C’è un’elezione in Texas che ha dentro tutta la politica americana
Tra scandali e complotti si sfidano due generazioni molto diverse del Partito Repubblicano, e un seminarista presbiteriano di cui sentiremo parlare

Le primarie in corso in Texas per scegliere i candidati a un seggio al Senato sono una sintesi di tutta la politica nazionale statunitense. È una storia che contiene i contrasti fra Democratici e Repubblicani e le loro divisioni interne, la scarsa popolarità del presidente Donald Trump ma anche la sua influenza ancora enorme, il voto delle cosiddette “minoranze” – che in Texas non sono più tali – e un buon numero di scandali e complotti. Il tutto in uno stato a maggioranza conservatrice ma che sta cambiando molto, e in cui da tempo a ogni elezione una vittoria clamorosa dei Democratici viene presentata come plausibile, anche se poi non avviene.
Il voto di novembre rientra nelle più ampie elezioni di metà mandato, con cui verranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera e un terzo (33) di quelli per il Senato degli Stati Uniti. Nello stesso giorno saranno eletti anche i governatori o le governatrici di 36 stati su 50. Le elezioni di metà mandato sono un momento da sempre molto delicato per i presidenti in carica, il cui partito di solito è sfavorito e perde seggi; quest’anno potrebbero esserlo ancora di più per Trump, con una guerra in corso, una crisi energetica alle porte e i prezzi che continuano ad aumentare. Ci sarà insomma parecchia attenzione.
I candidati Democratici per il seggio al Senato del Texas erano James Talarico e Jasmine Crockett. Erano perché al primo turno delle primarie, lo scorso 3 marzo, Talarico ha vinto con più del 50 per cento dei voti e quindi sarà lui il candidato finale del partito, a novembre. Per i Repubblicani invece il 26 maggio ci sarà il ballottaggio: partiamo da qui, perché la partita è ancora aperta.
Al primo turno delle primarie Repubblicane, i due candidati più votati erano stati i grandi favoriti: si chiamano John Cornyn e Ken Paxton, sono vicini nei sondaggi e incarnano due idee diverse di politica, una del mondo pre-Trump e una del mondo post-Trump. Trump ha atteso a lungo prima di schierarsi, ma martedì ha scelto di sostenere Paxton, più discusso e radicale, sottolineando la sua «lealtà».
Cornyn ha 74 anni, è senatore per il Texas dal 2002 e sta cercando di farsi eleggere per la quinta volta. È un Repubblicano dell’establishment, conservatore ma disposto a fare compromessi: da tempo si è spostato a destra, seguendo la base del suo partito, ma è un uomo con una storia precedente al trumpismo, che si trovava molto più a suo agio nell’epoca di George W. Bush che in quella attuale. Si presenta come sostenitore di Trump e rivendica di aver quasi sempre appoggiato le sue proposte – anche perché non farlo gli precluderebbe qualsiasi possibilità di vittoria – ma non fa parte della corrente MAGA, quella dei suoi fedelissimi, da cui anzi è visto con qualche sospetto.
Per esempio, nel 2022 Cornyn fu molto criticato per aver negoziato e sostenuto una proposta di legge per aumentare i controlli sulle armi, dopo la sparatoria in una scuola elementare di Uvalde, in Texas, in cui furono uccisi 19 bambini e due adulti. I Repubblicani sono tradizionalmente favorevoli a leggi molto lasche sul possesso di armi, e le politiche dell’amministrazione Trump al riguardo ricalcano le idee dei produttori e dei possessori di armi. Ma la strage di Uvalde è stata la peggiore in una scuola statunitense negli ultimi anni, anche a causa di gravi errori ed esitazioni della polizia: l’intervento dei “buoni con le armi”, come propongono da sempre i Repubblicani, non aveva impedito nulla.

John Cornyn a Austin, Texas, 3 marzo 2026 (AP Photo/Jack Myer)
Ken Paxton, al contrario, è lo stereotipo del politico MAGA e forse persino una sua caricatura estrema. Nonostante stia sfidando un senatore uscente, non è esattamente un outsider: ha 63 anni e dal 2015 è il procuratore generale del Texas, l’incarico elettivo più importante dopo il governatore, che lo rende capo del sistema giudiziario (anche Cornyn è stato procuratore generale, prima di diventare senatore). Paxton ha sfruttato quel ruolo per opporsi alle amministrazioni di Barack Obama e di Joe Biden, avviando continuamente cause contro le loro decisioni su temi come l’immigrazione o l’ambiente. Sostiene le teorie infondate secondo cui Trump avrebbe vinto le elezioni presidenziali del 2020 e vari altri complotti secondo cui il processo elettorale sarebbe sistematicamente truccato.
Nel 2023 Paxton fu accusato di aver sfruttato il suo incarico per aiutare l’imprenditore edile Nate Paul, suo amico e finanziatore. In cambio Paxton avrebbe ottenuto vari favori, tra cui il pagamento dei lavori di ristrutturazione nella sua casa di Austin. L’anno scorso Paul è stato condannato a cinque anni di libertà vigilata e a una multa da un milione di dollari, per aver mentito alle banche per ottenere prestiti. Paxton fu sottoposto a impeachment dalla Camera del Texas – quindi dai suoi compagni del Partito Repubblicano, che la controllano – con gravi accuse tra cui abuso di potere, corruzione e intralcio alla giustizia. Fu poi scagionato dal Senato, dove i voti per la condanna non raggiunsero il quorum richiesto. Era il primo impeachment per un funzionario statale in Texas dal 1975.
Paxton ha dei guai anche a livello familiare: da anni in Texas si parla molto del fatto che la sua ex moglie, la senatrice statale Angela Paxton, ha chiesto il divorzio accusandolo di averla tradita (il tema della famiglia tradizionale è molto sentito nell’elettorato conservatore).
Benché siano compagni di partito, in campagna elettorale Cornyn e Paxton si sono attaccati molto: sia nei moltissimi spot pubblicitari che fanno trasmettere in Texas sia nei comizi. A fine febbraio, per esempio, Paxton aveva chiesto al pubblico di un suo comizio: «Questo non sembra un evento di John Cornyn, indovinate perché?». Una donna aveva risposto: «Perché qui è venuto qualcuno!», provocando molte risate.
Uno spot elettorale di un gruppo che sostiene Cornyn: critica Paxton per le sue vicende familiari, lo accusa di essersi arricchito grazie al suo incarico e suggerisce che abbia commesso reati «di cui ancora non sappiamo». Specifica anche che Cornyn ha votato con Trump «il 99 per cento delle volte».
Al primo turno delle primarie dei Repubblicani, Cornyn ha vinto con il 41,9 per cento, contro il 40,7 per cento di Paxton. Entrambi consideravano decisivo il sostegno di Trump e avevano cercato di ingraziarselo in modo anche piuttosto plateale: Cornyn aveva annunciato che l’autostrada Interstate 47 sarebbe diventata «l’autostrada Trump». Non è bastato: Trump lo ha definito «un uomo perbene», ma gli ha rinfacciato di non averlo sufficientemente sostenuto «quando i tempi erano duri», cioè prima della rielezione nel 2024.
La scelta di Trump potrebbe essere ben accolta soprattutto dai Democratici. Pensano che sarebbe più facile battere Paxton e che sia più impopolare e controverso, più estremista, più facile da attaccare. Hanno buone ragioni: per questo paradossalmente sperano che vinca le primarie dei Repubblicani, nonostante sia il candidato che giudicano peggiore. Trump ha però scelto di puntare sul senatore che ritiene più fedele, infastidito dai recenti problemi a far approvare alcune misure che sosteneva in Senato. Ha detto inoltre di ritenere che il Partito Democratico non abbia grandi speranze di vincere l’elezione per il Senato federale in Texas, nonostante i sondaggi dicano che hanno la miglior occasione da anni. Sarebbe la prima volta dal 1988.

Il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, a un evento elettorale a Dallas per le primarie del Partito Repubblicano per un seggio al Senato, il 3 marzo 2026 (AP Photo/Julio Cortez)
Come dicevamo, i principali candidati Democratici per il seggio al Senato erano James Talarico, deputato statale, e Jasmine Crockett, deputata del Congresso federale. Al primo turno delle primarie, lo scorso 3 marzo, Talarico ha vinto con il 52 per cento dei voti.
Talarico ha 36 anni, è un deputato statale per il Texas dal 2018, è bianco e il primo aggettivo di ogni sua biografia riguarda la religione. Talarico è un seminarista presbiteriano (ma al contrario di un seminarista cattolico non ha l’obbligo del celibato, può avere un lavoro e partecipare alla vita pubblica, per esempio candidarsi), cita spesso passi della Bibbia e usa una retorica pacata, mai aggressiva e incentrata sull’amore-per-il-prossimo, le disuguaglianze economiche – su cui ha posizioni vicine alla sinistra del partito – e la crisi morale del paese.
È considerato uno dei politici promettenti per il futuro dei Democratici, che lo paragonano a volte al presidente Jimmy Carter e a volte, più banalmente, a un prete. La sua ostentata fede religiosa non lo mette in difficoltà sui cosiddetti temi etici – su cui la pensa come il resto del partito – ma in uno stato come il Texas gli permette di provare a parlare al maggior numero di elettori ed elettrici possibile, puntando anche ai tantissimi immigrati, ai Repubblicani moderati e a quelli delusi da Trump.
A febbraio un elettore ha chiesto a Talarico se il suo messaggio sull’amore per il prossimo non fosse troppo «debole», con tutte le cose che stanno succedendo nel mondo. Talarico ha risposto che «l’amore è la cosa più forte nell’universo» in un discorso politico che nei toni e nei modi ricordava un po’ un’omelia. Per esempio: «Un movimento con un amore così non si può fermare […] quello che vi chiedo è avere fede in quell’amore».
Si sta parlando parecchio anche di Talarico. Lo scorso agosto aveva partecipato alla grossa protesta contro una legge del Texas che proponeva di modificare i collegi elettorali per favorire i Repubblicani, e poi aveva ricevuto i complimenti di Barack Obama. La scorsa settimana Obama lo ha poi incontrato in un ristorante di taco a Austin, dove ha espresso il suo sostegno per la campagna di Talarico e per quella di Gina Hinojosa, candidata a governatrice.
Talarico ha fatto un’intervista ben riuscita con il podcaster di destra Joe Rogan, ma è anche emerso con un po’ di scandalo che segue sui social alcune escort e attrici porno (il suo staff ha detto che voleva interagire con alcune sostenitrici popolari online, senza controllare esattamente chi fossero).
James Talarico d Austin, 3 marzo 2026 (AP Photo/Eric Gay)
Alle primarie ha battuto al primo turno Jasmine Crockett, una deputata federale (quindi sta alla Camera a Washington) di 45 anni, afroamericana.
In campagna elettorale Crockett aveva usato una tattica molto diversa da quella di Talarico: non era interessata a mostrarsi conciliante con i Repubblicani, ma voleva motivare la base elettorale Democratica e convincere il maggior numero possibile di persone tra loro a votare per lei. Per farlo non ha esitato a usare le modalità comunicative tipiche di Trump: ha fatto dichiarazioni aggressive e in alcuni casi ha insultato gli avversari, per esempio definendo il governatore del Texas Greg Abbott, Repubblicano che è in carrozzina, «governatore Hot Wheels», come le macchinine. Altre volte ha proposto infondate teorie del complotto su presunte irregolarità del voto delle primarie.
Gli approcci opposti di Talarico e Crockett mostrano una frattura interna ai Democratici: nel partito tutti sono contro Trump, ma esistono diversi modi per esprimerlo e il partito sta ancora cercando di capire quale sia il più efficace. I toni più concilianti di Talarico lo hanno premiato fin qui in uno stato come il Texas dove i Repubblicani sono ancora la maggioranza, seppure in modo progressivamente meno dominante, e i Democratici non vincono un’elezione per il Senato federale da quasi quarant’anni.

Jasmine Crockett a un evento elettorale a Dallas, 27 febbraio 2026 (AP Photo/Tony Gutierrez)
Se Talarico dovesse ottenere il seggio al Senato, ne sentiremo molto parlare: sarebbe un risultato storico, che lo includerebbe in ogni conversazione sulla Casa Bianca nel 2028.
In tempi recenti il politico Democratico ad andarci più vicino è stato Beto O’Rourke, che nel 2018 perse per meno di 3 punti percentuali contro il Repubblicano Ted Cruz, dopo una campagna elettorale serrata in cui era stato capace di raccogliere grande entusiasmo, contro ogni pronostico. Il margine così basso finì per lanciare comunque O’Rourke, che nonostante la sconfitta si candidò alle primarie per le presidenziali nel 2020 e poi a governatore nel 2022, perdendo entrambe le volte.
In Texas il divario tra i voti Democratici e Repubblicani si sta restringendo anche alle elezioni presidenziali, a causa di profondi cambiamenti demografici che influenzano i risultati elettorali. Da anni la popolazione del Texas è sempre meno bianca e include un numero crescente di persone che si trasferiscono lì da altri stati a maggioranza progressista, prima tra tutti la California. L’economia, un tempo basata sul petrolio e sul bestiame, è oggi trainata dal turismo, dalla tecnologia, dal settore farmaceutico e da quello aerospaziale.
Da almeno dieci anni si dice che questa volta in Texas vinceranno i Democratici, poi non succede e si attende la successiva. Per ora Talarico è messo bene nei sondaggi, ma per vincere dovrà invertire la consolidata tendenza per cui negli ultimi anni le persone di cultura e lingua latinoamericane votano sempre più a destra. Se i Democratici avessero mantenuto il vantaggio che avevano in Texas tra i latini un decennio fa, oggi avrebbero già vinto un’elezione. Mentre guadagnavano rilevanza e voti nelle città e fra i bianchi, però, ne hanno persi tanti fra le persone latine. Ed è accaduto ovunque, non solo in Texas.
La vittoria di James Talarico – che non ha origini latine, il cognome è italiano ed è del suo padre adottivo – sarebbe fondamentale per i Democratici anche per il suo significato politico: da un lato costringerebbe da qui in poi i Repubblicani a investire molto di più in Texas, mettendolo effettivamente in discussione, e dall’altro avvicinerebbe i Democratici a riprendere il controllo del Senato. Fino a qualche mese fa era uno scenario improbabile, ma la crescente impopolarità di Trump lo rende sempre più concreto. Oggi i Repubblicani controllano 53 seggi su 100.



