Foto di Chernobyl, 40 anni dopo
Nell'area attorno alla centrale nucleare quasi tutto è rimasto fermo, popolato solo da vegetazione, animali e qualche turista

altre
foto
La storia del disastro nucleare di Chernobyl, il 26 aprile di quarant’anni fa, è anche la storia dei 162 centri abitati che dovettero essere evacuati a causa dell’elevato livello di radiazioni in buona parte dell’Ucraina del nord. A Pripyat, la città più vicina alla centrale, un tempo vivevano più di 45mila persone, di cui oggi restano solo le tracce: palazzi residenziali abbandonati e banchi di scuola vuoti, edifici pubblici ormai malconci e giostre ferme dal 1986.
Oggi i 162 posti che vennero progressivamente abbandonati dopo il disastro sono ricordati da una serie di cartelli disposti lungo un vialetto nella cosiddetta “zona di alienazione” (o “zona di esclusione”), cioè l’area compresa entro i 30 chilometri dalla ex centrale nucleare dove la permanenza per lunghi periodi di tempo per precauzione è vietata. Qui piante ed erbacce hanno ricominciato a crescere sull’asfalto o a spuntare tra i palazzi; dopo l’abbandono degli esseri umani, l’area si è anche popolata di animali selvatici, tra cui cervi, lupi, orsi bruni e cani.
Anche se bisogna adottare alcune cautele, dal 2011 è possibile visitare alcune parti della “zona di alienazione” con visite turistiche. Chernobyl infatti è uno degli esempi più popolari del cosiddetto dark tourism, o “turismo della tragedia”, ovvero quello che si è sviluppato attorno a luoghi diventati noti per disastri naturali, incidenti o massacri in cui sono morte molte persone.
L’unità di misura usata per calcolare la quantità di radiazioni e i loro eventuali effetti sulla salute delle persone sono i sievert. In media una persona che non vive in zone contaminate viene esposta a 3 millisievert all’anno, molti meno di quelli considerati dannosi. Subito dopo il disastro di Chernobyl, l’area fu esposta a livelli di radiazioni da 0,1 a 300 sievert all’ora, pari cioè a oltre centomila radiografie in un’ora, e quasi un miliardo di volte superiori alla radiazione naturale.
Oggi secondo gli operatori turistici locali in una giornata passata sul posto si viene esposti a 0,003-0,005 millisievert, una quantità ritenuta sicura, per una visita occasionale di qualche ora. Va tenuto presente che attorno a Chernobyl ci sono ancora zone più contaminate di altre, in cui la quantità di radiazioni potrebbe effettivamente causare problemi di salute in caso di esposizioni prolungate. In queste zone le visite turistiche si fermano poco, oppure le evitano del tutto.
– Leggi anche: La storia del “ponte della morte” di Chernobyl































