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  • Mercoledì 17 giugno 2026

Al G7 i leader europei cercano di tenersi buono Trump

Dopo mesi di screzi si stanno mostrando più disponibili a dialogare, tra sorrisi e battute

Da sinistra a destra il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa (Christian Hartmann/Pool Photo via AP)
Da sinistra a destra il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa (Christian Hartmann/Pool Photo via AP)
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Martedì al G7 in Francia il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha regalato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump una maglia della Nazionale di calcio della Germania per i suoi 80 anni, che ha compiuto la scorsa settimana. Tra i due sono seguiti sorrisi e battute, cosa inaspettata visti i grossi dissidi che avevano avuto negli ultimi mesi per via della guerra degli Stati Uniti in Medio Oriente. Anche gli altri leader europei presenti al G7 si sono mostrati molto più collaborativi con Trump, dando segnali di distensione dopo mesi di scontri.

Il principale cambiamento è stato l’accordo tra Stati Uniti e Iran per concludere la guerra (che è in realtà assai vago, e di fatto non risolutivo). Per i leader europei, che avevano criticato le operazioni militari statunitensi e ne erano rimasti fuori, è stato il punto di partenza per riprendere a dialogare con Trump: innanzitutto dei rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea, messi in crisi dai dazi imposti da Trump, dalle sue continue minacce e dagli atteggiamenti ostili; e poi del sostegno all’Ucraina contro la Russia, per cui l’appoggio degli Stati Uniti è fondamentale. La strategia dei leader europei è chiara: ora che le cose in Medio Oriente sembrano essersi calmate, serve tenersi buono Trump e provare a ricostruire i rapporti con gli Stati Uniti.

Il G7 è iniziato il 15 giugno a Évian-les-Bains, in Francia, e si conclude oggi, 17 giugno. Riunisce sette delle democrazie più influenti al mondo, cioè Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Regno Unito, Germania e Giappone, ma partecipano anche leader di altri paesi.

C’è stato un breve scambio amichevole anche tra Trump e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. I due avevano buoni rapporti, ma ad aprile avevano avuto un grosso e inaspettato scontro: Meloni aveva definito «inaccettabili» alcune critiche fatte da Trump a papa Leone XIV, e Trump aveva detto in un’intervista al Corriere della Sera di essere «scioccato» da Meloni per la sua ritrosia nel partecipare alle iniziative statunitensi per provare a riaprire lo stretto di Hormuz.

A margine della riunione di martedì al G7, le telecamere hanno ripreso Trump mentre parlava con Merz e Meloni. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, si avvicina e chiede loro: «Siete tornati amici?», e Meloni risponde: «Lo siamo sempre stati». A quel punto Trump le dice «Sono stato abbandonato», e Meloni risponde «Non è vero», ridendo, ma in evidente disagio.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha cambiato i toni rivolti a Trump rispetto a poche settimane fa. Insieme a Merz era stato tra i più critici della guerra in Iran, ma già in precedenza tra i due c’erano stati diversi scontri: a gennaio per esempio Macron aveva definito Trump «un bullo» per via dei nuovi dazi che aveva minacciato di imporre all’Unione Europea se questa avesse ostacolato il suo tentativo di prendere il controllo della Groenlandia.

Al G7 si è mostrato decisamente più accomodante, e per mercoledì sera ha anche organizzato un grande ricevimento nella reggia di Versailles per festeggiare il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, che sarà il prossimo 4 luglio. Macron sta cercando più di tutti di fare pressioni sugli Stati Uniti perché aumentino il proprio impegno nel sostegno all’Ucraina, una questione su cui però Trump continua a essere parecchio cauto. Parlando ai giornalisti, martedì ha ribadito che gli Stati Uniti non hanno intenzione di impegnarsi di più rispetto a quello che già stanno facendo: «Non abbiamo niente a che fare con loro, vendiamo loro solo armi», ha detto.