Due serie, due modelli di streaming

"La regina degli scacchi" e "The Mandalorian" raccontano come Netflix e Disney stiano giocando nello stesso campionato, ma con tattiche diverse (almeno per ora)

A più di un mese dal suo arrivo su Netflix, la miniserie La regina degli scacchi è ancora il contenuto più visto in Italia tra quelli della piattaforma. Secondo dati forniti da Netflix, nelle ultime settimane la miniserie in sette episodi è stata la più vista del giorno in oltre 60 paesi e nel suo primo mese online è stata vista da «62 milioni di nuclei familiari» (i dati comunicati da Netflix sono sempre un po’ vaghi) e ha portato a un nuovo e rilevante interesse per gli scacchi e diverse cose che ci girano attorno.

Nel frattempo, dal 30 ottobre, su Disney+ stanno andando in onda gli episodi della seconda stagione di The Mandalorian, ambientata nel mondo nella galassia (lontana lontana) in cui si svolgono tutte le storie di Star Wars, e che tra le altre cose già un anno fa si era fatta notare per il suo “Baby Yoda“. Anche in questo caso non ci sono dati certi e numeri precisi su quante persone stiano guardando la nuova stagione – il cui ultimo episodio sarà online dal 18 dicembre – ma diverse stime e analisi mostrano che la serie è da settimane il contenuto più popolare su Disney+ e che è stata in grado di convincere un rilevante numero di utenti ad abbonarsi (o ri-abbonarsi) al servizio.

Due premesse un po’ lunghe per dire che – in questi ultimi mesi di questo strano anno in cui lo streaming si è preso importanti pezzi di quello che fino a un anno fa era cinema – queste sono le due serie probabilmente più viste al mondo. E per parlare di quanto La regina degli scacchi e The Mandalorian siano contenuti (e prodotti) molto diversi ma ognuno a suo modo rappresentativo di quello che sono oggi Netflix e Disney, le due aziende che sono messe meglio nella grande competizione per l’offerta via streaming di contenuti audiovisivi a pagamento: una competizione talmente improvvisa e importante a cui negli Stati Uniti si fa spesso riferimento con l’espressione “streaming wars“.

– Leggi anche: Per quanto streaming c’è posto?

Netflix e Disney
Disney fu fondata quasi un secolo fa dai fratelli Roy e Walt e negli anni è diventata una multinazionale dell’intrattenimento (in quasi ogni sua forma); Netflix esiste da poco più di vent’anni e fu creata per vendere e noleggiare DVD via posta. Eppure, nel mondo dello streaming Netflix è la veterana e Disney è la nuova arrivata. A ben vedere, infatti, le due aziende sono direttamente concorrenti solo da un anno, cioè da quando Disney (che comunque già controllava servizi di streaming come Hulu e ESPN+) lanciò Disney+ negli Stati Uniti, entrando con l’artiglieria pesante nel mondo dello streaming.

Secondo i dati più recenti, relativi al terzo trimestre del 2020, Netflix ha 195 milioni di abbonati, accumulati in più di dieci anni e in quasi 200 diversi paesi. Disney+, invece, ha comunicato a novembre di avere più di 73 milioni di abbonati, tutti arrivati nell’ultimo anno (un numero di abbonati che prima del lancio Disney contava di raggiungere entro il 2024). I dati mostrano inoltre che da ormai diversi mesi Disney+ sta crescendo di più e più in fretta di Netflix, e mentre Disney+ ancora deve arrivare in diversi paesi, raccogliendo quindi molti nuovi possibili abbonati, c’è chi pensa che Netflix, già presente ovunque nel mondo, «sia ormai vicina al suo limite di crescita». Il numero di abbonati, però, è solo un pezzo della storia: perché c’è da contare quanto ogni azienda spende per i suoi nuovi contenuti (a oggi, Netflix molto di più) e quanto costa ogni abbonamento (oggi, in Italia, Disney+ costa 6,99 euro al mese o 69,99 all’anno e Netflix costa da 7,99 a 15,99 euro al mese, a seconda delle offerte).

– Leggi anche: I migliori film del 2020, scelti dal New York Times

Insomma, è difficile comparare davvero Netflix e Disney+ ed è impossibile sapere quanti spettatori abbiano visto La regina degli scacchi e The Mandalorian, e quanto la presenza di quel contenuto abbia contribuito (e in che parte) a farli arrivare o comunque a farli restare. Ma almeno due cose sono certe: la prima è che Disney+ sembra essere il principale rivale di Netflix; la seconda è che, come ha scritto Lucas Shaw su Bloomberg, queste due serie «incarnano la sfida in corso tra Netflix e Disney», al punto che è molto difficile, al momento, immaginarsi La regina degli scacchi su Disney+ o The Mandalorian su Netflix.

La sorpresa e l’attesa
Una prima grande differenza tra le due serie è che La regina degli scacchi è saltata fuori quasi dal niente, ed è diventata grande molto in fretta, senza che nessuno l’avesse davvero previsto. Non prende spunto da una storia nota e non è nemmeno ambientata in un mondo noto: anche il suo contesto (gli scacchi) può essere considerato respingente, nel senso che c’è il rischio che un non appassionato di scacchi non voglia guardare una serie in cui perfino il titolo originale è un riferimento a una mossa scacchistica (The Queen’s Gambit).

Parlando della serie (che è tratta da un romanzo del 1983 ora tornato molto di moda), il produttore Peter Friedlander – vicepresidente dell’area di Netflix che si occupa di serie e miniserie – ha scritto: «penso che nessuno di noi potesse mai immaginare che La regina degli scacchi sarebbe diventata il fenomeno globale che conosciamo ora o addirittura la nostra miniserie sceneggiata di punta», in grado di far diventare il romanzo un bestseller e di quintuplicare il numero di nuovi giocatori su Chess.com, un popolare sito per giocare a scacchi online

The Mandalorian, al contrario, è sempre stata una serie molto attesa, e lo è sempre stata proprio perché prende spunto da una storia nota ed è ambientata nel mondo di Star Wars, con cui un gran numero di spettatori ha grandissima familiarità, e alcuni di loro ce l’hanno dal 1977, quando uscì il primo film della saga (in cui, tra l’altro, già si giocava a una sorta di scacchi olografici, meglio noti come Dejarik).

Secondi i dati del sito Parrot Analytics, già ad agosto – un paio di mesi prima dell’uscita di entrambe le serie – la seconda stagione di The Mandalorian era di gran lunga la novità più attesa dell’autunno. Ad agosto, invece, in pochissimi sapevano anche solo dell’esistenza della miniserie La regina degli scacchi.

I bambini e il merchandising
Come ha scritto Shaw, La regina degli scacchi è la serie Netflix «per eccellenza»: drammatica, fatta da persone “da cinema”, scritta (e diretta) da uno sceneggiatore già due volte nominato all’Oscar, con una protagonista “imperfetta” che «esplora un angolo molto specifico di mondo». Una di quelle serie, secondo Shaw, con cui «Netflix si era fatta notare nei suoi primi anni, e che di recente aveva faticato a rifare».

Nonostante The Mandalorian tutto sia tranne che una serie comica, Shaw ha scritto anche di non credere che Disney si sarebbe data da fare per produrre La regina degli scacchi, perché è «una serie per adulti, che parla di abuso di droghe» e che non si presta – come invece quasi ogni contenuto Disney, anche quelli un po’ più aggressivi e quasi violenti – alla dicitura “per tutta la famiglia”.

– Leggi anche: Disney e la pandemia

The Mandalorian (così come per esempio Pirati dei Caraibi, un altro prodotto Disney) è per spettatori adulti, ma può andar bene anche per bambini e, meglio ancora, ragazzi. È fatta per incastrare il più possibile la passione del cinquantacinquenne che si ricorda ancora quando andò a vedere il primo Guerre Stellari, così come quelle dell’undicenne che a Natale riceverà in regalo un pupazzetto di Baby Yoda. Dal punto di vista di Disney, The Mandalorian è un mezzo per vendere oggetti, far visitare parchi a tema (quando si potrà di nuovo) e fare entrare (e non uscire) spettatori/consumatori in uno dei suoi grandi mondi narrativi. Netflix, invece, non ha prodotto La regina degli scacchi per vendere scacchiere a tema; e da tutto l’interesse per gli scacchi successivo alla serie non ha avuto grandi guadagni diretti. Non che non le interessi, ma non è il suo obiettivo principale, nemmeno con serie di grandissimo successo come Stranger Things.

L’uscita e la durata
Tutti e sette gli episodi di La regina degli scacchi sono disponibili dal 23 ottobre e, visto che dura sette ore, chi aveva voglia e tempo poteva finirlo il giorno stesso. E in quanto “miniserie” non prevede (ma mai dire mai) una nuova stagione. Seppur con particolari cure e qualità, è un contenuto che è stato fatto per essere consumato e discusso in fretta, pensato per prendersi l’attenzione e la curiosità di chi aveva appena finito qualche altra serie e che, magari, poco dopo avrebbe iniziato una nuova stagione di The Crown, dedicando a Diana Spencer le attenzioni che prima avrebbe dedicato a Garry Kasparov.

La seconda stagione di The Mandalorian, invece, è iniziata una settimana dopo La regina degli scacchi e ancora deve finire. È stata pensata per farsi desiderare già dall’estate, e per terminare giusto prima di Natale, proponendosi agli spettatori come un appuntamento settimanale da non mancare, come qualcosa da seguire insieme e di cui, se possibile, discutere dopo ogni episodio. E per proseguire il più possibile; o comunque contribuire nel maggior modo possibile a espandere ancora la galassia di Star Wars, magari diventando il tramite attraverso il quale diversi spettatori scoprono quella galassia, scegliendo poi di approfondirla, sempre su Disney+.

– Leggi anche: Hamilton, in streaming

Disney e Netflix
Seppur diverse e con obiettivi diversi, Disney e Netflix sono pur sempre in concorrenza, e pur mantenendo ognuna le sue peculiarità è probabile che entrambe vogliano diventare in parte quello che è l’altra.

Dal punto di vista di Disney+, questo vuol dire cercare di arricchire il proprio catalogo di novità, di contenuti totalmente nuovi e originali che vadano oltre i propri punti di forza (come Star Wars o l’Universo Marvel) e che convincano gli spettatori a restare abbonati anche tra una stagione e l’altra di una serie come The Mandalorian.

Per Netflix, invece, diventare come Disney+ vuol dire creare e rendere popolari mondi (e storie dentro a quei mondi) che creino un interesse più solido e duraturo, capace di andare oltre qualche settimana. Qualcosa che, in parte, è riuscita a fare con Stranger Things, un contenuto che sarebbe probabilmente andato benissimo a Disney (che però l’avrebbe forse sfruttato molto più di quanto Netflix non abbia fatto finora).

Tutto questo, sempre tenendo conto che finora la maggior parte del confronto diretto – sullo streaming – tra Netflix e Disney è avvenuto mentre nel mondo c’è una pandemia e con i cinema di mezzo mondo chiusi o comunque poco aperti e che sia Netflix che Disney si muovono in un contesto in cui la concorrenza è tanta e notevole.