Come sta procedendo il tracciamento dell’hantavirus
Le autorità sanitarie di almeno 12 paesi diversi stanno contattando i passeggeri scesi dalla Hondius prima che venisse accertato il primo caso

Giovedì la compagnia nederlandese proprietaria della Hondius, la nave in cui è in corso un’infezione da hantavirus, ha fatto sapere che alcuni passeggeri avevano lasciato la crociera durante uno scalo all’isola di Sant’Elena, nell’oceano Atlantico meridionale, il 24 aprile. La prima persona a bordo della nave era morta tredici giorni prima, l’11 aprile, ma il primo caso è stato accertato soltanto il 2 maggio.
Le persone che erano scese dalla nave sono 29, di 12 nazionalità diverse. Sono stati identificati, e le autorità sanitarie dei rispettivi paesi d’origine li stanno contattando per completare il tracciamento dei contagi. Tra loro ce n’è anche uno che è risultato positivo al virus: attualmente è ricoverato in un ospedale a Zurigo, in Svizzera.
Altri due passeggeri rientrati a Singapore sono stati messi in quarantena, e saranno sottoposti a test per verificare l’eventuale presenza del virus. Nel Regno Unito due persone che avevano partecipato alla crociera solo per alcune tappe hanno detto di essersi messe volontariamente in autoisolamento, pur non avendo per ora sintomi. Ha fatto lo stesso un passeggero danese, anche lui asintomatico. Negli Stati Uniti le autorità sanitarie hanno confermato di avere sotto osservazione alcune persone che avevano partecipato alla crociera.
Oltre al tracciamento dei passeggeri che erano scesi dalla nave, le autorità sanitarie dei vari paesi stanno cercando di individuare le persone che potrebbero avere avuto contatti con loro, un’operazione più complessa.
La Hondius era partita il primo aprile da Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina, con circa 150 persone a bordo. Dieci giorni dopo un passeggero dei Paesi Bassi è morto a causa di problemi respiratori e il 24 aprile il suo corpo è stato trasportato in aereo dall’isola di Sant’Elena a Johannesburg (Sudafrica) scortato dalla moglie, che a sua volta è morta due giorni dopo in ospedale.
Il 7 maggio un’assistente di volo della compagnia aerea nederlandese KLM è stata ricoverata in ospedale ad Amsterdam, per una sospetta infezione da hantavirus. Era entrata in contatto con la donna poi morta a Johannesburg il 26 aprile, prima che venisse fatta scendere dall’aereo con cui avrebbe dovuto accompagnare la salma del marito nei Paesi Bassi. La donna aveva evidenti problemi respiratori, e per questo le era stato impedito di proseguire il viaggio.
Il ministero della Salute francese ha detto che un cittadino che era salito sul volo per Johannesburg si è messo in autoisolamento, e che presenta sintomi lievi. Le autorità di Sant’Elena hanno individuato alcuni residenti che potrebbero avere incontrato i passeggeri sbarcati il 24 aprile: saranno sottoposti ai test, e rimarranno in isolamento per 45 giorni.
Il 10 maggio la Hondius dovrebbe arrivare alle Isole Canarie, dove sarà fornita assistenza sanitaria ai passeggeri che si trovano ancora sulla nave. Dalle testimonianze raccolte finora a bordo la situazione è relativamente tranquilla, anche perché i passeggeri sono almeno in parte abituati a gestire situazioni stressanti. Le navi come la Hondius infatti sono impiegate per le cosiddette crociere di esplorazione, che raggiungono zone remote e con condizioni meteorologiche spesso instabili: durante itinerari di questo tipo è frequente affrontare condizioni di navigazione difficili e imprevedibili. Al momento i passeggeri stanno rimanendo per lo più in isolamento nelle loro cabine e, quando devono uscire o condividere gli spazi comuni, indossano le mascherine e rispettano il distanziamento fisico.

Due medici attendono i pazienti evacuati dalla nave da crociera Hondius per una sospetta infezione da hantavirus all’aeroporto di Schiphol, Amsterdam, Paesi Bassi, 6 maggio 2026 (AP/Peter Dejong)
Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto che la coppia di passeggeri dei Paesi Bassi aveva fatto un lungo viaggio tra Uruguay, Cile e Argentina prima di imbarcarsi a Ushuaia. Avevano partecipato ad alcune escursioni di birdwatching in aree dove vivono roditori noti per essere una riserva naturale di virus Andes, il tipo di hantavirus responsabile dell’attuale focolaio. Sempre secondo le informazioni raccolte dall’OMS, i casi noti finora sono otto: cinque confermati come infezione da virus Andes e tre ancora sospetti. L’OMS ha definito i rischi legati alla diffusione del virus bassi, e ha detto che in questa fase non ci sono elementi per parlare di una nuova pandemia.
Il virus Andes è diffuso in Sudamerica ed è molto presente in Argentina, uno dei paesi dove si registrano più contagi da roditori a persone ogni anno. Dal momento dell’infezione all’eventuale comparsa dei sintomi passano tra una e otto settimane. Questo complica la diagnosi, perché i disturbi di salute iniziali come febbre e stanchezza possono essere confusi con quelli di una comune influenza.
Con l’avanzare dei sintomi subentra l’insufficienza respiratoria, che nei casi più gravi diventa letale. Il virus Andes ha infatti un alto tasso di letalità: circa il 40 per cento delle persone che si ammalano muore. Non esistono vaccini e non ci sono cure specifiche, le terapie somministrate sono per lo più per alleviare i sintomi, favorire la respirazione e la risposta immunitaria dell’organismo per fermare l’infezione virale.
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