Tra Iran e Stati Uniti è tutto fermo
Un ripasso di come siamo arrivati a questa situazione di stallo, che non sappiamo per quanto andrà avanti

La guerra in Medio Oriente è in una fase di stallo, perché i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono fermi e perché lo stretto di Hormuz è ancora chiuso. In realtà è più corretto parlare di due guerre: quella tra Stati Uniti e Iran e quella tra Israele e Hezbollah, in Libano.
Partiamo dalla prima. Dallo scorso 8 aprile tra Stati Uniti e Iran è in vigore un cessate il fuoco che Trump ha esteso a tempo indefinito, e che sta rispettando anche Israele. I bombardamenti si sono fermati.
La possibilità che ci siano nuovi negoziati però si sta complicando. I primi colloqui di pace – e finora ultimi – si sono tenuti tra l’11 e il 12 aprile in Pakistan, il principale paese mediatore, ma sono finiti senza un accordo a causa delle richieste inconciliabili delle parti su due questioni principali: il controllo dello stretto di Hormuz e il futuro del programma nucleare iraniano.
Per due volte nelle ultime due settimane Trump ha annunciato che una delegazione statunitense sarebbe partita di nuovo per il Pakistan, ma l’Iran non ha mai confermato la sua disponibilità a incontrarsi e alla fine entrambi i viaggi sono stati annullati. Ultimamente Trump ha iniziato a dire che se vuole negoziare l’Iran può semplicemente «chiamare al telefono».

Una donna cammina davanti a un murale propagandistico a Teheran, Iran, 25 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Intanto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, sta facendo una specie di tour diplomatico per conto suo, ossia senza incontrare gli Stati Uniti. Nel fine settimana è andato a Islamabad, la capitale del Pakistan, dove ha incontrato tra gli altri il suo omologo Ishaq Dar e Asim Munir, il capo dell’esercito pakistano e l’uomo più potente del paese. I colloqui si sono svolti di notte, in modo molto inusuale: secondo alcuni analisti Araghchi aveva fretta di andarsene dal Pakistan prima del possibile arrivo della delegazione statunitense (che però non è mai partita, come abbiamo detto).
Poi è andato in Oman, quindi di nuovo in Pakistan e ora è arrivato a Mosca, dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin. La Russia è uno dei principali alleati dell’Iran (insieme alla Cina), e dall’inizio della guerra ha aumentato la condivisione di informazioni di intelligence e di tecnologia militare con il regime.
Araghchi sta certamente discutendo di soluzioni per mettere fine alla guerra, ma non sappiamo esattamente su cosa si basino tutti questi colloqui.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi (a sinistra), e il capo dell’esercito pakistano Asim Munir a Islamabad, 25 aprile 2026 (Iranian Foreign Ministry via AP)
L’altra grande questione è lo stretto di Hormuz, che è ancora sostanzialmente chiuso e su cui vige il doppio blocco attuato dall’Iran e dagli Stati Uniti. Dallo stretto passava un quinto di tutte le esportazioni globali di petrolio e di gas naturale liquefatto, ma dall’inizio della guerra (quindi ormai da due mesi) l’Iran ne ha preso il controllo e fa passare pochissime navi, chiedendo in molti casi un pedaggio. Questo ha causato la più grave crisi energetica di sempre: le esportazioni dei paesi del Golfo sono enormemente diminuite, con conseguenze in tutto il mondo.
Da metà aprile anche gli Stati Uniti hanno iniziato a bloccare le navi in transito da e verso i porti iraniani, per togliere entrate all’Iran, danneggiarne ulteriormente l’economia e spingere il regime ad accettare un accordo. Per ora non sta funzionando. Per Trump chiudere la guerra lasciando lo stretto sotto il controllo dell’Iran sarebbe una grossa sconfitta, e quindi deve in qualche modo risolvere.
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Una nave cargo si dirige verso lo stretto di Hormuz, 22 aprile 2026 (AP Photo)
Da tempo ormai Trump mostra sempre più insofferenza per la guerra in cui si è impantanato, e sta cercando un modo accettabile per uscirne in fretta. Al contrario l’Iran vuole trovare un accordo soddisfacente e non è disposto a cedere sulle questioni che ritiene fondamentali, ossia il nucleare e il controllo dello stretto.
La situazione è resa ancora più complicata dalle fratture interne al regime iraniano, che nel corso della guerra sono diventate sempre più evidenti. Da un lato c’è la parte più politica, conciliante e disposta a trattare, rappresentata tra gli altri da Araghchi. Dall’altro c’è la componente militare, quella dei Guardiani della rivoluzione, che governano realmente il paese e che hanno posizioni assai più intransigenti e radicali.
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Abitanti in una casa danneggiata di Dahieh, nel sud di Beirut, 25 aprile 2026 (AP Photo/Hassan Ammar)
L’altra guerra è quella tra Israele e Hezbollah, il gruppo politico e militare libanese alleato dell’Iran. È in vigore un cessate il fuoco che è stato esteso fino al 17 maggio: il governo israeliano sta trattando con quello libanese, ma le posizioni dei due paesi sono lontane.
Il principale problema è che Israele ha invaso e sta occupando il sud del Libano, con l’intenzione dichiarata di creare una cosiddetta “zona cuscinetto” per respingere Hezbollah. Per il momento questa consiste in una fascia di circa 10 chilometri oltre la linea di separazione tra i due paesi (non è un vero confine), ma il governo israeliano ha parlato di estenderla e sta demolendo moltissimi edifici per rendere inabitabile la zona. Dall’inizio del cessate il fuoco Israele ha interrotto i bombardamenti su Beirut, la capitale del Libano, ma stanno continuando gli scontri con Hezbollah nel sud.
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