Non sappiamo cosa succederà dopo il sostanziale fallimento dei negoziati tra Iran e Stati Uniti in Pakistan. Trump ha principalmente due opzioni: ricominciare a bombardare l’Iran, o continuare quelle che potrebbero diventare discussioni lunghe e complesse. Nessuna delle due è particolarmente allettante.
Nelle ultime settimane era diventato chiaro che l’amministrazione Trump si fosse impantanata nella guerra contro l’Iran, e stesse cercando un modo per uscirne senza risultare sconfitta.
La guerra inoltre ha innescato una gravissima crisi energetica, che gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a prolungare e aggravare. Nei colloqui in Pakistan non è stato trovato alcun accordo sullo stretto di Hormuz, da cui passano le esportazioni di idrocarburi dei paesi del Golfo, che quindi rimane controllato dall’Iran e sostanzialmente chiuso.

Donald Trump a Miami, 11 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
Anche continuare a trattare non sarebbe facile. L’ultimo grande accordo tra Stati Uniti e Iran, nel 2015, richiese oltre due anni di negoziati e molti compromessi. Al tempo l’Iran acconsentì a ridurre i livelli di arricchimento dell’uranio in cambio della graduale eliminazione delle sanzioni, ma Trump ritirò gli Stati Uniti nel 2018 sancendo di fatto la fine dell’accordo.
Gli Stati Uniti avevano provato a negoziare con l’Iran anche prima di iniziare questa guerra, evidentemente senza successo (mentre trattavano, tra l’altro, continuavano ad ammassare mezzi militari intorno all’Iran, in preparazione a un attacco). Le richieste delle due parti rimangono distantissime e inconciliabili.
Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, mediato dal Pakistan, scade in teoria il 21 aprile: tra nove giorni.