Migliaia di sfollati stanno rientrando nel sud del Libano
Approfittando del cessate il fuoco con Israele, che però sta continuando a demolire edifici, case e scuole

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Negli ultimi due giorni in Libano migliaia di sfollati del sud si sono messi in viaggio per tornare nelle aree a sud del fiume Zahrani, evacuate dall’esercito israeliano, dopo che alle 23 di giovedì è entrato in vigore l’accordo per il cessate il fuoco tra il governo libanese e Israele.
Molti rischiano di trovare le proprie case molto danneggiate o completamente distrutte. Sui social circolano foto dell’autostrada costiera del Libano (la principale strada che corre lungo la costa del paese e collega le città dal nord al sud) intasata da un traffico molto intenso, con centinaia di auto cariche di materassi e altri oggetti personali.
L’accordo prevede tra le altre cose la fine dei bombardamenti israeliani sul Libano, che sono stati pesantissimi e hanno ucciso più di 2.000 persone, e degli attacchi di Hezbollah verso Israele, ma ci sono molti dubbi sulla sua tenuta. Domenica il quotidiano Haaretz, citando fonti militari, ha scritto che l’esercito israeliano sta continuando a demolire case, edifici pubblici e scuole in una più ampia operazione con cui dice di voler «ripulire l’area» (sono le parole usate dalle fonti consultate da Haaretz).
I comandanti sentiti da Haaretz dicono che Israele sta impiegando decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori manovrati da ditte private appaltatrici, e che alcuni lavoratori sono pagati in base al numero di strutture distrutte. Una fonte rimasta anonima e citata dal quotidiano ha aggiunto che alcune di queste ditte avrebbero già lavorato nella Striscia di Gaza, dove la demolizione degli edifici era così ampia e sistematica che l’esercito aveva usato aziende che spesso avevano legami con gruppi estremisti.
Il cessate il fuoco in Libano tra il governo libanese e Israele si è aggiunto a quello già in corso tra Israele, Stati Uniti e Iran, annunciato l’8 aprile. Secondo varie ricostruzioni, è stato in pratica forzato dal presidente statunitense Donald Trump, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, suo alleato, avrebbe voluto continuare la guerra (anche quella con l’Iran).
La più grossa incognita di questo secondo accordo è come si comporterà Hezbollah, che per ora lo sta rispettando. Hezbollah è il gruppo radicale che è una sorta di stato nello stato in Libano, e non era stato coinvolto nei negoziati, che anzi aveva sconfessato. Soprattutto, Hezbollah è un alleato dell’Iran, che lo arma e dunque ha grande influenza sul gruppo.
Se Hezbollah continuasse a rispettare il cessate il fuoco, sarebbe probabilmente un segnale della volontà dell’Iran di fare davvero un accordo di pace con gli Stati Uniti. Se invece il gruppo dovesse riprendere i lanci di razzi, Israele sicuramente risponderebbe, vanificando il cessate il fuoco e mettendo a repentaglio i negoziati statunitensi con l’Iran.
Nonostante il cessate il fuoco, sabato nel sud del Libano è stato ucciso un soldato francese che faceva parte dell’UNIFIL, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Libano: il presidente francese Emmanuel Macron ha attribuito la responsabilità a Hezbollah, che invece ha negato ogni coinvolgimento.
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