Per Péter Magyar il difficile arriva adesso
A un mese dalle elezioni in cui ha sconfitto Viktor Orbán è diventato primo ministro dell'Ungheria: ora deve governare

Sabato la bandiera dell’Unione Europea è tornata a sventolare dalla facciata del parlamento dell’Ungheria per la prima volta dal 2014, quando il primo ministro di estrema destra Viktor Orbán l’aveva fatta rimuovere per mostrare la sua opposizione nei confronti delle istituzioni europee. Sempre sabato, nel palazzo neogotico del Parlamento ungherese, Péter Magyar ha giurato come nuovo primo ministro, dopo aver battuto Orbán il mese scorso in elezioni storiche per il paese. Nel suo primo discorso, ha esortato la popolazione a «scrivere la storia ungherese» e ha parlato di «cambio di regime».
Alle elezioni dello scorso mese Tisza, il partito di Magyar, aveva stravinto, ottenendo 141 seggi su 199 totali. Fidesz, il partito di Orbán, aveva subìto una sconfitta storica, sull’onda del malcontento economico e degli scandali di corruzione che avevano coinvolto il governo dell’ex primo ministro.

La bandiera europea sulla facciata del parlamento ungherese, 9 maggio 2026 (Ansa)
Magyar è un politico conservatore e un ex alleato di Orbán, ma ha promesso di ripristinare le garanzie democratiche indebolite dall’autoritarismo di Orbán, di recuperare i rapporti con l’Unione Europea e di combattere la corruzione, tra le altre cose.
Nel mese trascorso tra le elezioni e l’insediamento, Magyar ha fatto varie azioni e annunci di grande valore simbolico come il ripristino della bandiera europea in parlamento. Tra le altre cose ha annunciato un governo composto per oltre un quarto da ministre donne (un numero record per l’Ungheria) e ha annunciato che per la prima volta il vicepresidente del parlamento sarà di etnia rom, che è una minoranza numerosa e molto invisa in Ungheria (si chiama Krisztián Koszegi).

Sostenitori di Magyar fuori dal parlamento per festeggiare il suo insediamento, 9 maggio 2026 (AP Photo/Denes Erdos)
Dopo gli annunci e il simbolismo, Magyar dovrà cominciare a governare, e ora arriva il difficile.
Magyar ha due grossi vantaggi dalla sua parte. Il primo è che Tisza ha una maggioranza di oltre i due terzi del parlamento, più che sufficiente per cambiare la costituzione e di fatto rimuovere ogni possibile ostacolo legislativo che l’opposizione potrebbe cercare di mettergli davanti.
Inoltre, almeno per il momento, gode della fiducia della stragrande maggioranza della popolazione. Secondo un sondaggio di Median, una società di statistica indipendente, il 72 per cento degli ungheresi ritiene che Magyar sia adeguato a governare il paese.
Tra le sue prime misure Magyar ha annunciato che intende creare un’autorità anticorruzione e un’autorità che abbia per compito quello di recuperare i beni dello stato persi a causa della corruzione. Ha annunciato anche che chiuderà la televisione e la radio pubblica – ritenute troppo politicizzate e vicine a Orbán – e che le sostituirà con nuovi media indipendenti.
Più in generale, Magyar intende rimuovere dalle cariche pubbliche e dai posti di potere quelle che lui definisce «le marionette di Orbán»: in 16 anni al potere, Orbán ha monopolizzato buona parte delle istituzioni, insediandovi persone a lui fedeli.

La cerimonia di insediamento del governo di Magyar, 9 maggio 2026 (AP Photo/Denes Erdos)
Magyar ha anche grossi ostacoli: nonostante la maggioranza dei due terzi in parlamento, alcune importanti figure istituzionali come il presidente della Repubblica, il procuratore capo (che in Ungheria non fa parte del governo) e vari membri di alto livello della magistratura sono fedeli a Fidesz. Non a caso Magyar ha chiesto fin da subito dopo le elezioni le dimissioni del presidente della Repubblica.
Magyar corre inoltre il rischio che il suo sostegno pubblico si frammenti. L’enorme successo di Tisza il mese scorso è in parte attribuibile al carisma personale del suo capo, e in parte al malcontento nei confronti del sistema di potere corrotto di Orbán. Per questo Magyar è stato votato tanto da elettori conservatori delusi da Orbán quanto da elettori progressisti che hanno visto in lui l’unica speranza di liberarsi dal regime.
Ora Magyar dovrà cercare di tenere assieme queste due tendenze nel suo elettorato. Le decisioni più difficili arriveranno sulle questioni più divisive. Per esempio sull’immigrazione ha già annunciato che manterrà le politiche restrittive di Orbán. Sulla difesa dei diritti della comunità LGBT+, invece, è stato più vago.
I suoi sostenitori più progressisti, per esempio, sperano che il nuovo governo cancelli una legge del 2021 che di fatto paragona l’omosessualità alla pedofilia e limita i diritti delle persone omosessuali. Ma Magyar non si è espresso su questa legge per non rischiare di mettersi contro il suo elettorato più conservatore, anche perché Orbán e l’opposizione cercano in ogni modo di presentarlo come un ultraprogressista e uno schiavo dell’Unione Europea.



