Stati Uniti e Iran hanno infine firmato l’accordo
Quello che dovrebbe mettere fine alla guerra, che è estremamente favorevole all’Iran e che di fatto prevede ulteriori negoziati nei prossimi 60 giorni

Nella notte tra mercoledì e giovedì i presidenti di Stati Uniti e Iran hanno infine firmato l’accordo fatto domenica per provare a mettere fine alla guerra in corso in Medio Oriente. Il presidente statunitense Donald Trump l’ha firmato in diretta durante una cena di lavoro alla reggia di Versailles, durante il G7 in corso in Francia, e in seguito l’Iran ha confermato che era stato firmato anche dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Tecnicamente è un memorandum of understanding, cioè un pre-accordo, molto favorevole all’Iran e praticamente un disastro per Trump e soprattutto per Israele: parliamo di pre-accordo perché il testo rimanda molte questioni – le più complicate – a successivi negoziati che dovrebbero avvenire entro 60 giorni.
Il primo dei 14 punti dell’accordo prevede l’interruzione dei combattimenti su tutti i fronti «compreso il Libano», dove Israele sta combattendo contro Hezbollah, il gruppo armato alleato dell’Iran. Questa è già una prima vittoria per il regime iraniano, che ha sempre condizionato un accordo di pace con gli Stati Uniti alla situazione in Libano. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha già detto però che non intende interrompere le operazioni militari in Libano, e non è chiaro come evolverà la situazione.
Un’altra richiesta dell’Iran era la rimozione delle sanzioni internazionali e lo sblocco dei suoi fondi congelati all’estero: gli Stati Uniti si sono impegnati su entrambi i fronti, anche se per l’applicazione di queste misure dipenderà dai futuri negoziati. Già da subito invece gli Stati Uniti annulleranno tutti i divieti alle esportazioni di idrocarburi imposti all’Iran, che da tempo fanno sì che la gran parte dei paesi del mondo non possa comprare petrolio iraniano senza subire sanzioni o conseguenze da parte degli Stati Uniti.
Il testo prevede tra le altre cose la riapertura dello stretto di Hormuz, la creazione di un fondo da «almeno 300 miliardi di dollari» per la ricostruzione dell’Iran e la rimozione delle sanzioni internazionali contro il paese. Non fa però chiarezza sul futuro del programma nucleare iraniano, ovvero uno dei punti su cui Stati Uniti e Iran sono più distanti.
Il memorandum lascia infatti intendere che l’Iran otterrà il diritto a mantenere il proprio programma nucleare per scopi civili, ma non specifica se le sue attività verranno monitorate da enti indipendenti per verificare che queste promesse siano mantenute.
In una conferenza stampa, Trump ha minacciato di ricominciare a bombardare l’Iran qualora il paese violi l’accordo, come aveva già fatto mercoledì pomeriggio. Poche ore prima, durante il G7, aveva specificato che l’accordo non è definitivo, e che se le cose non gli andranno bene gli Stati Uniti riprenderanno a «sganciare bombe sulle teste degli iraniani».
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