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  • Martedì 14 aprile 2026

Ci saranno altri negoziati tra Israele e Libano

L'incontro di oggi non ha prodotto risultati concreti, e si è svolto mentre proseguivano gli attacchi israeliani: tutti gli aggiornamenti

Il segretario di Stato Marco Rubio, centro, con l'ambasciatore israeliano Yechiel Leiter, sinistra, e l'ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad, destra, 14 aprile 2 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Siamo nel quarantaseiesimo giorno di guerra in Medio Oriente. C’è stato il primo incontro diretto tra Israele e Libano in decenni, mediato dagli Stati Uniti, che considerano questi negoziati separati da quelli per la guerra con l’Iran. Intanto è iniziato formalmente il blocco statunitense dello stretto di Hormuz, ma non è chiaro quanto sia efficace, e le delegazioni statunitensi e iraniane potrebbero incontrarsi a Islamabad nei prossimi giorni. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Ci saranno altri incontri diretti tra Israele e Libano

È la novità più rilevante che emerge dal comunicato congiunto di Stati Uniti, Libano e Israele dopo il breve incontro di oggi a Washington. 
Per il resto, il documento si limita a ribadire posizioni note.

• Gli Stati Uniti, che qui fanno da mediatori, dicono che il percorso negoziale per il cessate il fuoco tra Israele e Libano è separato da quello per la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Non è la posizione dell’Iran: bisognerà vedere nei prossimi giorni come questo influirà sui colloqui col regime.

Da sinistra: Marco Rubio, segretario di Stato statunitense, Michel Issa, ambasciatore statunitense in Libano, Nada Hamadeh Mowad, ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, 14 aprile 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

• Israele dice di voler collaborare col governo libanese per «assicurare la sicurezza dei due paesi» e il disarmo di Hezbollah.

• Il Libano chiede che venga rispettato il cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele del novembre 2024, la fine dei bombardamenti e il rispetto della sua sovranità e integrità territoriale (Israele ha invaso una porzione rilevante del suo territorio, nelle ultime settimane).

Non è chiaro quanto sia efficace il blocco statunitense di Hormuz

Nonostante le dichiarazioni delle forze armate statunitensi, secondo cui «nessuna nave» lo ha superato nelle ultime 24 ore, le società di tracciamento navale dicono che dallo stretto di Hormuz sono passate diverse imbarcazioni che, a regola, non avrebbero dovuto.

Sono navi che erano partite da porti iraniani, che trasportavano petrolio o altre merci iraniane o che erano state sanzionate dagli Stati Uniti per aver aggirato le sanzioni contro l’Iran.

Uno screenshot dal sito Marine Traffic, mostra la situazione attorno alle 21 ora italiana

Per esempio, la società Keplr ha rilevato il passaggio delle seguenti navi:

• la Rich Starry, una petroliera battente bandiera della Guyana ma gestita da una società cinese, sanzionata dagli Stati Uniti per aver trasportato merce iraniana sottoposta a sanzioni. 

• la Christianna, una nave battente bandiera della Liberia che ha lasciato lo stretto lunedì notte dopo essere partita senza carico dal porto iraniano di Bandar Imam Khomeini.

• la Elpis, anch’essa sanzionata in passato dagli Stati Uniti e partita dal porto iraniano di Bushehr con un carico di metanolo.

Durante i negoziati, Israele continuava le operazioni militari in Libano

L’esercito ha detto di aver ucciso in un attacco aereo tre «terroristi» a Bint Jbeil, una città libanese a tre chilometri dalla linea di separazione tra Israele e Libano e considerata simbolo di Hezbollah.

Israele aveva iniziato a circondare la città domenica, e ora ha cominciato ad operare al suo interno.

Ha anche detto di aver colpito quelli che ha definito obiettivi legati a Hezbollah nella città di Aadshit.

L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter parla coi giornalisti all’uscita dall’incontro, 14 aprile 2026 (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Cos’ha detto ciascuna delle parti dopo la fine dei negoziati

🇺🇸 Il segretario di Stato statunitense, il mediatore, ha confermato che i colloqui non hanno trattato la guerra in Medio Oriente (con cui la questione Libano-Israele è collegata perché l’Iran chiede la fine dei bombardamenti israeliani sul Libano).

Ha detto anche che gli Stati Uniti hanno stanziato 58,8 milioni di dollari in aiuti per i civili libanesi. 

🇮🇱 L’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter ha detto di aver rilevato positivamente che tutte e tre le parti hanno la stessa posizione: «liberare il Libano dalla forza di occupazione dominata dall’Iran e chiamata Hezbollah».

🇱🇧 L’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad non ha commentato. 

Dovrebbe essere pubblicato un comunicato congiunto a breve. 

Sono finiti i colloqui tra Israele e Libano

Per il momento non ci sono state dichiarazioni. Sono durati poco più di due ore, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio inizialmente ne aveva preventivate sei. 

Marco Rubio ha ridimensionato le aspettative

I colloqui tra Israele e Libano sono iniziati da un paio d’ore. Non ci sono novità, ma poco prima di iniziare era stato lo stesso segretario di Stato statunitense, che fa da mediatore, a ridimensionare le aspettative.

«Non è un evento, è un processo» aveva detto ai giornalisti. «Tutte le complessità della questione non verranno risolte nelle prossime ore». 

Marco Rubio, 14 aprile 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

A indebolire i negoziati è l’assenza di Hezbollah, il gruppo politico e militare e libanese con cui Israele è in guerra.

Da questo incontro, il primo in decenni, il governo libanese vuole ottenere la fine delle operazioni israeliane sul Libano, che per colpire Hezbollah hanno ucciso migliaia di civili e devastato Beirut e buona parte del sud del paese. 

Israele finora ha sempre rifiutato il cessate il fuoco, ed Hezbollah è contrario a negoziare con Israele. 

In tutto questo, i negoziati sul Libano sono un appendice di quelli per la guerra in Medio Oriente, perché la fine dei bombardamenti sul Libano è una condizione per l’Iran: quelli sono fermi a sabato scorso, ma potrebbero riprendere nei prossimi giorni. 

FYI: La sfiducia al governo irlandese non è passata

È quella di cui vi abbiamo raccontato qui, sulla gestione delle proteste per l’aumento del prezzo dei carburanti. 

Alla fine, il governo ha ottenuto la fiducia con 92 voti mentre quelli contrari sono stati 78, tra cui quello di un sottosegretario indipendente (quello all’Agricoltura, Michael Healy-Rae) che si è dimesso. 

Le tappe dello scontro di Trump col papa, e con Meloni

L’intervista data al Corriere della Sera in cui Trump si è detto «scioccato» da Giorgia Meloni è l’ultimo sviluppo di uno scontro che prosegue da un paio di giorni. Ricapitoliamolo. 

1️⃣ Inizia quando domenica Trump critica in modo molto duro papa Leone XIV, definendolo «debole sul crimine e terribile per la politica estera».

2️⃣ Lunedì il papa risponde di non avere paura dell’amministrazione Trump, e che continuerà a esprimersi contro la guerra.

3️⃣ Dopo una lunga indecisione, che abbiamo raccontato in questo articolo, Meloni decide di intervenire: le critiche di Trump sono «inaccettabili», dice.

4️⃣ Nel frattempo Trump posta, e poi cancella, un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo mostra con fattezze simili a Gesù, intento a fare una specie di miracolo. 

5️⃣ Ieri, parlando alla Casa Bianca, si rifiuta di scusarsi con il papa e dà una sua interpretazione dell’immagine: dice che lo avrebbe raffigurato come un medico, e non Gesù.

6️⃣ Oggi, l’intervista al Corriere con la critica alla presidente del Consiglio italiana, finora considerata la più vicina a Trump tra i leader europei in carica.

In questo articolo trovate una sintesi dello scontro, e i suoi precedenti.

Potrebbe esserci un secondo giro di negoziati tra Iran e Stati Uniti, dice Trump

In un’intervista al New York Post ha detto che «qualcosa potrebbe succedere nei prossimi due giorni» a Islamabad, in Pakistan, dove sabato Iran e Stati Uniti si sono incontrati per provare a negoziare un accordo (fallendo). 

Trump ha poi elogiato Asim Munir, il capo delle forze armate pakistane (l’uomo più importante in Pakistan e anche quello che guida i negoziati): lui «è fantastico», ha detto, «e quindi potremmo tornare presto». 

Donald Trump, 14 aprile 2026 (AP Photo/Alex Brandon)

Le dichiarazioni di Trump sono vaghe e (spesso) inaffidabili: anche fonti di Reuters, tuttavia, hanno detto che le due delegazioni potrebbero tornare a Islamabad tra venerdì e domenica di questa settimana. 

Chi partecipa ai negoziati a Washington

🇺🇸 Per gli Stati Uniti, che mediano, ci sono il segretario di Stato Marco Rubio e il suo consigliere Michael Needham, oltre all’ambasciatore statunitense in Libano, Michel Issa.

🇮🇱🇱🇧 Per Israele e Libano ci sono i loro ambasciatori negli Stati Uniti, rispettivamente Yechiel Leiter e l’ambasciatrice Nada Hamadeh Moawad. 

REUTERS/Kevin Lamarque

L’incontro al dipartimento di Stato, a Washington (REUTERS/Kevin Lamarque)

Il fatto che a partecipare siano gli ambasciatori segnala che è un incontro interlocutorio, propedeutico ad altri successivi. I due paesi partono peraltro da posizioni assai distanti: il Libano chiede un cessate il fuoco, mentre Israele lo subordina al disarmo di Hezbollah. 

«Nessuna nave ha superato il blocco statunitense»

Lo ha scritto il CENTCOM, il comando interforze statunitense, riferendosi alle prime 24 ore dall’entrata in vigore.

Il CENTCOM ha confermato che il blocco riguarda solo le navi che partono o sono dirette in porti iraniani: dice di averne bloccate 6.

Partecipano all’operazione 10mila persone tra marines, forze della marina e dell’aviazione, oltre a «più di 100» aerei e «più di 12» navi da guerra.

Secondo i siti di tracciamento, fino a qualche ora fa almeno 3 navi non dirette o provenienti da porti iraniani, ma comunque legate all’Iran, erano riuscite a passare.

Perché sono negoziati eccezionali

È il primo incontro da decenni tra Israele e Libano, che non hanno relazioni diplomatiche e in circostanze normali non parlano direttamente tra loro.

Un altro aspetto insolito è che si parlerà di un accordo per fermare i combattimenti tra l’esercito israeliano e Hezbollah, che però non partecipa alle trattative e anzi le ha sconfessate, dicendo che non si sentirà vincolato da eventuali decisioni prese.

Peraltro, il negoziato avviene mentre i combattimenti con i soldati israeliani continuano. In questo articolo c’è tutto quello che dovete sapere:

Un «prerequisito» per finire la guerra, secondo Israele (e Stati Uniti)

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha detto che la rimozione dell’uranio arricchito dall’Iran è un «prerequisito» per Israele e Stati Uniti per la fine della guerra.

L’uranio arricchito è il materiale utile a fabbricare una bomba atomica. Si ritiene che l’Iran ne abbia circa 400 chilogrammi, sepolti nei siti nucleari di Natanz e Isfahan, gli stessi bombardati da Stati Uniti e Israele a giugno del 2025. 

Durante i negoziati l’Iran si è rifiutato di consegnarlo volontariamente, ma ha proposto di diluirlo in modo da renderlo inadatto a fabbricare un’arma e utile solo per scopi civili. Per gli Stati Uniti non era sufficiente: è una delle questioni su cui si sono arenati i negoziati.

Un’altra opzione è che la Russia prenda le scorte iraniane e faccia da garante: piacerebbe a Vladimir Putin, ma non è chiaro quanto le parti la prenderebbero in considerazione.

Se l’Iran non lo consegna e non si trova un accordo, l’ultima strada sarebbe impossessarsene con la forza: richiederebbe però un’operazione di terra lunga e complessa, finora esclusa.

Sono iniziati i negoziati tra Israele e Libano

Si tengono al dipartimento di Stato degli Stati Uniti, a Washington, a porte chiuse.

Al loro ingresso, le delegazioni si sono messe in posa per una foto, insieme al segretario di Stato Marco Rubio, ma non hanno risposto alle domande dei giornalisti. 

Intanto, in Irlanda 🇮🇪

Questo pomeriggio al parlamento irlandese verrà votata una mozione di sfiducia al governo che ha a che fare con la crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente.

L’ha presentata l’opposizione ed è probabile che non passi, anche se alcuni deputati indipendenti non hanno ancora chiarito come voteranno.

Trattori e camion bloccano O'Connell Street, una delle principali del centro di Dublino, l'11 aprile

Trattori e camion bloccano O’Connell Street, una delle strade principali del centro di Dublino, l’11 aprile (AP Photo/Peter Morrison)

La mozione riguarda la gestione delle proteste dell’ultima settimana contro l’aumento del prezzo del carburante, che non sono state molto raccontate fuori dall’Irlanda ma che hanno avuto conseguenze molto concrete, più di quelle causate direttamente dal blocco dello stretto di Hormuz. 

Per sei giorni agricoltori e autotrasportatori, i settori che si sentono più danneggiati, hanno fatto blocchi stradali in tutto il paese, chiedendo al governo di intervenire per calmierare i prezzi. Hanno anche bloccato la raffineria di Cork, l’unica dell’Irlanda, impedendo che da lì uscissero i camion con i rifornimenti di carburante: centinaia di distributori di benzina sono rimasti a secco.

Un distributore chiuso perché rimasto senza benzina a Bantry, il 9 aprile

Un distributore chiuso perché rimasto senza benzina a Bantry, il 9 aprile (Cover Images via ZUMA Press)

Per interrompere il blocco alla raffineria, il governo ha inviato la polizia, che ha arrestato alcuni manifestanti. Con lo stesso metodo, il governo ne ha fatti sgomberare altri. Secondo l’opposizione ha usato metodi troppo duri, tanto che il ministro della Giustizia è stato soprannominato «Rambo».  

In questi giorni il primo ministro Micheál Martin, che guida una coalizione tra centro e centrodestra, ha preso alcuni provvedimenti per recuperare consensi. Il governo ha stanziato altri 505 milioni di euro di aiuti economici, oltre ai 250 milioni previsti all’inizio della guerra, e ha proposto di estendere la sospensione delle accise fino a luglio. 

Il Mossad vuole ancora il regime change in Iran

David Barnea, il capo del Mossad (il servizio di intelligence israeliana per l’estero), ha detto che l’agenzia sta ancora cercando di ottenere un cambio di regime in Iran, cosa che finora non è successa. È stato il primo commento pubblico di Barnea dall’inizio della guerra. 

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sempre presentato il cambio di regime in Iran come uno degli obiettivi della guerra. L’esercito israeliano ha ucciso molti leader iraniani, dalla Guida Suprema Ali Khamenei a vari membri delle milizie bassij e dei Guardiani della rivoluzione. 

Netanyahu ha anche esortato più volte la popolazione iraniana a ribellarsi, e l’esercito ha distrutto le strutture dell’apparato repressivo del regime nel tentativo di indebolire la sua capacità di rispondere a un’eventuale rivolta. 

Il regime iraniano però sta reggendo: ad Ali Khamenei è succeduto il figlio Mojtaba Khamenei, altrettanto radicale, e le forze armate hanno ancora capacità di difesa e attacco. Dipende anche dalla loro struttura “a mosaico”, organizzata in modo stratificato proprio per resistere ai momenti di crisi. 

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (al centro) e David Barnea (a destra) in una riunione a ottobre del 2024 (Avi Ohayon (GPO)/Handout/Anadolu via Getty Images)

Trump è «scioccato» da Giorgia Meloni

Ne ha parlato in una breve intervista telefonica con la giornalista Viviana Mazza del Corriere della Sera. Ha detto che Meloni «non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei». E anche: «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo […] È molto diversa da quello che pensavo». È la prima volta che Trump critica Meloni in modo pubblico e diretto.

Ieri Meloni aveva definito «inaccettabili» le critiche fatte da Trump a papa Leone XIV, in quello che è diventato un grosso scontro. Nell’intervista, Trump ha detto riferendosi a Meloni: «È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare, e che farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità». 

Donald Trump e Giorgia Meloni in Egitto, a ottobre del 2025 (AP Photo/Evan Vucci, Pool)

A lungo Meloni ha cercato di presentarsi come molto vicina a Trump e come una sorta di sua mediatrice in Europa, sfruttando anche la loro vicinanza ideologica. Negli ultimi mesi però Trump ha adottato una retorica sempre più minacciosa e aggressiva verso l’Unione Europea e verso la NATO, e il loro rapporto è diventato problematico per Meloni. 

Oltre alla questione del papa, Meloni ha detto che l’Italia non parteciperà a iniziative militari per riaprire lo stretto di Hormuz, come vorrebbe Trump. A inizio aprile il governo ha inoltre negato agli Stati Uniti l’uso della base militare di Sigonella per far atterrare e poi ripartire due aerei militari americani verso il Medio Oriente.

Un «gioco del gatto e del topo», nello stretto di Hormuz

Nello stretto di Hormuz transitano anche navi della “flotta fantasma”, ossia usate da paesi come Russia, Venezuela e Iran per vendere petrolio aggirando le sanzioni internazionali.

Sono generalmente navi vecchie o in cattive condizioni, ma soprattutto sono in grado di nascondere o falsificare la loro posizione e di cambiare le informazioni sulla bandiera che battono, in modo da indicarne una di paesi non problematici.

Sono quindi abituate a eludere i controlli, e difficili da individuare. Questo complica le cose agli Stati Uniti, che dicono di voler bloccare “solo” le navi in viaggio da e verso i porti iraniani e non hanno dato indicazioni su quelle sottoposte a sanzioni.

Foto d’archivio: la petroliera Boracay, della flotta fantasma russa, vicino alla Francia a ottobre del 2025 (AP Photo/Mathieu Pattier)

Il Wall Street Journal ha scritto che la situazione potrebbe diventare un «gioco del gatto e del topo», ossia un inseguimento tra le navi della marina militare statunitense e quelle della flotta fantasma che provano ad attraversare lo stretto di Hormuz. 

La Croce Rossa ha consegnato all’Iran il primo carico di aiuti umanitari dall’inizio della guerra

Il Comitato internazionale della Croce Rossa sta consegnando 171 tonnellate di beni di prima necessità, che dovrebbero essere sufficienti a rispondere ai bisogni di circa 250mila persone. Includono tra le altre cose coperte, tele cerate, lampade solari e kit igienici.

In tutto 14 camion sono partiti dai magazzini dell’organizzazione in Giordania: i primi cinque sono già arrivati a Teheran e sono stati consegnati alla Mezzaluna Rossa iraniana, il corrispettivo della Croce Rossa nei paesi musulmani. Gli altri nove dovrebbero essere consegnati nel corso della settimana. 

In questo articolo avevamo parlato della storia e delle funzioni del Comitato internazionale della Croce Rossa:

Cosa è successo stamattina

• C’è attesa per i negoziati tra Israele e Libano che inizieranno oggi pomeriggio a Washington. Il Libano chiede un cessate il fuoco, mentre Israele vuole il disarmo di Hezbollah e le due parti sembrano essere molto distanti.

• Per tutta la mattina sono circolate notizie sulla possibilità di una nuova sessione di negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, forse entro la fine di questa settimana, ma si attendono smentite o conferme.

• Sono passate 21 ore dall’inizio del blocco statunitense dello stretto di Hormuz, in risposta a quello iraniano. La situazione non sembra essere cambiata molto rispetto ai giorni scorsi, quando già la maggior parte delle navi non poteva transitare nello stretto.

• Il presidente cinese Xi Jinping ha elencato i punti di un possibile piano per risolvere la guerra in Medio Oriente, segnalando un maggiore coinvolgimento della Cina, che ha grandi interessi legati all’importazione del petrolio estratto dai paesi del Golfo.

• Giorgia Meloni ha detto che un importante accordo di difesa con Israele è stato sospeso vista l’attuale situazione internazionale.

• Il prezzo del petrolio è rimasto per tutta la mattina di poco sotto ai 100 dollari al barile, dopo i forti aumenti di lunedì seguiti al fallimento dei negoziati in Pakistan.