Cosa può succedere ora tra i Laburisti britannici
Starmer non vuole lasciare la leadership dopo il pessimo risultato alle elezioni locali, e gli oppositori interni hanno due modi per cercare di cacciarlo
di Matteo Castellucci

I risultati disastrosi dei Laburisti alle elezioni di giovedì, le amministrative in Inghilterra e le parlamentari di Scozia e Galles, riaprono il dibattito sulla possibilità di sostituire Keir Starmer come leader, e quindi anche come primo ministro. Da mesi un pezzo del partito ne discute in privato: il momento di uscire allo scoperto – e di chiedere a Starmer di farsi da parte – era stato rinviato per non compromettere la campagna delle elezioni, viste come l’ennesimo test della sua leadership.
Gli oppositori interni aspettavano Starmer al varco, per imputargli la responsabilità del fallimento. Lui se l’è assunta, ma venerdì ha chiarito che non intende dimettersi «per non far precipitare il paese nel caos», cioè privarlo di un governo pienamente operativo in un momento così delicato, con la guerra in Medio Oriente e i suoi effetti sull’economia mondiale.
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I Laburisti hanno in sostanza tre modi per cambiare leader, anche uno che non intende collaborare come Starmer. Esplorarli è utile per farsi trovare preparati agli sviluppi delle prossime settimane, o dei prossimi giorni. Va premesso che parliamo di tentativi: provare a rimuovere un leader non significa riuscirci e in questo momento il partito è talmente diviso che Starmer potrebbe spuntarla. I tre modi sono i seguenti:
- Starmer si dimette di sua spontanea volontà (improbabile)
- Una mozione di sfiducia, che porterebbe a un’elezione interna
- Proporgli una transizione ordinata, lasciando quindi gestire a lui il processo per cambiare leadership
Starmer (non) lascia
La prima ipotesi va scartata. Come detto, Starmer non ha intenzione di dimettersi, tutt’altro: sabato ha nominato l’ex primo ministro Gordon Brown come consigliere sulle questioni della finanza globale, in un tentativo di rilancio.
Lunedì è in programma un suo discorso alla nazione in cui dovrebbe spiegare i piani per rilanciare il governo. Potrebbe essere accompagnato da un rimpasto: servirebbe a neutralizzare potenziali rivali, offrendo loro un posto da ministro, sfruttando la pressione psicologica, dato che è il momento di preservare l’unità del partito mentre la destra populista di Reform UK è così forte.
La sfiducia
Per sfiduciare un leader, e aprire un’elezione interna contro di lei o lui, serve che lo chieda il 20 per cento dei deputati, indicando tra loro già un sostituto. Fino al 2021 la soglia era del 10 per cento, ma è stata alzata proprio su impulso di Starmer. I Laburisti hanno 405 deputati, quindi occorrono almeno 81 adesioni. Secondo i giornali britannici, le hanno già raccolte due dei principali leader alternativi: il ministro della Salute, Wes Streeting, e l’ex vice prima ministra Angela Rayner, a cui Starmer avrebbe offerto di tornare al governo.

Un’attivista dei Laburisti assiste allo spoglio a Llandudno, in Galles, dove il partito ha perso per la prima volta dal 1922 (Matthew Horwood/Getty Images)
Per aprire formalmente il processo, le firme per la sfiducia vanno consegnate alla sede centrale dei Laburisti a Londra: ancora non è successo. Una volta che 81 deputati chiedono di cambiare leader, il direttivo raccoglie eventuali altre candidature, ma ciascuna deve essere sostenuta da altrettanti parlamentari (quindi il numero di possibili sfidanti è contenuto). Il leader in carica è candidato automaticamente all’elezione interna, in cui votano gli iscritti al partito. Starmer ha sempre detto di essere determinato a combatterla.
I Laburisti, a differenza dei Conservatori, non hanno mai cambiato leader in questo modo. L’unico vero precedente ha riguardato Jeremy Corbyn, che però non era primo ministro: nel 2016 Corbyn vinse l’elezione interna contro chi voleva sfiduciarlo, uscendone rafforzato. Uno degli argomenti più solidi dei sostenitori di Starmer è proprio il fatto di non somigliare ai litigiosi governi dei Conservatori che hanno preceduto i Laburisti, e questo ci porta all’ultimo scenario.
La transizione ordinata
Secondo i giornali britannici l’ala del partito delusa da Starmer potrebbe scrivergli una lettera pubblica, in cui gli chiederebbe di farsi da parte per il bene del partito, entro una certa scadenza, ma dandogli la possibilità di gestire la successione. Il modello è quello di una analoga lettera del 2006, che portò all’avvicendamento tra Tony Blair e Gordon Brown, l’ultima volta che i Laburisti furono al potere prima di adesso.

Keir Starmer, Angela Rayner e Andy Burnham durante la visita a una scuola ad Ashton-under-Lyne, in Inghilterra, il 13 aprile (Paul Ellis/Pool Photo via AP)
Il senso della lettera, oggi come allora, è dare un ultimatum al primo ministro, minacciando in caso di rifiuto un’ondata di dimissioni dagli incarichi governativi da parte dei ribelli. Sempre secondo i giornali, però, i promotori della lettera non sono ancora riusciti a portare dalla loro parte nessun ministro. Il Times sostiene comunque che l’ex leader e attuale ministro dell’Energia, Ed Miliband, abbia consigliato a Starmer di arrendersi e definire i tempi per la fine della sua leadership, in modo da limitare i danni.
In questo terzo scenario avrebbe più tempo per muoversi il principale rivale di Starmer, Andy Burnham, sindaco dell’area metropolitana di Manchester. A Burnham però manca il requisito di essere deputato: proprio Starmer gli aveva impedito di candidarsi a un’elezione suppletiva (persa male dai Laburisti a fine febbraio) per evitare che potesse sfidarlo. Le circostanze però sono cambiate e Burnham ha un piano per tornare in parlamento: sarebbe già stato individuato un collegio, considerato sicuro, in cui far dimettere l’attuale deputata così che Burnham possa essere eletto per sostituirla.
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