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  • Sabato 1 agosto 2026

Cos’è Hamas oggi

Il gruppo è diviso e molto indebolito ma ha ancora miliziani, armi e controllo su parte della Striscia di Gaza: l'annuncio del possibile disarmo è molto incerto

Il funerale di Izz al Din alHaddad, il capo delle Brigate Qassam di Hamas, a Gaza il 16 maggio 2026 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Il funerale di Izz al Din alHaddad, il capo delle Brigate Qassam di Hamas, a Gaza il 16 maggio 2026 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
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L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di un accordo per il disarmo di Hamas è stato sorprendente. La sua effettiva concretizzazione però è tutta da vedere: il gruppo politico e militare palestinese ha già specificato una serie di condizioni di difficile realizzazione nel breve termine, fra cui il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza. Anche Israele è al momento scettico e lo stesso Trump, dopo i primi entusiasmi di venerdì, ha già ridotto le aspettative.

Hamas governa la Striscia ininterrottamente dal 2007, e in quasi vent’anni è stato tutto a Gaza: forza militare, strumento di controllo e repressione con polizia ed esercito, ma anche datore di lavoro e fornitore di servizi essenziali come acqua ed elettricità. La leadership del gruppo però è stata decimata negli oltre due anni di guerra nella Striscia, il suo sostegno fra la popolazione è molto ridotto, ed è difficile capire quanto ancora sia in grado di controllare il territorio e quali siano le sue capacità militari. Hamas non è stato «distrutto» da Israele, come il primo ministro Benjamin Netanyahu si proponeva di fare all’inizio della guerra, ma sicuramente sta passando una fase complicata.

Il nuovo capo di Hamas Khalil al Hayya in una foto del 2018 durante le preghiere per il Ramadan (AP Photo/Adel Hana)

Una decina di giorni fa il gruppo ha eletto un nuovo leader: è Khalil al Hayya, 65enne che fa parte del gruppo dalla sua fondazione, nel 1987. Era stato il vice di Yahya Sinwar, il leader di Hamas nella Striscia di Gaza ucciso da Israele nel 2024, e aveva contribuito a organizzare gli attacchi contro Israele del 7 ottobre 2023. Ha poi fatto parte del consiglio ristretto che ha guidato il gruppo dopo l’uccisione di Sinwar, partecipando ai negoziati per il cessate il fuoco.

Al Hayya era uscito dalla Striscia di Gaza prima dell’inizio della guerra e in questi anni ha vissuto fra Qatar ed Egitto: Israele ha cercato di ucciderlo più volte, l’ultima nel settembre del 2025 quando bombardò il luogo in cui era in corso una riunione di Hamas a Doha, la capitale del Qatar. Al Hayya è sempre sopravvissuto, ma quattro dei suoi figli sono stati uccisi da Israele dal 2008 a oggi.

L’elezione ha confermato le profonde divisioni interne al gruppo. Al Hayya era considerato il candidato della parte più radicale e filoiraniana, ma anche espressione di quella “cresciuta a Gaza”, in contrapposizione a Khaled Meshaal, che invece ha sempre vissuto in Qatar ed è considerato più politico, con legami diplomatici con Turchia e Qatar. L’elezione si è svolta nel Consiglio della Shura generale di Hamas, che funziona come un parlamento interno del gruppo, e si è conclusa con un solo voto di scarto, 36 a 35.

Fra i due si riteneva che fosse Meshaal quello che avrebbe potuto guidare Hamas verso il disarmo: le trattative e gli annunci degli ultimi giorni potrebbero essere un segno della volontà di ritrovare unità nel gruppo.

Khalil al Hayya con la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, l’8 febbraio 2025 (Office of the Iranian Supreme Leader via AP)

Da settimane Hamas tratta con mediatori egiziani, qatarioti e turchi per cercare di superare lo stallo che fin qui ha bloccato ogni avanzamento negli accordi per il cessate il fuoco. Se confermato, l’accordo per il disarmo sarebbe una seconda concessione da parte di Hamas. A inizio luglio il gruppo aveva annunciato lo scioglimento dell’organismo attraverso cui governava la Striscia di Gaza da quasi vent’anni: i suoi poteri dovrebbero passare a un Comitato tecnico, creato dal Consiglio di pace, l’organismo voluto da Trump per gestire il processo di pace e la ricostruzione nella Striscia di Gaza.

Dovrebbero essere i primi passi verso la cosiddetta “fase due” dell’accordo per il cessate il fuoco, che dovrebbe portare fra le altre cose a modalità di autogoverno palestinese nella Striscia e all’inizio della ricostruzione. Nessuna di queste due cose è davvero stata avviata.

Al momento Hamas continua a governare la parte della Striscia di Gaza non occupata dall’esercito israeliano. Lo fa con la forza e con la violenza: nelle prime settimane dopo il cessate il fuoco i suoi miliziani sono tornati a controllare le strade, anche eliminando i propri rivali interni. Secondo varie fonti le esecuzioni sarebbero continuate nei mesi successivi, anche se in modo meno plateale: non per strada, ma all’interno di strutture del gruppo, senza renderle pubbliche.

Il gruppo però non ha recuperato il controllo sociale sulla popolazione che si era costruito come distributore di servizi, di assistenza e di sussidi in quasi vent’anni al potere. Dieci mesi dopo la fine dei bombardamenti più intensi, la vita nella Striscia è rimasta pressoché la stessa: la popolazione continua a dipendere da cibo e beni di prima necessità provenienti dagli aiuti internazionali, e spesso a vivere nelle tende per sfollati.

Miliziani di Hamas e del Jihad Islamico a Gaza il 20 marzo 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Le stime sulla forza militare residua di Hamas provengono tutte dall’esercito e dai servizi d’intelligence israeliani e non possono quindi essere considerate totalmente attendibili. Indicano la presenza di circa 20-25mila miliziani attivi nella Striscia: erano 35mila prima della guerra, Israele sostiene di averne uccisi circa 20mila, ma altri sarebbero stati reclutati in questi anni, seppur con una formazione militare minore. I corpi di élite, quelli delle forze Nukhba, avevano 5.000 combattenti e ora ne avrebbero 2.500.

I rapporti israeliani dicono anche che Hamas possiede ancora centinaia di razzi, perlopiù a corto raggio (ma anche alcuni in grado di colpire in profondità il territorio israeliano), e migliaia di armi. L’esercito stima di aver distrutto non più del 25 per cento dei tunnel scavati dal gruppo nella Striscia di Gaza, ma buona parte di quelli usati per attacchi militari: quelli che restano sono i tunnel di collegamento usati dai miliziani per gli spostamenti all’interno della Striscia.

Al momento inoltre non è chiaro quanto l’Iran possa continuare a sostenere Hamas, suo alleato, dopo essere stato a sua volta indebolito dalla guerra in Medio Oriente. Secondo il sito Axios, che cita fonti dell’amministrazione statunitense, una delegazione del gruppo palestinese ha incontrato alcuni leader dei Guardiani della Rivoluzione durante i funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei (i Guardiani sono il corpo militare più potente dell’Iran, e quello che davvero comanda). L’Iran avrebbe fatto pressioni perché Hamas non accettasse l’accordo per il disarmo, senza successo.