Una manifestazione di gruppi di estrema destra a Varsavia, in Polonia, lo scorso 11 novembre (Attila Husejnow/ SOPA Images via ZUMA Wire, ANSA)
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  • domenica 30 Maggio 2021

I social network di Ungheria e Polonia per far circolare le idee di estrema destra

Si chiamano Hundub e Albicla, sono appoggiati dai rispettivi governi e vorrebbero diventare un'alternativa a Facebook e Twitter

Una manifestazione di gruppi di estrema destra a Varsavia, in Polonia, lo scorso 11 novembre (Attila Husejnow/ SOPA Images via ZUMA Wire, ANSA)
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Da qualche mese Polonia e Ungheria, due paesi membri dell’Unione Europea da tempo accusati di limitare la libertà di espressione e di stampa all’interno dei propri confini nazionali, hanno sviluppato due social network per garantire la circolazione di idee di estrema destra, a volte censurate dalle grandi piattaforme come Twitter e Facebook. Il social polacco si chiama Albicla e quello ungherese Hundub: entrambi promettono di “difendere la libertà di espressione” e i valori della destra conservatrice, come per esempio quelli che vorrebbero negare i diritti delle persone della comunità LGBT+.

Albicla e Hundub seguono il modello del social network statunitense Parler, uno dei più usati dalla destra americana come alternativa a Facebook e Twitter, in particolare dopo l’espulsione dell’ex presidente americano Donald Trump dalle principali piattaforme, lo scorso gennaio.

Proprio il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, espresso dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS, la sigla in polacco), aveva commentato l’espulsione in un post su Facebook dicendo che «né gli algoritmi né i proprietari delle multinazionali dovrebbero decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato»; sia il governo polacco che quello ungherese avevano quindi iniziato a fare pressione affinché i social network permettessero la condivisione di tutti i contenuti, anche quelli di estrema destra.

Secondo Adrian Shahbaz, direttore del programma “Tecnologia e Democrazia” della ong che si occupa di diritti civili Freedom House, la decisione di creare dei social network per così dire liberi dalla censura è particolarmente controversa, perché i governi «che per primi limitano la libertà di stampa adesso si stanno atteggiando a difensori della libertà di espressione».

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Il social network Albicla era stato presentato in Polonia lo scorso gennaio dal grosso editore che pubblica il settimanale populista di destra Gazeta Polska, lo stesso a cui si devono gli adesivi che nel 2019 comparvero nelle città polacche che si erano proclamate “libere dall’ideologia LGBT”.

Ad Albicla, il cui nome deriverebbe dalle parole latine albus aquila, cioè “aquila bianca”, un simbolo nazionale della Polonia, si erano iscritti subito anche molti funzionari di Diritto e Giustizia. Tomasz Sakiewicz, direttore di Gazeta Polska e uno tra gli utenti più noti di Albicla, aveva sostenuto che da quel momento sarebbe toccato alla destra «fare in modo che questo mondo continuasse a essere libero, soprattutto online».

Albicla

Il social network ungherese Hundub era stato lanciato in Ungheria un po’ prima, il 6 dicembre (Hundub prende il nome dal paese e dalla parola ungherese “dub”, che significa alveare).

Non è chiaro se nel suo sviluppo fosse stato coinvolto il governo, perché fino a fine gennaio la piattaforma risultava di proprietà di una compagnia offshore con sede in Belize. Secondo il quotidiano ungherese Magyar Nemzet, molto vicino al primo ministro ungherese Viktor Orbán, Hundub sarebbe stata un’alternativa ungherese senza censura a Facebook, che a dire del governo trattava i politici ungheresi in maniera iniqua.

A gennaio la ministra della Giustizia ungherese, Judit Varga, considerata vicinissima a Orbán, aveva detto che a suo parere i principali social network «limitavano la visibilità delle opinioni cristiane, conservatrici e di destra» e che in questo senso erano colpevoli di compiere «abusi sistematici» nei confronti della libera circolazione delle informazioni.

Pagina di iscrizione di Hundub (Hundub)

Rafal Pankowski, capo dell’organizzazione antifascista polacca Nigdy Wiecej (che vuol dire “mai più”), ha detto che già in passato c’erano stati vari tentativi di costruire una sorta di “Facebook polacco”, ma che nessuno era andato a buon fine; da tempo c’è invece una specie di “YouTube polacco”, chiamato wRealu24, che secondo Pankowski favorirebbe la diffusione di contenuti pericolosamente antisemiti e omofobi.

Secondo diversi osservatori, sia Albicla che Hundub hanno comunque diversi limiti e non riusciranno a raggiungere la stessa popolarità dei grossi social network, ancora molto usati sia in Polonia che in Ungheria. Per fare un confronto, il social network polacco ha 73mila utenti e quello ungherese ancora meno, circa 40mila. Secondo i dati raccolti sul portale Statista, invece, in Polonia usano Facebook circa 23,5 milioni di persone sui 38 milioni abitanti del paese, mentre in Ungheria gli utenti di Facebook sono circa 7 milioni, su una popolazione di meno di 10 milioni.

Entrambe le piattaforme sembrano inoltre avere notevoli lacune tecnologiche. Alla fine di dicembre Hundub aveva subito un grosso attacco informatico, mentre in seguito anche Albicla aveva dimostrato di avere problemi di sicurezza informatica. Già il giorno dopo la sua presentazione, i dati di migliaia di account di Albicla risultavano visibili online, mentre alcuni hacker erano riusciti a sostituire il logo del social network, una A verde e rosa con la piuma dell’aquila bianca, con una A coi colori della bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBT+.

Altri inoltre hanno creato su Albicla profili fasulli di Donald Trump o Papa Giovanni Paolo II, che sono poi stati rimossi, portando quindi il social network polacco a fare una cosa che andava contro le sue intenzioni iniziali: censurare profili o informazioni.