L’Arabia Saudita si è messa in mezzo al piano di Trump su Hormuz
Secondo vari media avrebbe negato agli Stati Uniti l'uso di spazio aereo e basi militari nel proprio territorio, facendo così fallire “Project Freedom”

Domenica sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato Project Freedom, un piano per guidare le petroliere e le navi commerciali fuori dallo stretto di Hormuz. Quarantotto ore dopo, martedì sera, Trump ha sospeso il piano. In parte l’ha fatto perché l’Iran, per ritorsione, aveva ricominciato a bombardare i paesi arabi del golfo Persico. Un’altra ragione è però emersa nelle ultime ore e riguarda un dissidio con Mohammed bin Salman, il principe ereditario e governante di fatto dell’Arabia Saudita.
Secondo vari giornali statunitensi, dopo l’inizio dell’operazione l’Arabia Saudita avrebbe chiuso ai mezzi militari americani il proprio spazio aereo, e vietato l’utilizzo delle proprie basi, rendendo in questo modo impraticabile tutto il Project Freedom. Mercoledì sera, dopo una telefonata tra Trump e Bin Salman, l’Arabia Saudita ha ripristinato l’accesso, ma ormai l’operazione americana era stata sospesa, e non è chiaro se riprenderà.
L’operazione Project Freedom prevedeva che la marina statunitense, dopo aver localizzato le mine depositate dall’Iran nello stretto di Hormuz, fornisse indicazioni alle navi commerciali su come attraversarlo in sicurezza, forzando in questo modo il blocco che l’Iran impone sullo stretto dall’inizio della guerra. Se gli iraniani avessero provato a sparare sulle navi, gli Stati Uniti sarebbero intervenuti militarmente. Per fare tutto questo (e soprattutto la seconda parte, quella dell’eventuale protezione militare) gli Stati Uniti avevano bisogno di mobilitare ampie forze, e di accedere allo spazio aereo e alle basi dell’Arabia Saudita, che controlla gran parte delle coste del Golfo.
Secondo i media statunitensi l’amministrazione Trump aveva dato per scontato che l’Arabia avrebbe sostenuto l’operazione, come successo molte volte in passato, ed è stata spiazzata dal divieto di bin Salman.

Lo stretto di Hormuz, aprile 2026 (Razieh Poudat/ISNA via AP)
Questa vicenda mostra anche in che modo si è evoluta la posizione dell’Arabia Saudita in questi mesi di guerra in Medio Oriente. Inizialmente, vari segnali sembravano mostrare che bin Salman fosse favorevole all’attacco di Stati Uniti e Israele sull’Iran. Secondo alcuni resoconti giornalistici, anzi, bin Salman a marzo avrebbe fatto pressioni sull’amministrazione Trump per continuare ad attaccare: Arabia Saudita e Iran sono due paesi storicamente rivali, e secondo queste ricostruzioni bin Salman sperava che l’attacco degli Stati Uniti avrebbe indebolito o distrutto il regime iraniano. Questi resoconti sono poi stati molto contestati, non solo dal governo saudita ma anche da vari analisti secondo cui sarebbero poco verosimili.
In ogni caso, nelle ultime settimane la posizione dell’Arabia Saudita è diventata sempre meno bellicosa e sempre più favorevole a un accordo diplomatico. Il principe bin Salman ora sta contribuendo attivamente ai negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Secondo fonti saudite che hanno parlato con i media, il divieto di usare spazio aereo e basi è stato deciso proprio perché l’Arabia Saudita vedeva in Project Freedom un’operazione rischiosa che avrebbe potuto provocare un’escalation con l’Iran e una ripresa dei conflitti.
Questa posizione conciliante dell’Arabia Saudita è in diretto contrasto con quella molto più bellicosa degli Emirati Arabi Uniti, l’altro grande paese arabo della regione. Gli Emirati sono molto più decisi nel contrastare il regime iraniano, e questo ha portato a incomprensioni con l’Arabia Saudita. Di recente, inoltre, gli Emirati sono usciti dall’OPEC, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, tra le altre cose proprio perché secondo loro l’Arabia Saudita esercitava un’influenza eccessiva.
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