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  • Venerdì 31 luglio 2026

Qualcosa si muove sulla riunificazione irlandese, almeno a parole

Sembrano andare d’accordo due dei partiti più distanti, Sinn Féin e Fine Gael, e c’entrano anche ragioni di convenienza politica

Un murales a favore della riunificazione, in cui si vede anche il logo del gruppo rap Kneecap, fotografato a Belfast in Irlanda del Nord nel maggio 2025
Un murale a favore della riunificazione, in cui si vede anche il logo del gruppo rap Kneecap, fotografato a Belfast in Irlanda del Nord nel maggio 2025 (Charles McQuillan/Getty Images)
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Si sta muovendo qualcosa nel dibattito politico irlandese sulla questione della riunificazione, solitamente sonnacchioso. Si intende la riunificazione tra la repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, che è parte del Regno Unito: ossia l’unificazione dell’intera isola in un solo stato, com’era stato fino al 1922.

A parole, tutti i principali partiti irlandesi sono favorevoli alla riunificazione, perché è un tema fondante della repubblica e, almeno in quanto ideale teorico, gode di un sostegno trasversale tra la popolazione. Propugnarla è un po’ un atto dovuto, ma i partiti lo fanno con sfumature diverse. Ultima premessa: anche se la riunificazione non è mai stata una vera priorità per partiti ed elettori, gli sviluppi politici e sociali degli ultimi anni l’hanno resa uno scenario più plausibile e meno remoto nel futuro.

Il 7 luglio Sinn Féin è riuscito a far votare alla Camera una proposta di legge sulla riunificazione e, anche se alla fine non è stata approvata, è stata un’operazione politica scaltra. Sinn Féin è il più forte partito dell’opposizione: nazionalista e di sinistra, nel 2020 era stato per la prima volta il più votato alle elezioni (senza ottenere la maggioranza per governare) ma da allora è in crisi. La proposta di legge avrebbe dato al governo 18 mesi di tempo per pubblicare un documento preparatorio su come gestire la riunificazione, da sottoporre poi a un’assemblea di cittadini.

La leader di Sinn Féin, Mary Lou McDonald, ha detto che non doveva essere solo una battaglia del suo partito e che su un tema così sentito non dovrebbero esserci divisioni politiche. Nel dibattito in parlamento ha elogiato (cosa inusuale) i colleghi dei partiti centristi al governo: Fianna Fáil e Fine Gael. Ha lusingato i primi chiamandoli «repubblicani»: in teoria anche Sinn Féin è repubblicano, ma così ha riconosciuto una nomea a cui i militanti di Fianna Fáil tengono molto. McDonald stessa aveva iniziato la carriera in Fianna Fáil, e se n’era andata accusando il partito di essere troppo blando sulla riunificazione.

Mary Lou McDonald duranta la convention annuale di Sinn Féin, a Belfast ad aprile 2026

Mary Lou McDonald durante la convention annuale di Sinn Féin a Belfast, aprile 2026 (Charles McQuillan/Getty Images)

Qui è utile una breve parentesi storica.

I tre partiti, alla lontana, sono imparentati. Discendono dallo Sinn Féin originale, che tra il 1919 e il 1921 combatté la guerra d’indipendenza. Vinta quella, il partito si divise tra un fronte favorevole al trattato di pace con il Regno Unito (da cui proviene Fine Gael) e uno contrario (repubblicano, di Sinn Féin). Seguì un anno di guerra civile e la spuntarono i favorevoli, poi nel 1926 ci fu una scissione nello Sinn Féin da cui nacque Fianna Fáil. Dagli anni Trenta Fianna Fáil e Fine Gael hanno guidato a turno tutti i governi, dal 2020 in coalizione. Hanno sempre escluso Sinn Féin per i suoi legami storici con l’IRA, il gruppo armato che si batteva contro la permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito.

Proprio per le loro comuni radici repubblicane, la retorica di McDonald ha avuto una certa presa sui parlamentari di Fianna Fáil. Vari hanno chiesto libertà di voto, mettendo in difficoltà il leader e primo ministro Micheál Martin, che si era affrettato a bollare come «non seria» la proposta di Sinn Féin. Anche se alla fine i parlamentari del governo hanno rispettato le direttive, McDonald ha seminato zizzania nella coalizione.

I partiti al governo ci avevano già messo del loro, sempre per la riunificazione. A metà giugno il leader di Fine Gael, l’ex primo ministro Simon Harris, ha detto che in autunno il partito presenterà un proprio studio sulle possibili conseguenze della riunificazione: un’iniziativa non così distante da quella portata poco dopo da Sinn Féin in parlamento. L’annuncio ha indispettito gli alleati di Fianna Fáil, che considerano la riunificazione il loro tema e quello di Harris un tentativo di sottrarre loro voti. McDonald non si è fatta sfuggire l’occasione: ha lodato Harris, esortandolo a dare il buon esempio a Martin.

– Leggi anche: L’Irlanda è più vicina alla riunificazione?

Così si sono ribaltati i ruoli. Come detto, Fianna Fáil ha posizioni più vicine a quelle di Sinn Féin, mentre Fine Gael non solo è sempre stato più tiepido sulla riunificazione, ma è più a destra di Fianna Fáil (una sua componente negli anni Trenta ammirava il fascismo italiano). In passato McDonald non aveva fatto distinzioni tra Martin e Harris, chiamandoli «Tweedledum e Tweedledee» come i goffi gemelli di una filastrocca per bambini.

Ora ovviamente McDonald fa i suoi interessi quando sostiene che Harris sia più credibile di Martin sulla riunificazione: punta a screditare Fianna Fáil, sapendo che in ogni caso gli elettori di Fine Gael difficilmente la voterebbero.

Il primo ministro irlandese Micheál Martin durante una riunione a Bruxelles, il 19 giugno 2026

Il primo ministro irlandese Micheál Martin durante una riunione a Bruxelles, il 19 giugno 2026 (Pier Marco Tacca/Getty Images)

Specularmente Harris ha le sue ragioni per spendersi in un dibattito che non gli è mai stato particolarmente a cuore. Al momento è vice primo ministro, ma l’anno prossimo prenderà il posto di Martin alla guida del governo, in virtù del loro accordo di coalizione.

Il cronista politico dell’Irish Times Jack Horgan-Jones dice che il dibattito è stato reso più urgente dai cambiamenti demografici in Irlanda del Nord, dove dal 2022 i cattolici (in genere favorevoli alla riunificazione) sono diventati più numerosi dei protestanti (in genere contrari). Peraltro dal 2024 Sinn Féin esprime, per la prima volta, la prima ministra dell’Irlanda del Nord. Tutto questo ha reso più probabile che nei prossimi 10-15 anni si possa fare un referendum sulla riunificazione in Irlanda e Irlanda del Nord.

I partiti e l’apparato statale stanno iniziando a raccapezzarsi con questa prospettiva. «Penso che [lo studio] sia il tentativo di Fine Gael di iniziare questo lavoro, e di segnalare che non stanno restando indietro agli elettori più entusiasti della riunificazione, dentro e fuori dalla loro base elettorale. Devono avere una risposta alla domanda su quale sia la loro politica sulla riunificazione irlandese», conclude Horgan-Jones. Detto questo, ogni partito ha in testa una velocità diversa quando pensa alla riunificazione: Sinn Féin vorrebbe accelerare, Fine Gael non ha nessuna fretta, e Fianna Fáil sta un po’ nel mezzo.