter Mandelson, un influente politico Laburista che Starmer nominò personalmente ambasciatore negli Stati Uniti nonostante le indicazioni contrarie dei servizi di sicurezza. Gli Epstein files sono i milioni di documenti secretati e resi pubblici gradualmente nell’ultimo anno sul caso di Jeffrey Epstein, il consulente finanziario statunitense condannato per aver sfruttato sessualmente decine di ragazze, anche minorenni.

Dalla loro pubblicazione sono emersi i contatti che Epstein aveva con politici e persone facoltose in tutto il mondo. In alcuni di questi paesi, e nel Regno Unito in particolare, hanno generato scandali politici e portato a indagini nazionali.

Nel caso di Mandelson i suoi contatti con Epstein erano già noti prima della pubblicazione dei documenti ed è per questo che i servizi sconsigliarono la sua nomina. Hanno però acquisito rilevanza penale quando a febbraio Mandelson è stato indagato per aver condiviso con Epstein informazioni governative riservate quando era ministro, tra il 2008 e il 2010 (durante il governo Laburista di Gordon Brown).

Keir Starmer al G7, 17 giugno 2026 (Isabel Infantes/Pool Photo via AP)

L’indagine su Mandelson ha avuto un impatto enorme su Starmer: a febbraio diversi membri del suo governo si sono dimessi, tra i Laburisti sono aumentate le pressioni per spingerlo alle dimissioni ed è sembrato che il suo governo dovesse cadere da un momento all’altro. Alla fine non è successo.

Agli scandali si aggiungono delle critiche politiche più puntuali. Per esempio il fatto che molte delle scelte del suo governo in politica interna sono state giudicate dai suoi stessi elettori poco progressiste per un governo Laburista, il primo dopo 14 anni di governi Conservatori. Ad esempio sul tema dei migranti, su cui Starmer ha adottato posizioni simili a quelle dei partiti di destra.

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Negli ultimi mesi diverse elezioni locali hanno confermato la disastrosa perdita di consenso dei Laburisti, ma Starmer si è sempre rifiutato di dimettersi. Finora i Laburisti hanno evitato una mozione di sfiducia interna, principalmente perché in parlamento non c’era una persona considerata davvero adatta a sostituire Starmer. È qui che è entrato in gioco Andy Burnham.

Non è la prima volta che Burnham prova a diventare leader del Laburisti. Si era già candidato alle primarie del partito nel 2010 e nel 2015, ma aveva perso. Poi nel 2017 era andato a fare il sindaco di Manchester ed era stato rieletto nel 2021. È tornato a guardare alla politica nazionale alcuni mesi fa, in piena crisi del governo Starmer.

A febbraio aveva individuato un seggio a cui ricandidarsi in Parlamento ma il comitato direttivo del partito glielo aveva impedito. Le pressioni erano arrivate dallo stesso Starmer, che nonostante sostenesse di avere buoni rapporti con Burnham aveva intuito l’obiettivo di Burnham (a quelle elezioni i Laburisti avevano infine perso). A metà maggio il deputato Josh Simons, che lavora a stretto contatto con Burnham da 15 anni ed è considerato un suo stretto alleato, si era dimesso per permettere la sua candidatura.

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