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  • Domenica 26 aprile 2026

Cos’è la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca

L'evento a cui Trump stava partecipando sabato ha una lunga storia, da quando Bush scherzò sull'invasione dell'Iraq a «Obama out»

La cena dei corrispondenti del 1941, durante il discorso del presidente Franklin D. Roosevelt (AP Photo/Charles Tasnadi)
La cena dei corrispondenti del 1941, durante il discorso del presidente Franklin D. Roosevelt (AP Photo/Charles Tasnadi)
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La cena dei corrispondenti della Casa Bianca, quella in cui sabato ha cercato di entrare un uomo armato, è l’appuntamento annuale in cui si riuniscono i giornalisti che seguono la Casa Bianca insieme al presidente. Si tiene dal 1921 e negli anni è stata ingrandita, includendo nel pubblico anche imprenditori e persone famose e creando le sue tradizioni. Le principali sono un monologo del presidente, solitamente pieno di battute, e un altro discorso fatto da un comico o una comica che ha il compito di prenderlo in giro.

La cena è organizzata dalla White House Correspondents Association (WHCA), un’associazione indipendente che gestisce i rapporti fra la Casa Bianca e i suoi corrispondenti. I presidenti partecipano all’evento dal 1924 (il primo fu Calvin Coolidge) «per dimostrare un rispetto reciproco nei confronti del Primo Emendamento», quello che protegge la libertà di stampa, ha detto nel 2022 l’ex presidente della WHCA, Steven Portnoy. Le donne possono partecipare dal 1962, quando il presidente John F. Kennedy si rifiutò di presenziare fin quando l’evento fosse stato ristretto solo agli uomini.

Donald Trump in passato aveva partecipato alla cena come imprenditore, ma durante tutto il suo primo mandato (2017-2021) non ci era mai andato, per via del suo pessimo rapporto con la stampa. Era stato l’unico presidente a non aver mai partecipato per un intero mandato. Quest’anno invece aveva deciso di presentarsi, ma al posto di un comico era stato invitato Oz Pearlman, un celebre mentalista: stava facendo uno dei suoi trucchi vicino a Trump e alla First Lady, Melania Trump, nel momento in cui la sicurezza è intervenuta per scortarli fuori. La cena è stata interrotta prima che Trump potesse fare il suo discorso.

Il monologo del comico Hasan Minhaj alla prima cena dei corrispondenti dopo l’elezione di Trump nel 2017. Minaj salì sul palco e fece immediatamente una battuta su Trump, che non era presente, dicendo che aveva promesso che sarebbe stata la sua unica battuta sul presidente che «non sa stare agli scherzi». Continuò a farne tantissime, inclusa una in cui disse che il presidente russo Vladimir Putin era il vero capo degli Stati Uniti.

Negli anni sono stati diversi i momenti memorabili, quasi tutti legati ai monologhi comici, iniziati durante la presidenza di Ronald Reagan. Nel 1983 però fu proprio Reagan a decidere di non eseguire il discorso che si era preparato, poiché nello stesso giorno aveva ricevuto i corpi dei 17 cittadini statunitensi uccisi nell’attentato all’ambasciata statunitense a Beirut, in Libano. Al tempo era stato il peggior attentato della storia contro una missione diplomatica americana.

«Mi rendo conto che il piano originale prevedeva che io, in un certo senso, mi guadagnassi la cena. In realtà, ero preparato, non proprio a cantare, ma a fare ciò che vi aspettavate», aveva detto Reagan, per poi spiegare che considerava il suo monologo inopportuno in quelle circostanze.

Il presidente Ronald Reagan guarda sua moglie Nancy Reagan parlare durante la cena del 1987 (AP Photo/Charles Tasnadi).

Fra i discorsi dei presidenti che sono rimasti nella storia c’è quello di George W. Bush nel 2004. L’anno precedente gli Stati Uniti avevano invaso l’Iraq sulla base della premessa, data per certa dall’amministrazione di Bush e in realtà senza fondamento, che il dittatore iracheno Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa che minacciavano la sicurezza degli Stati Uniti.

Un anno dopo già era chiaro che quelle affermazioni, se non proprio false, erano per lo meno esagerate. Alla cena Bush cercò di sdrammatizzare mostrando delle foto di sé stesso mentre cercava le armi di Saddam Hussein dentro alla Casa Bianca. Mentre mostrava una foto che lo ritraeva guardare sotto ai mobili dello Studio Ovale disse: «Quelle armi di distruzione di massa devono pur essere qui da qualche parte», una battuta che prese il pubblico, ma offese alcuni veterani (più di 130mila soldati statunitensi erano al tempo stanziati in Iraq), fra cui l’allora senatore Democratico John Kerry, che pochi mesi dopo fu battuto da Bush alle presidenziali.

Il presidente George H. Bush, padre di George W. Bush, ride durante il monologo del comico Jim Morris alla cena del 1989 (AP Photo/J. Scott Applewhite)

Bush è stato anche l’obiettivo di uno dei monologhi più duri mai pronunciati durante la cena, quello del presentatore Stephen Colbert nel 2006, allora conduttore del celebre telegiornale satirico The Colbert Report. Con le sue battute, Colbert ironizzò sul bassissimo indice di gradimento di Bush e lo descrisse come un presidente incapace di modificare le sue convinzioni sulla base della realtà in evoluzione. Criticò i generali che stavano «in piedi davanti a una fila di computer» e ordinavano «agli uomini di andare in battaglia», riferendosi alla guerra in Iraq, e anche i giornalisti presenti alla cena, sostenendo che negli ultimi anni avessero protetto l’amministrazione Bush.

Al tempo circolò la voce che Bush, che sorrise per tutta la durata del monologo, fosse in realtà furioso con Colbert, e l’anno dopo venne ingaggiato un comico molto meno famoso, Rich Little. Gran parte della stampa criticò o ignorò il monologo di Colbert, che tuttavia resta uno dei più famosi della storia della cena.

Un altro presidente i cui monologhi sono rimasti nella memoria collettiva, anche per la vicinanza nel tempo, è Barack Obama: la conclusione del suo discorso alla sua ultima cena dei corrispondenti, nel 2016, in cui fece cadere il microfono dicendo «Obama out», fu ricondivisa moltissimo e diventò presto un meme.

Il discorso di Obama alla cena del 2011, invece, è indicato come uno dei motivi che hanno portato Donald Trump a candidarsi alla presidenza nel 2016 (nonostante Trump l’abbia poi negato). Al tempo Trump era un imprenditore conosciuto principalmente come conduttore del reality show The Apprentice. In quel periodo però si era fatto notare anche per essere uno dei principali sostenitori della teoria cospirazionista (falsa) secondo cui Obama sarebbe in realtà nato in Kenya, e quindi non avesse il diritto di essere presidente degli Stati Uniti (un ruolo che possono ricoprire solo le persone nate nel paese).

Nel suo discorso Obama prese molto in giro Trump, che era presente alla cena. Annunciò di stare per mostrare un video della sua nascita e poi proiettò una scena del Re Leone, poi disse: «So che ultimamente è stato oggetto di critiche, ma nessuno è più orgoglioso di mettere a tacere questa questione del certificato di nascita quanto Donald. Ora può concentrarsi sulle questioni che contano. Ad esempio, abbiamo simulato lo sbarco sulla Luna? Cosa è realmente accaduto a Roswell? E dove sono Biggie e Tupac?»

Lo prese poi in giro per il suo ruolo in The Apprentice, riferendosi alla sua recente decisione di eliminare uno dei concorrenti: «È proprio questo il tipo di decisione che mi terrebbe sveglio la notte. L’ha gestita bene, signore. Proprio bene». Fu una battuta che funzionò specialmente una volta che si seppe che in quelle ore Obama aveva appena ordinato l’uccisione di Osama bin Laden, capo dell’organizzazione terroristica islamista Al Qaida e il principale organizzatore degli attentati dell’11 settembre 2001.