Mary Lou McDonald (AP Photo/Peter Morrison)

Il partito più votato in Irlanda è stato il Sinn Féin

Cioè i nazionalisti di sinistra, che hanno ottenuto un risultato storico ma forse non sufficiente per governare

Mary Lou McDonald (AP Photo/Peter Morrison)

In Irlanda il partito che ha ottenuto più prime preferenze alle elezioni di sabato, convocate per rinnovare il parlamento nazionale, è stato il Sinn Féin, forza nazionalistica di sinistra che i suoi avversari continuano ad associare all’IRA, organizzazione militare che lottava contro la permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito. La vittoria del Sinn Féin era stata annunciata dai sondaggi pre-elettorali, ma è stata comunque la principale sorpresa del voto di sabato: rispetto alle ultime elezioni, tenute nel 2016, il Sinn Féin ha infatti preso il 10 per cento in più dei voti.

Il Sinn Féin ha ottenuto il 24,5 per cento di prime preferenze, arrivando davanti ai due partiti conservatori che dagli anni Trenta ad oggi hanno governato in Irlanda, alternandosi: il Fianna Fáil oggi guidato da Micheál Martin, che ha ottenuto il 22,2 per cento di prime preferenze, e il Fine Gael del primo ministro uscente Leo Varadkar, che ne ha ottenute il 20,9.

È ancora presto per dire chi dei tre principali partiti irlandesi avrà più possibilità di formare un nuovo governo. In Irlanda c’è infatti il sistema del voto singolo trasferibile, cioè una formula proporzionale a voto di preferenza che permette all’elettore di assegnare più di una preferenza numerando i candidati sulla scheda: nonostante siano stati diffusi i risultati delle prime preferenze di tutte le circoscrizioni, non è ancora stato completato il processo di assegnazione di tutti i seggi, che potrebbe completarsi oggi o domani.

Secondo diverse stime, tra cui quella del Times, è probabile che il Sinn Féin diventi il terzo partito per numero di seggi, a causa soprattutto del ridotto numero di candidati (42) che aveva presentato nelle liste elettorali, circa la metà dei candidati presentati dal Fianna Fáil e dal Fine Gael.

Per il Sinn Féin e la sua leader, Mary Lou McDonald, potrebbe essere complicato trovare sostegno per formare un nuovo governo anche per un altro motivo: l’ostilità verso il partito mostrata dal Fianna Fáil e dal Fine Gael, che in campagna elettorale avevano escluso la possibilità di coalizzarsi con loro. Domenica sera, il primo ministro uscente Varadkar ha confermato la posizione del Fine Gael, dicendo: «Per noi la coalizione con il Sinn Féin non è una possibilità, ma siamo disposti a parlare con altri partiti». Il leader del Fianna Fáil, Micheál Martin, è sembrato invece più possibilista, parlando della necessità dell’Irlanda di avere un governo a tutti i costi, per evitare l’eventualità di tornare a nuove elezioni.

Secondo diversi giornali, la vittoria del Sinn Féin è stata dovuta per lo più al desiderio di molti irlandesi, in particolari molti giovani, di opporsi al sistema bipartitico che condizionava ormai da quasi un secolo la politica irlandese. Tra l’elettorato più giovane è pesato di meno il passato del partito, legato alle azioni violente dell’IRA, e sono contate di più le proposte del Sinn Féin su diverse questioni percepite come problemi gravi da buona parte della società, tra cui l’aumento del prezzo degli affitti e le lunghe liste d’attesa agli ospedali.

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