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  • Venerdì 8 maggio 2026

In Asia bisogna limitare un bene prezioso: l’aria condizionata

A causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente, e nel mezzo di un'ondata di calore

Manila, Filippine, 24 aprile 2026 (Photo by Ezra Acayan/Getty Images)
Manila, Filippine, 24 aprile 2026 (Photo by Ezra Acayan/Getty Images)
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In alcuni paesi del sud-est asiatico e dell’Asia meridionale la crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente si è unita agli effetti di una forte ondata di calore: in alcuni giorni le temperature hanno superato i 35 gradi, come racconta il New York Times. In paesi come Filippine, Malaysia, Indonesia e Bangladesh i periodi di forte calore durano vari mesi all’anno, e l’aria condizionata è per questo ritenuta fondamentale: da tempo è ormai diffusissima in case, uffici ed edifici pubblici, comprese molte scuole.

Ma quegli stessi paesi sono stati i più colpiti dalla crisi energetica. L’80 per cento del petrolio e del gas naturale esportato dal golfo Persico è diretto in Asia, e mentre i paesi più ricchi del continente come Giappone e Corea del Sud hanno ampie riserve e i mezzi economici per sopportare l’aumento dei prezzi, quelli più poveri no. Tra le altre cose, davanti alla scarsità di energia elettrica (prodotta bruciando petrolio o gas) i governi si sono trovati costretti a imporre di abbassare o spegnere l’aria condizionata.

La situazione varia molto da paese a paese (stiamo comunque parlando di una regione abitata da centinaia di milioni di persone). Per esempio nelle Filippine il governo ha ridotto la settimana lavorativa da cinque a quattro giorni, dal lunedì al giovedì, negli uffici pubblici e ha stabilito che è possibile usare l’aria condizionata solo tra le 9 e le 16. Il lavoro da casa è incentivato, e se negli uffici ci sono poche persone il governo invita a passare ai ventilatori elettrici. La settimana lavorativa è stata accorciata di un giorno anche negli uffici pubblici in Indonesia, Pakistan e Sri Lanka.

Una piscina pubblica raffreddata con grandi blocchi di ghiaccio a Marilao, nelle Filippine, 4 maggio 2026 (Ezra Acayan/Getty Images)

Una piscina pubblica raffreddata con grandi blocchi di ghiaccio a Marilao, nelle Filippine, 4 maggio 2026 (Ezra Acayan/Getty Images)

In Malaysia il governo ha ordinato agli uffici pubblici di impostare l’aria condizionata a una temperatura più alta (tra i 24 e i 25 gradi). In Sri Lanka e Bangladesh alcune università sono state parzialmente chiuse.

In uffici, università e scuole un po’ in tutta la regione è stato allentato il dress code, e studenti e impiegati possono indossare magliette o pantaloni corti.

Ma più che uffici e scuole il problema riguarda soprattutto gli strati più poveri della società: i prezzi dell’elettricità si sono alzati a tal punto che molte persone non possono più permettersi di accendere l’aria condizionata nelle proprie abitazioni e devono soffrire il caldo. In altre zone sono stati introdotti dei blackout periodici e programmati, per risparmiare un po’ di energia, che quasi sempre riguardano le zone meno ricche.

A Bangkok, la capitale della Thailandia, sono stati aperti 200 centri di raffrescamento in cui le persone possono entrare per godere un po’ dell’aria condizionata.

Docce pubbliche rese disponibili dall'amministrazione di Valenzuela, nelle Filippine, per rinfrescarsi, 4 maggio 2026 (Ezra Acayan/Getty Images)

Docce pubbliche rese disponibili dall’amministrazione di Valenzuela, nelle Filippine, per rinfrescarsi, 4 maggio 2026 (Ezra Acayan/Getty Images)

Nel sud-est asiatico e in Asia meridionale l’aria condizionata non è soltanto una questione di comfort: le temperature e l’umidità sono spesso così elevate da provocare problemi alla salute delle persone. L’aria condizionata è inoltre un simbolo economico e sociale: Lee Kuan Yew, il primo ministro che nella seconda metà del Novecento trasformò Singapore in uno dei paesi più ricchi del mondo (il PIL per persona è quasi tre volte quello dell’Italia) disse che l’aria condizionata era stata il segreto del successo economico della città stato, perché aveva «reso possibile lo sviluppo nelle regioni tropicali».

Al momento questo genere di misure drastiche sull’uso dell’energia elettrica è limitato al sud-est asiatico e all’Asia meridionale, dove la crisi energetica è particolarmente dura. La situazione è diversa in Europa, dove la crisi energetica ha finora colpito alcuni settori ma i prezzi dell’energia elettrica in questi mesi di guerra in Medio Oriente non hanno subìto aumenti comparabili: gli esperti non prevedono un grosso shock energetico sul modello asiatico, almeno per ora.