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  • Mercoledì 6 maggio 2026

Gli ultimi minuti di un libanese dopo la «telefonata della morte»

30 secondi prima di ucciderlo, l'intelligence israeliana ha detto ad Ahmad Turmus: «Vuoi morire con le persone che ti stanno intorno o da solo?»

Dahieh, periferia sud di Beirut, 14 marzo 2026 (Adri Salido/Getty Images)
Dahieh, periferia sud di Beirut, 14 marzo 2026 (Adri Salido/Getty Images)
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Sul Los Angeles Times il giornalista Nabih Bulos ha ricostruito gli ultimi minuti di vita di Ahmad Turmus, un uomo libanese che ha ricevuto una cosiddetta «telefonata della morte», che è una chiamata fatta dai militari israeliani per avvertire una persona che sta per essere bombardata e uccisa da un drone israeliano.

Il caso risale a lunedì 16 febbraio e nei mesi successivi ce ne sono stati altri simili. Era stato raccontato il giorno seguente da un altro giornalista che è stato il primo a menzionare le telefonate della morte, il libanese Radwan Mortada, ma non era ancora stato ricostruito così nel dettaglio.

Turmus, 62 anni, viveva a Tallusah, un piccolo centro abitato sciita nel sud del Libano a circa quattro chilometri dalla linea di separazione con Israele, nell’area dove gli scontri e i bombardamenti tra militari israeliani e il gruppo armato Hezbollah sono più intensi e che è sorvolata di continuo dai droni israeliani.

Il 16 febbraio l’uomo aveva spento il telefono, lo aveva lasciato a casa ed era andato in un centro abitato vicino a parlare con gli abitanti. Poi era tornato indietro, lo aveva riacceso e aveva subito ricevuto una chiamata in arabo. Dall’altra parte qualcuno aveva detto di essere un ufficiale dell’intelligence militare israeliana e aveva chiesto: «Ahmad, vuoi morire con le persone che ti stanno intorno o da solo?».

La famiglia racconta che Turmus aveva risposto soltanto: «Da solo». Poi si era alzato, aveva ignorato tutte le suppliche dei familiari che volevano convincerlo a nascondersi oppure a travestirsi e aveva detto che ogni stratagemma sarebbe stato inutile perché «tanto conoscono la mia faccia». Quindi era uscito. Sulla porta di casa aveva incrociato la moglie che stava rientrando ma aveva fatto finta di non vederla. Era salito in macchina e si era allontanato. Trenta secondi dopo un drone israeliano aveva colpito la macchina.

Due mesi dopo sui social è circolato il video di un caso simile, un uomo in macchina in Libano che aveva ricevuto una chiamata dai militari israeliani che avevano fatto la stessa domanda: «Vuoi morire assieme alle persone che sono con te oppure da solo?». L’uomo era sceso dall’auto, era corso in un campo a lato della strada ed era stato ucciso da un missile sparato da un drone israeliano.

– Leggi anche: La posizione impossibile del governo libanese

Un’auto distrutta da un attacco di droni israeliani, sotto un poster del religioso sciita iraniano Musa al Sadr, Nabatieh, 6 aprile 2026 (Chris McGrath/Getty Images)

Bulos spiega che Turmus secondo gli israeliani era implicato nelle attività militari di Hezbollah, anche se non era più un combattente, e a un certo punto era passato dalla lista delle persone da sorvegliare a quella dei bersagli da uccidere. È successo perché alcuni elementi che riguardavano Turmus sono stati probabilmente aggregati da un programma di intelligenza artificiale, scrive Bulos, capace di filtrare e collegare milioni di dati.

Per descrivere la sorveglianza israeliana in Libano, il giornalista usa la metafora del panopticon, un modello di carcere super razionale pensato dal filosofo Jeremy Bentham nel 1791, dove un singolo carceriere può tenere d’occhio tutti i detenuti senza essere visto. Scrive che «il sistema, che integra dati provenienti da smartphone, telecamere di sicurezza e del traffico, segnali Wi-Fi, droni, database governativi e social media, ha dato a Israele quella che sembra una capacità quasi onnisciente di seguire ogni movimento dei quadri di Hezbollah».

L’intelligence israeliana può entrare nei telefoni libanesi e nelle telecamere di sicurezza installate da ignari proprietari di casa per ottenere le informazioni che cerca. Per tornare al caso di Turmus: sapeva dove si trovava, sapeva quando ha riacceso il telefono e sapeva che non era solo.

L’uomo faceva da collegamento tra Hezbollah e i civili della zona, uno dei suoi figli era stato ucciso in combattimento nel 2024 e un altro era stato ferito nell’operazione dell’intelligence israeliana che aveva colpito in pochi minuti migliaia di combattenti Hezbollah a cui erano stati distribuiti cercapersone trasformati in piccole bombe.

Un’ambulanza con i feriti dall’esplosione dei loro cercapersone, tra la folla vicino all’ingresso di un ospedale di Beirut, Libano, 17 settembre 2024 (AP Photo/Hassan Ammar)

Turmus sapeva di essere sorvegliato dai droni israeliani e non cambiava più telefono, una misura di sicurezza base per ostacolare le intercettazioni elettroniche, perché diceva che «tanto è inutile».

Il conflitto tra Israele e Hezbollah dura da più di quarant’anni. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, Hezbollah cominciò una guerriglia a bassa intensità lungo la linea di separazione con Israele, fatta di attacchi quotidiani con razzi e missili e tentativi di infiltrazione con squadre armate. Il governo israeliano ordinò ai civili israeliani di evacuare dalla regione a ridosso della linea di separazione.

Dopo meno di un anno di botta e risposta tutti i giorni, nel settembre 2024 le forze militari israeliane iniziarono operazioni militari massicce contro Hezbollah, favorite da informazioni d’intelligence accurate. Israele considerava Hezbollah in Libano una minaccia più pericolosa e urgente di Hamas nella Striscia di Gaza, e da anni raccoglieva una quantità enorme di informazioni sul gruppo libanese e sui suoi uomini.

A marzo Israele ha invaso il sud del Libano per occupare una zona profonda circa dieci chilometri e creare una fascia di sicurezza che dovrebbe rendere più difficili gli attacchi da parte di Hezbollah. L’idea del gvoerno israeliano, in sintesi, è: non siamo noi [israeliani] a dover evacuare, sono i libanesi. Nelle zone occupate l’esercito israeliano sta applicando il «modello Gaza», la devastazione sistematica dei centri abitati per renderli inabitabili. Il quotidiano israeliano Haaretz ha denunciato che i soldati stanno saccheggiando le case abbandonate dai libanesi e che i loro superiori li lasciano fare.

– Leggi anche: Nel sud del Libano Israele sta applicando il “modello Gaza”