Che cos’è la stagflazione

È probabilmente una parola che impareremo, e si discute se stia tornando per via della guerra in Medio Oriente e della conseguente crisi energetica

Un mercato a Londra (John Keeble/Getty Images)
Un mercato a Londra (John Keeble/Getty Images)
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Dall’inizio della crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente si parla del possibile ritorno della stagflazione. Se ne parla per gli Stati Uniti, ma con molta più insistenza per l’economia europea, che è relativamente più esposta agli effetti della crisi. C’è comunque molto dibattito sul fatto che la stagflazione colpirà l’Europa oppure no: al momento è soltanto un rischio.

Stagflazione è la combinazione delle parole “stagnazione” e “inflazione”: indica una condizione economica in cui convivono allo stesso tempo un’economia stagnante ed elevata inflazione, cioè un significativo aumento dei prezzi. A questi due elementi spesso se ne aggiunge un terzo, cioè l’aumento della disoccupazione. Non è quindi una bella condizione per un’economia, anzi: è anche piuttosto strana e difficile da combattere con le politiche economiche tradizionali.

Nella teoria economica classica, stagnazione e inflazione sono inversamente correlate. Significa: se sale una l’altra si abbassa, e viceversa. (Ovviamente non è che la stagnazione, cioè la scarsa crescita economica, si alzi, ma questo può essere un modo per visualizzare meglio cosa succede). Era successo nel 2022-2023 quando, semplificando molto, l’inflazione aumentò a causa di un “surriscaldamento” dell’economia, in cui salari e prezzi crescevano a ritmi insostenibili (quindi stagnazione bassa e inflazione alta). In quegli anni, per abbassare l’inflazione, le banche centrali alzarono i tassi d’interesse facendo così rallentare l’economia (quindi stagnazione alta e inflazione bassa).

Nella stagflazione questo rapporto inversamente proporzionale si rompe, e si ottiene il peggio dei due mondi: stagnazione alta e inflazione alta, quindi economia che non cresce e prezzi che aumentano. È una condizione relativamente rara, che di solito si verifica a causa di politiche economiche particolarmente inadeguate da parte di un governo o per uno shock esterno: quasi sempre una grossa crisi energetica – appunto.

L’ultima volta che la stagflazione si presentò in Europa fu negli anni Settanta, a seguito della peggiore crisi energetica della seconda metà del Novecento. Nel 1973 i paesi produttori di petrolio dell’Opec imposero limitazioni alle esportazioni del petrolio e un forte aumento dei prezzi per protestare contro Israele, che stava combattendo la guerra dello Yom Kippur contro Siria ed Egitto. Di colpo il prezzo del petrolio quadruplicò.

Questo fece aumentare il prezzo del carburante e di moltissimi altri prodotti, e a cascata portò a una crescita generalizzata dei prezzi. Contemporaneamente l’economia rallentò in maniera consistente e ci fu un forte aumento della disoccupazione, sempre a causa dello shock petrolifero: stagnazione e inflazione.

È più o meno quello che si teme possa avvenire anche adesso. Ci sono però delle grosse differenze rispetto ad allora: il prezzo del petrolio non è quadruplicato, nonostante gli aumenti notevoli, e le economie sviluppate, come quelle di Stati Uniti ed Europa, sono più flessibili e resistenti di un tempo. Per questo il dibattito sul ritorno della stagflazione è ancora in corso.

Container impilati davanti alla sede della Banca Centrale Europea a Francoforte, maggio 2025 (AP Photo/Michael Probst)

Container impilati davanti alla sede della Banca Centrale Europea a Francoforte, maggio 2025 (AP Photo/Michael Probst)

L’altro problema della stagflazione è che è molto difficile liberarsene perché gli strumenti economici tradizionali sono pensati per affrontare o la stagnazione o l’inflazione, ma non tutte e due assieme.

Torniamo per esempio alla situazione del 2022-2023: allora l’inflazione era molto alta e le banche centrali alzarono i tassi d’interesse. In questo modo resero più costosi i prestiti, ridussero la quantità di denaro in circolazione e fecero rallentare la crescita economica, riportando così l’inflazione sotto controllo. Ma una misura come l’aumento dei tassi che rallenta la crescita economica rischia di peggiorare molto le cose in un contesto di stagflazione, in cui l’economia è già stagnante.

Per questo, se la stagflazione è provocata da uno shock esterno, il modo migliore per contrastarla è rimuoverne le cause. Quindi: se c’è una crisi energetica bisogna risolverla, o aspettare che finisca, anche se nel frattempo ci sono misure che i governi possono adottare per ridurre le conseguenze della stagflazione.

Se la crisi esterna non si può risolvere, bisogna decidere quale nemico tra inflazione e stagnazione si vuole combattere per primo. Negli anni Settanta-Ottanta le banche centrali, a partire da quella americana, alzarono notevolmente i tassi provocando un crollo dell’economia e forte disoccupazione, ma riuscirono così a mettere sotto controllo l’inflazione. Solo dopo si pensò a recuperare la crescita economica.