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  • Venerdì 10 ottobre 2025

Macron ha nominato di nuovo Sébastien Lecornu primo ministro

Cioè quello che si era dimesso lunedì, aprendo l'ennesima crisi di governo

Sébastien Lecornu durante il discorso delle sue dimissioni, l'8 ottobre
Sébastien Lecornu durante il discorso delle sue dimissioni, l'8 ottobre (Stephanie Lecocq, Pool via AP)
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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha ridato l’incarico di primo ministro a Sébastien Lecornu, che si era dimesso lunedì perché privo di sufficiente consenso sia in parlamento sia all’interno della coalizione di centro e destra del presidente. Macron gli aveva chiesto di restare in carica fino a mercoledì e poi aveva detto che avrebbe preso una decisione nelle 72 ore successive, cioè entro venerdì sera.

Il presidente aveva tre opzioni: nominare un nuovo primo ministro, indire elezioni anticipate in un momento in cui l’estrema destra del Rassemblement National è nettamente prima nei sondaggi; oppure dimettersi, cosa che ha sempre escluso di fare. Ha scelto la prima ma la conferma di Lecornu è sorprendente visto che il suo governo era imploso in meno di un giorno dalla presentazione e che, secondo i giornali francesi, gli aveva detto di non avere intenzione di riprovarci.

In un post sui social Lecornu ha spiegato di aver accettato per senso del dovere e per porre fine all’instabilità politica che sta danneggiando l’immagine della Francia. Ha detto che l’obiettivo prioritario resta l’approvazione della contestata legge di bilancio entro fine anno, cioè il passaggio su cui erano caduti entrambi i suoi predecessori: François Bayrou e Michel Barnier. Lo schieramento del presidente, infatti, non ha la maggioranza in parlamento e dipende da accordi temporanei con altri partiti.

Lecornu ha posto alcune condizioni, una delle principali è che i componenti del prossimo governo rinuncino alle «ambizioni presidenziali per il 2027», cioè alle elezioni al termine del secondo mandato di Macron. Già nel discorso delle dimissioni Lecornu aveva rimproverato un pezzo della sua coalizione di anteporre al bene del paese i calcoli politici, senza nominare il leader dei Repubblicani (di destra) e ministro dell’Interno uscente Bruno Retailleau, che era stato all’origine della crisi.

Secondo i Repubblicani il nuovo governo era troppo simile al precedente di Bayrou, di cui erano stati confermati 12 ministri su 18. Gli alleati avevano contestato, in particolare, il ritorno dell’ex ministro Bruno Le Maire, un fedelissimo di Macron, che poi aveva rinunciato all’incarico. È probabile, pertanto, che stavolta Lecornu rinnovi di più la composizione dell’esecutivo.

Non è per niente scontato che, al secondo giro, Lecornu riesca a trovare abbastanza appoggi in parlamento per la legge di bilancio. Prima di dimettersi, stava cercando quello dei Socialisti, anche promettendo di annullare alcune delle misure più impopolari di Bayrou, ma venerdì sera loro si sono affrettati a smentire di avere un accordo con lui. La loro condizione, una riforma delle pensioni, è peraltro irricevibile per i Repubblicani.

Le principali forze dell’opposizione, Rassemblement national e La France insoumise (LFI) di sinistra radicale, hanno subito detto che proveranno a sfiduciare Lecornu.

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