E quindi ora cosa succede ai siti porno?

Per quelli italiani inclusi nella lista dell'Agcom entra in vigore l'obbligo di verificare l'età, per gli altri, compresi i più grossi, ci sono tre mesi di tempo

Una schermata di verifica dell'età per poter accedere a YouPorn nel Regno Unito (EPA/Neil Hall)
Una schermata di verifica dell'età per poter accedere a YouPorn nel Regno Unito (EPA/Neil Hall)
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Aggiornamento del 13 novembre: i siti porno che non hanno sede giuridica in Italia, e cioè la grande maggioranza, hanno altri tre mesi di tempo per adeguarsi all’obbligo di verificare la maggiore età degli utenti, entrato in vigore il 12 novembre per i siti italiani. Era una tempistica che era stata descritta dall’Agcom nella delibera con cui aveva introdotto l’obbligo, ma una diffusa interpretazione aveva erroneamente inteso che sarebbe entrato in vigore per tutti i siti dallo stesso giorno, appunto il 12 novembre. Anche il Post aveva erroneamente dato conto di quella interpretazione. Questo articolo è stato modificato successivamente per riportare l’interpretazione corretta.

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A partire da mercoledì i siti porno con sede in Italia saranno obbligati a verificare l’età degli utenti italiani che vogliono visitarli, in modo da bloccare l’accesso ai contenuti pornografici ai minori di 18 anni. I siti porno con sede all’estero, cioè la grande maggioranza, compresi quelli più popolari come Pornhub e YouPorn, avranno invece altri tre mesi per adeguarsi. Dal primo febbraio 2026, se non certificheranno la maggiore età degli utenti, rischieranno multe fino a 250mila euro e un potenziale oscuramento del sito da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom).

È una cosa che, formalmente, si sapeva da un po’ (era prevista dal “decreto Caivano” approvato dal governo Meloni nel 2023), ma non se ne parlava quasi per niente e non si sapeva come sarebbe stata concretamente prevista la verifica dall’Agcom. Quando l’obbligo è stato annunciato il 31 ottobre, quindi, ha preso quasi tutti alla sprovvista: sia i milioni di italiani che frequentano siti porno, sia gli operatori che gestiscono questi siti, che in larga parte hanno scoperto dai giornali di doversi adeguare alla normativa nell’arco di 12 giorni, come tutti gli altri.

Nella lista pubblicata da Agcom il 31 ottobre – e che dovrebbe essere ampliata nei prossimi mesi – erano infatti presenti sia i siti porno più noti, come Pornhub e YouPorn, ma anche siti molto più piccoli e sconosciuti e piattaforme che non contengono esclusivamente contenuti porno, come OnlyFans. Alcuni siti molto famosi e frequentati sono invece per ora esclusi.

Anche tra i gestori dei siti con sede all’estero c’è stata una certa confusione. Un portavoce di xHamster, uno dei più grandi siti porno al mondo, racconta che l’azienda ha scoperto di essere soggetta a questa legge il 31 ottobre, tramite il sito di Agcom. «Sfortunatamente nessuno ci ha informati direttamente, né c’è stata alcuna iniziativa volta a discutere la questione con noi in precedenza», spiega. Hanno passato le due settimane successive a cercare di capire se avrebbero dovuto adeguarsi o se avrebbero avuto altri tre mesi di tempo.

L’Agcom ha sottolineato che la verifica dell’età non dovrà essere svolta direttamente dai siti porno, ma da “soggetti terzi certificati”, ovvero aziende specializzate nella verifica dell’età. In particolare, l’Agcom considererà conformi soltanto i sistemi di verifica dell’età che assicurano il cosiddetto “doppio anonimato”. Si tratta di sistemi in cui il soggetto terzo che compie la verifica non sa a quale sito l’utente vuole accedere nello specifico, e il sito porno non conosce l’identità dell’utente che vuole visitarlo, ma sa soltanto se è maggiorenne o meno. Né il sito né il “soggetto terzo” possono raccogliere i dati personali degli utenti né profilarli a fini pubblicitari.

Per accedere ai siti porno, quindi, non verrà richiesto il Sistema Pubblico di Identità Digitale (il cosiddetto SPID) né la carta d’identità elettronica. Dato che non esistono neanche app pubbliche nazionali che permettono di svolgere una verifica dell’età di questo tipo, le verifiche sono affidate a una serie di aziende private che sostengono di essere affidabili e conformi ai requisiti dell’Agcom.

L’Agcom stessa, però, non ha rilasciato nessun elenco ufficiale di aziende che ritiene idonee, e tutti i siti inclusi nella lista, se hanno deciso di adeguarsi, hanno dovuto individuare e valutare autonomamente le aziende che dichiarano di essere conformi. Una volta selezionato il “soggetto terzo certificato” a cui affidarsi, hanno dovuto prendere accordi economici per il servizio di verifica, una spesa che comunque per forza di cose viene sostenuta dal sito, anche perché se fosse a carico degli utenti pochissimi la pagherebbero. In media, il costo unitario per utente sostenuto dai siti si aggira tra 1 centesimo e 3 centesimi di euro per ogni singola verifica: tanto.

Nella pratica, quindi, da mercoledì chi visiterà la homepage dei siti italiani inseriti nella lista dell’Agcom si troverà con ogni probabilità di fronte a una schermata che chiede il consenso a reindirizzare l’utente verso una piattaforma di verifica dell’età. Il processo e la sua durata dipenderanno dal servizio specifico scelto da ogni singolo sito, ma i metodi di verifica più diffusi in paesi come Francia e Regno Unito sono due.

Il primo consiste nell’utilizzare la webcam del computer o del telefono per scattare un selfie o registrare un video che verrà analizzato da un’intelligenza artificiale, la quale valuterà se si è maggiorenni o meno. Il sito francese 20 Minutes ha provato vari servizi che offrono questo tipo di verifica e ha notato che molto spesso si aggirano facilmente piazzando una foto o un breve video di un adulto davanti alla telecamera. Il secondo sistema prevede invece di registrare un breve video-selfie con la telecamera del computer e poi caricare un documento di identità, in modo che un’intelligenza artificiale faccia un confronto tra le due immagini e confermi che si tratta della stessa persona. Anche in questo caso, alcuni servizi lo fanno in modo più rigoroso di altri.

Non è ancora chiaro se i servizi che verranno introdotti dai vari siti attivi in Italia utilizzeranno questi sistemi o altri ancora, e quindi se sarà necessario utilizzare per forza la webcam. Non si sa ancora nemmeno se tutti i siti della lista si adegueranno alla richiesta di verificare l’età: alcuni potrebbero decidere di non farlo, esponendosi al rischio di ricevere una multa.

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I siti più piccoli, che finora non avevano mai dovuto verificare l’età in alcun altro paese e non hanno quindi dei precedenti a cui ispirarsi nella scelta del soggetto terzo a cui affidarsi, sono in particolare difficoltà a incorporare la verifica dell’età sulle proprie piattaforme e soprattutto a sostenere i costi della verifica. Altri, come OnlyFans, Pornhub o YouPorn probabilmente si affideranno alle piattaforme di verifica dell’identità con cui già collaborano nel Regno Unito e in Francia, dove ci sono leggi simili.

In ogni caso, i siti inseriti nella lista dell’Agcom si aspettano di perdere gran parte dei propri utenti abituali nelle prossime settimane. «Sulla base della nostra esperienza nell’implementazione della verifica dell’età in Francia e nel Regno Unito, possiamo dire di aver subito delle perdite significative – fino al 90 per cento – in termini di visitatori e traffico subito dopo l’implementazione. Non prevediamo alcuna differenza nel mercato italiano», dice il portavoce di xHamster.

Una delle questioni principali, infatti, è che tantissime persone – i minorenni, ovviamente, ma anche molti adulti – non hanno nessuna intenzione di fornire i propri dati anagrafici in modo da poter visitare siti porno, nonostante le garanzie di anonimato. E quindi, messi di fronte a questo obbligo, finiscono per fare principalmente due cose: cercare siti alternativi, spesso più loschi e meno controllati, per guardare comunque contenuti porno, oppure scaricare un servizio VPN, che tra le altre cose permette di fingere di connettersi a internet da un altro paese, dove leggi di questo tipo non sono in vigore.

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«Abbiamo già visto come va in questi casi. Negli Stati Uniti, in Louisiana, Pornhub è stato uno dei pochi siti a conformarsi alla nuova legge. Da allora, il nostro traffico in Louisiana è diminuito di circa l’80%. Nel Regno Unito, dopo aver implementato la verifica dell’età come raccomandato dal governo, il nostro traffico è diminuito di quasi l’80%», ha detto un portavoce di Pornhub. «Queste persone non hanno smesso di cercare contenuti pornografici. Sono semplicemente migrate verso angoli più oscuri di Internet che non chiedono agli utenti di verificare l’età, che non rispettano la legge, che non prendono sul serio la sicurezza degli utenti e che spesso non moderano nemmeno i contenuti. In pratica, le leggi hanno solo reso Internet più pericoloso per adulti e bambini».