L’ultima tappa dei lunghissimi funerali di Ali Khamenei
È in corso in Iran a Mashhad, dove è nato e dove sarà sepolto, celebrato da milioni di persone
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(REUTERS/Alkis Konstantinidis)
Si concludono giovedì sera a Mashhad, in Iran, le cerimonie per i funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio, primo giorno di guerra, in un attacco israeliano. Mashhad è la città dove Khamenei è nato, e sarà sepolto nel Santuario dell’Imam Reza, un complesso di edifici religiosi che è il luogo di culto più venerato dell’islam sciita.
Le cerimonie durano da sei giorni, e hanno coinvolto in Iran la capitale Teheran e Qom, un altro importante centro religioso, e in Iraq Najaf e Karbala. Durante tutte le tappe milioni di persone hanno presenziato a processioni e preghiere, e le celebrazioni sono state usate dal regime iraniano per fini propagandistici e per mostrare unità.
Secondo il governatore di Mashhad Hassan Hosseini al funerale partecipano «quindici milioni di persone»: benché il numero non sia verificabile e sia probabilmente esagerato per motivi di propaganda, la cerimonia è comunque imponente. Le celebrazioni dell’ultimo giorno dovevano cominciare nella mattina iraniana, ma sono state posticipate di otto ore, ufficialmente perché la grande partecipazione in Iraq aveva causato ritardi.
Khamenei sarà seppellito insieme a sua nipote, una bambina, a suo genero, a sua figlia e alla moglie del figlio Mojtaba Khamenei, Zahra Haddad Adel, tutti uccisi negli attacchi del 28 febbraio. In questi giorni di cerimonie il figlio e nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei non è mai stato presente: non è mai apparso in pubblico dopo gli attacchi. Secondo varie fonti di intelligence internazionali sarebbe rimasto gravemente ferito nello stesso attacco. La preghiera al funerale verrà guidata da Hossein Noori Hamedani, un religioso di 101 anni, noto esponente della parte più conservatrice del clero iraniano.















