Questo pomeriggio al parlamento irlandese verrà votata una mozione di sfiducia al governo che ha a che fare con la crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente.
L’ha presentata l’opposizione ed è probabile che non passi, anche se alcuni deputati indipendenti non hanno ancora chiarito come voteranno.

Trattori e camion bloccano O’Connell Street, una delle strade principali del centro di Dublino, l’11 aprile (AP Photo/Peter Morrison)
La mozione riguarda la gestione delle proteste dell’ultima settimana contro l’aumento del prezzo del carburante, che non sono state molto raccontate fuori dall’Irlanda ma che hanno avuto conseguenze molto concrete, più di quelle causate direttamente dal blocco dello stretto di Hormuz.
Per sei giorni agricoltori e autotrasportatori, i settori che si sentono più danneggiati, hanno fatto blocchi stradali in tutto il paese, chiedendo al governo di intervenire per calmierare i prezzi. Hanno anche bloccato la raffineria di Cork, l’unica dell’Irlanda, impedendo che da lì uscissero i camion con i rifornimenti di carburante: centinaia di distributori di benzina sono rimasti a secco.

Un distributore chiuso perché rimasto senza benzina a Bantry, il 9 aprile (Cover Images via ZUMA Press)
Per interrompere il blocco alla raffineria, il governo ha inviato la polizia, che ha arrestato alcuni manifestanti. Con lo stesso metodo, il governo ne ha fatti sgomberare altri. Secondo l’opposizione ha usato metodi troppo duri, tanto che il ministro della Giustizia è stato soprannominato «Rambo».
In questi giorni il primo ministro Micheál Martin, che guida una coalizione tra centro e centrodestra, ha preso alcuni provvedimenti per recuperare consensi. Il governo ha stanziato altri 505 milioni di euro di aiuti economici, oltre ai 250 milioni previsti all’inizio della guerra, e ha proposto di estendere la sospensione delle accise fino a luglio.