Sono stati assolti tutti gli imputati nel primo processo sull’urbanistica a Milano

In primo grado: i costruttori, l'architetto e diversi dipendenti comunali erano accusati di aver costruito un grattacielo senza le autorizzazioni necessarie

Il palazzo al centro dell'inchiesta (ANSA/MATTEO CORNER)
Il palazzo al centro dell'inchiesta (ANSA/MATTEO CORNER)
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Il tribunale di Milano ha assolto in primo grado gli otto imputati nel processo sulla costruzione della Torre di via Stresa, la cosiddetta Torre Milano: è il primo processo che arriva a una sentenza tra quelli avviati dopo le molte inchieste della procura di Milano sull’urbanistica, che ipotizzano abusi per autorizzare e accelerare la costruzione di nuovi palazzi in città.

Gli imputati erano accusati di abusi edilizi, lottizzazioni abusive e falso, perché secondo l’accusa la costruzione della Torre Milano sarebbe stata autorizzata con documenti insufficienti. La giudice Paola Braggion ha deciso per l’assoluzione con la formula «il fatto non costituisce reato». La pubblicazione delle motivazioni è prevista tra tre mesi ma Fatto quotidiano scrive che Fabio Roia, il presidente del tribunale di Milano, ha detto in una nota che l’assoluzione è dipesa «dall’assenza di dolo». Significa che per il giudice il fatto contestato è avvenuto ma non si può considerare reato perché gli imputati erano in buona fede e mancava l’intenzionalità.

L’edificio è un imponente grattacielo di 24 piani e alto 82 metri che si trova nel quartiere Maggiolina, a nord del centro di Milano, ed era stato costruito sopra due edifici demoliti. È stato uno dei primi edifici finiti sotto inchiesta e, a differenza di altri palazzi e cantieri sotto indagine, è già abitato. L’autorizzazione a costruirlo era stata concessa solo con una Scia, una “segnalazione certificata di inizio attività”, un tipo di documento che di solito si usa per interventi minori o di ristrutturazione, e che permette di accelerare molto le procedure burocratiche.

Secondo l’accusa la Scia non sarebbe stata sufficiente. Inoltre il progetto avrebbe dovuto essere presentato non come “ristrutturazione” di un edificio preesistente ma come “nuova costruzione” e sarebbe servito un piano attuativo (un documento che esplicitasse l’impatto sul quartiere della nuova costruzione).

È il principio alla base di quasi tutte le inchieste sull’urbanistica di Milano, anche se poi ogni caso ha le sue specificità.

Il sindaco di Milano, Beppe Sala ha commentato dicendo di essere «soddisfatto dell’esito» e criticando «una parte della procura», che secondo lui «ha dato un’impostazione politica al suo lavoro». Sala era stato indagato nell’ambito delle inchieste sull’urbanistica e aveva dovuto gestire il rallentamento delle costruzioni in città e le dimissioni di due assessori coinvolti.

– Leggi anche: Come sono fatte le case negli edifici sotto inchiesta a Milano

Gli imputati erano i due costruttori, Stefano e Carlo Rusconi, l’architetto Gianni Maria Ermanno Beretta, che era anche direttore dei lavoratori, e diversi dipendenti del comune di Milano: Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia e membro della commissione paesaggio, che per le inchieste sull’urbanistica era stato arrestato; Franco Zinna, ex responsabile della direzione urbanistica; tre dipendenti che avevano seguito la pratica, Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis, Pietro Ghelfi.

La commissione per il paesaggio di cui faceva parte Oggioni aveva avuto un ruolo centrale nelle inchieste sull’urbanistica. Diversi suoi membri negli ultimi anni erano stati intercettati, indagati e anche arrestati. In una delle richieste di misure cautelari della procura venne definita con enfasi il «fulcro delle patologie della gestione urbanistica nel comune di Milano, inquinata da una corruzione sistemica». Tra le altre cose alcuni funzionari che ne hanno fatto parte sono stati accusati di conflitto di interessi, di scambio di favori e di aver approvato grandi progetti facendoli passare per ristrutturazioni di palazzi più piccoli. È un organo comunale tecnico-consultivo: significa che è composto da tecnici (docenti, architetti e ingegneri) e che esprime pareri obbligatori non vincolanti sulla costruzione degli edifici. Di fatto però aveva un’influenza superiore rispetto a quella che ci si aspetterebbe da un organo di questo tipo.