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  • Domenica 2 agosto 2026

Trump ha rinunciato a un nuovo attacco contro l’Iran

Ne aveva annunciato uno molto pesante per il fine settimana, poi ha detto di averci ripensato: non è la prima volta

Donald Trump, 31 luglio 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Donald Trump, 31 luglio 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
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Nella notte tra sabato e domenica il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato un nuovo attacco contro l’Iran, dopo averlo ampiamente annunciato nelle ore precedenti. Il giorno prima, venerdì, Trump aveva annunciato quello che sembrava l’inizio di una nuova escalation militare: «Li colpiremo così forte che a un certo punto diranno ‘Basta, non ce la facciamo più’», aveva detto.

La possibilità di una forte ripresa dei conflitti aveva provocato allarme un po’ in tutto il Medio Oriente. Sabato le ambasciate statunitensi in Giordania, Israele e Iraq avevano invitato i propri cittadini a lasciare quei paesi, o a prepararsi a farlo in caso di aumento del conflitto. L’Iran aveva annunciato di essere pronto a nuovi bombardamenti di ritorsione dei vicini paesi arabi: sabato aveva già cominciato a lanciare droni contro il Kuwait e aveva tenuto chiuso lo stretto di Hormuz.

Poi Trump ci ha ripensato. Ha detto di aver rinunciato al nuovo grande attacco all’Iran intanto perché gliel’hanno chiesto gli alleati mediorientali, preoccupati di una nuova possibile escalation. E soprattutto perché, secondo lui, nelle scorse ore sarebbero stati fatti passi avanti molto rilevanti nei negoziati per un accordo di pace. Ha scritto su Truth Social che «è stato raggiunto il perimetro di un accordo» e che ha cancellato l’attacco «con la condizione che si trovi rapidamente un ACCORDO».

Non è la prima volta che succede: già in passato Trump ha annunciato nuovi pesanti attacchi contro l’Iran per poi rinunciare poco prima della scadenza. Quasi sempre ha dato come causa della rinuncia dei non meglio precisati avanzamenti nei negoziati che poi si sono quasi sempre rivelati falsi, o comunque non decisivi. Non è chiaro se il «perimetro di un accordo» che Trump sostiene sia stato trovato nelle scorse ore sia davvero un avanzamento valido o meno.

Un nuovo cartellone propagandistico contro Trump a Teheran, il 28 luglio, con la scritta «la vendetta è inevitabile»

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Di fatto questo è un altro dei modi con cui Trump sta tentando di portare avanti la guerra contro l’Iran: grandi minacce, che in teoria dovrebbero essere pensate per spaventare l’avversario, ma che molto spesso finiscono per costringere Trump stesso a una ritirata.

Nelle ultime settimane peraltro la guerra non ha fatto che espandersi, sebbene a intensità ridotta: sono ricominciati i bombardamenti reciproci tra l’Arabia Saudita e gli Houthi, il gruppo alleato dell’Iran che governa parte dello Yemen. Questa settimana inoltre c’è stato un attacco con droni vicino al canale di Suez in Egitto, anche se al momento nessuno ne ha reclamato la responsabilità.