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  • Domenica 24 maggio 2026

Trump dice che un accordo è vicino, l’Iran non commenta

Non è la prima volta che il presidente degli Stati Uniti si sbilancia, senza che i due paesi facciano reali progressi nei negoziati

Donald Trump il 22 maggio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
Donald Trump il 22 maggio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
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Sabato sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto dichiarazioni molto ottimiste sulle trattative con l’Iran per mettere fine alla guerra, sostenendo che un accordo di pace sia stato «in larga parte negoziato», e che lo stretto di Hormuz sarà riaperto. Ma non è la prima volta che si dice fiducioso e si sbilancia in modi simili, senza che poi siano seguiti progressi concreti nei negoziati, anzi.

L’Iran non ha ancora commentato ufficialmente le dichiarazioni di Trump, ma in precedenza Esmail Baqaei, il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, aveva detto alla tv di Stato che Iran e Stati Uniti avevano effettivamente avvicinato le rispettive posizioni. Aveva però anche specificato che questo non significava che i due paesi avessero raggiunto un accordo su alcuni dei punti più importanti delle trattative.

Ha invece smentito la ricostruzione di Trump l’agenzia Fars, considerata molto vicina ai Guardiani della rivoluzione iraniani, il corpo armato più potente e intransigente del paese. Ha scritto che le dichiarazioni di Trump sono «inconsistenti con la realtà», e ha specificato che lo stretto di Hormuz rimarrà sotto il controllo dell’Iran.

La guerra iniziata da Stati Uniti e Israele quasi tre mesi fa sta causando enormi problemi all’economia e agli approvvigionamenti energetici globali, con gravi conseguenze anche sul tasso di popolarità di Trump, che per questo ha fatto continuamente annunci perentori, commenti spericolati e descrizioni false dello stato delle trattative. Nei giorni scorsi aveva per esempio minacciato un «grande attacco» contro l’Iran se non si fosse raggiunto entro il weekend un accordo, che a suo dire l’Iran stava «implorando».

Fino a qui gli Stati Uniti hanno insistito su tre punti fondamentali per un accordo di pace con l’Iran. L’Iran deve rinunciare al proprio programma nucleare, deve terminare il proprio blocco sullo stretto di Hormuz, e deve smettere di sostenere i gruppi attivi in altri paesi, in particolare Hamas nella Striscia di Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen. Finora l’Iran è stato intransigente e ha rifiutato queste richieste.

Diverse fonti a conoscenza dei colloqui hanno comunque detto di essere ottimiste. Il giornalista Barack Ravid di Axios, che durante tutta la guerra è stato spesso uno dei più informati sulle trattative, ha anche dato qualche informazione in più su quello che Stati Uniti e Iran starebbero discutendo: l’accordo prevederebbe un’estensione del cessate il fuoco per 60 giorni e la riapertura immediata dello stretto di Hormuz. L’Iran potrebbe tornare a vendere il proprio petrolio all’estero, cosa che al momento non può fare perché gli Stati Uniti intercettano le navi che vogliono partire o raggiungere i suoi porti.

L’accordo, secondo Axios, non conterrebbe indicazioni sul programma nucleare iraniano. Stati Uniti e Iran continuerebbero a negoziare sulla questione, che è una di quelle dove un accordo è stato finora più difficile. Tra le altre cose gli Stati Uniti hanno detto in passato che l’Iran dovrebbe rinunciare alle sue scorte di uranio arricchito, che sono fondamentali per realizzare una bomba atomica, una richiesta che fin qui l’Iran ha rifiutato.

Nei giorni scorsi i colloqui diplomatici erano diventati più intensi, in particolare dopo che il capo delle forze armate pakistane, Syed Asim Munir, era stato a Teheran dove aveva incontrato diversi importanti funzionari iraniani. Il Pakistan è stato il principale paese che ha cercato di mediare tra Stati Uniti e Iran.