Cosa si sa dell’accordo tra Iran e Stati Uniti, dato per imminente
Molto poco per ora, e tutto fa pensare che non sarà risolutivo

Da venerdì sera stanno circolando molte anticipazioni secondo cui Iran e Stati Uniti sarebbero molto vicini ad approvare un accordo per mettere fine alla guerra. I due paesi stanno negoziando da mesi, ed è già successo che un accordo fosse presentato come fatto, per poi essere smentito. È possibile quindi che anche le indiscrezioni attuali siano poco fondate, oppure che i negoziati stiano effettivamente proseguendo ma non siano ancora arrivati a una conclusione.
Ci sono però alcuni elementi concreti. Il principale mediatore dei negoziati è il Pakistan, e sabato il primo ministro Shehbaz Sharif ha scritto su X che «siamo più vicini che mai a un accordo», aggiungendo che questo potrebbe essere finalizzato «entro 24 ore», quindi entro il pomeriggio di domenica. Secondo Sharif l’accordo sarà firmato per via telematica, e la settimana prossima ci saranno ulteriori incontri. Sembra quindi che, dato che ci sarà una firma elettronica, i rappresentanti di Iran e Stati Uniti non si incontreranno direttamente.
Nel messaggio Sharif ha taggato i membri principali della delegazione statunitense, tra cui il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, e di quella iraniana, ossia il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha contraddetto queste tempistiche, dicendo che l’accordo sarà concluso «nei prossimi giorni».
La guerra in Medio Oriente è iniziata a fine febbraio, e dallo scorso 8 aprile è in vigore un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti. Ci sono stati però alcuni scontri sporadici, concentrati soprattutto nello stretto di Hormuz, che nelle ultime settimane sono diventati sempre più frequenti, al punto da rendere concreta la possibilità che la guerra riprenda.
Sappiamo ancora molto poco dell’accordo che i due paesi stanno negoziando, ma le informazioni disponibili suggeriscono che non sarà risolutivo. Le due parti si impegnerebbero a fermare gli attacchi e riaprire lo stretto di Hormuz per 60 giorni. In quel periodo dovrebbero svolgersi ulteriori negoziati sul futuro programma nucleare iraniano: significa che una delle questioni più complicate, e su cui le posizioni delle due parti sono più distanti, rimarrebbe in sospeso. Si era già parlato di un accordo simile a fine maggio, ma poi non se ne era fatto niente.

Navi nello stretto di Hormuz, 11 giugno 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
Allo stesso tempo, Trump potrebbe perlomeno presentare la riapertura dello stretto di Hormuz come una vittoria. Dallo stretto transitava il 20 per cento delle esportazioni globali di petrolio e gas naturale liquefatto, ma dall’inizio della guerra è controllato dall’Iran, che in alcuni casi chiede un pedaggio alle navi che vogliono attraversarlo. Questo ha creato una crisi energetica le cui conseguenze si sentono ovunque sotto forma di aumenti consistenti dei prezzi dell’energia. Trump deve trovare un modo per riaprire il passaggio, e secondo fonti del New York Times l’accordo prevede che nei 60 giorni concordati si discuta anche della futura gestione dello stretto.
Sempre secondo il New York Times, nei 60 giorni dovrebbero fermarsi anche gli attacchi sul Libano, una questione che negli ultimi giorni è diventata dirimente. Da marzo Israele, alleato degli Stati Uniti, bombarda il Libano e occupa la parte meridionale del paese con l’obiettivo dichiarato di eliminare Hezbollah, il gruppo politico e militare sciita alleato dell’Iran.
L’Iran ha sempre sostenuto che qualsiasi accordo di pace debba estendersi anche al Libano, e la scorsa settimana ha presentato un suo attacco contro Israele come una ritorsione per la situazione in Libano. Per evitare di far saltare del tutto i negoziati, il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto con insistenza al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, suo alleato, di interrompere o ridurre gli attacchi sul Libano, creando problemi anche tra loro.
Secondo le informazioni che circolano al momento – tutte basate su fonti anonime, e che potrebbero cambiare – l’accordo in discussione si baserebbe quindi sull’assunto che Iran e Stati Uniti continuino a trattare per 60 giorni sulle questioni più delicate. È un limite di tempo molto limitato, considerando che i due paesi si scontrano sul nucleare da decenni, e che anche per questa guerra i negoziati vanno avanti da oltre due mesi. Non sappiamo cosa succederà se non dovessero trovare un accordo entro questo termine.
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