I migliori film del 2020, scelti dal New York Times

Due classifiche di due critici, con molti film in comune ma due diversi primi posti: il nuovo "Borat" e il film italiano "Martin Eden"

(First Cow)
(First Cow)

A.O. Scott e Manohla Dargis, i due più importanti critici di cinema del New York Times, hanno scelto, come fanno ogni anno (e ogni anno decidendo di giocare un po’ d’anticipo) i migliori film dell’anno. Entrambi hanno presentato – e motivato – la loro personale classifica che riportiamo qui. Un anno fa Scott aveva messo al primo posto Honeyland, un documentario su un’apicoltrice macedone, e Dargis Dolor y Gloria, di Pedro Almodóvar. Quest’anno Dargis ha messo al primo posto il film italiano Martin Eden e Scott il sequel di Borat. Quando non è scritto dove si può vedere il film, è perché a oggi non è possibile vederlo legalmente dall’Italia.

 La classifica di Dargis

In un anno di «piccoli schermi», Dargis – che si definisce «fondamentalista del grande schermo» – ha scritto di aver avuto difficoltà a scindere i film da tutte le altre cose extra-cinematografiche che vedeva sui suoi piccoli schermi, ma di esserci comunque riuscito. A proposito del futuro del cinema ha scritto di non saper prevedere «come e quali film guarderemo» in futuro ma anche che «l’arrivo dello streaming ha aggiunto un nuovo capitolo a una storia [quella del cinema] che continuerà a sopravvivere a ogni azienda o crisi». Ma eravate qui per la classifica.

10. La ragazza d’autunno
Un film russo del 2019 (la classifica considera un film “del 2020” in base al suo arrivo del film negli Stati Uniti) diretto dal 29enne Kantemir Balagov. È ambientato nel 1945 a Leningrado, nell’Unione Sovietica, e ha per protagoniste due donne – un’infermiera e una madre tornata dal fronte e in cerca del figlio – in una città devastata dalla guerra appena terminata ma i cui segni sono ancora tanti e profondi. «Tragico, doloroso e incredibilmente diretto», ha scritto Dargis. Si può vedere su Amazon Prime Video.


9. The Forty-Year-Old Version
Una commedia scritta, diretta e interpretata da Radha Blank, in cui lei interpreta una versione di se stessa che, a New York, non riuscendo a sfondare nel teatro, prova a fare rap. «C’è la New York di Woody Allen, c’è quella di Spike Lee e ora c’è quella di Radha Blank», ha scritto Dargis, in quello che è senza dubbio un notevole complimento. Il film, in bianco e nero, è su Netflix.

8. Colectiv
Un «coinvolgente e a volte scioccante» documentario rumeno diretto da Alexander Nanau, sulle conseguenze, di vario tipo, di un grave incendio del 2015 in un locale di Bucarest, il Colectiv.

7. Mai raramente a volte sempre
Diretto da Eliza Hittman, un film drammatico su un’adolescente della Pennsylvania rurale e sul suo viaggio per riuscire ad abortire.


6. First Cow
Un film di cui si parla molto bene da mesi, ma che ancora non è arrivato in Italia. È basato sul romanzo del 2004 The Half-Life, è ambientato nell’Oregon del Diciannovesimo secolo. Dargis scrive: «è una dolce storia di amicizia maschile, un monito contro il ruvido individualismo». C’è, come da titolo, una mucca: secondo Dargis una mucca «adorabile».

5. Bacurau
È ambientato nel futuro prossimo in Brasile, in un villaggio sperduto e in un’area difficilmente raggiungibile, e parla del lutto degli abitanti della comunità locale in seguito alla morte di colei che era la matriarca, e di una successiva e misteriosa scomparsa del villaggio da ogni mappa. Secondo Dargis è «un esaltante incontro tra più generi, tra l’alto e il basso: divertente, bizzarro, sanguinoso e parecchio politico».

4. American Utopia
Un documentario di Spike Lee su un concerto a Broadway di David Byrne. Dargis suggerisce di cambiarne il titolo in “Spike e David sono qui per portarti via dal 2020”.

3. Gunda
Diretto dal russo Viktor Kossakovsky, un documentario in bianco e nero che segue la vita – la quotidianità, si può dire – di una scrofa, due mucche, e una gallina con una zampa sola. Gunda è il nome della scrofa.


2. City Hall
Un altro documentario: diretto da Frederick Wiseman, uno dei migliori di sempre, quando si parla di documentari. Qualche anno fa era piaciuto molto, anche al New York Times, il suo Ex Libris: The New York Public Librarye quest’anno Dargis ha invece apprezzato questo, che «ci porta dentro il municipio di Boston, dove uomini e donne aiutano a far funzionare una città, e la democrazia».

1. Martin Eden
Diretto da Pietro Marcello, è tratto da un omonimo romanzo di Jack London, solo che è ambientato a Napoli anziché a San Francisco e il protagonista è interpretato da Luca Marinelli, premiato al Festival di Venezia con la Coppa Volpi per il miglior attore. Martin Eden, che in Italia passò nei cinema nell’autunno 2019, si può vedere su Sky Go e Now TV.


La classifica di Scott

«L’ascesa dello streaming mi mette a disagio» ha scritto Scott introducendo la sua classifica «per la passività che genera nel pubblico e i compromessi estetici che deve fare, ma per ora sono grato che mi abbia permesso di poter vedere così tanti film». Nella classifica di Scott ci sono un paio di pari-merito, e quindi un po’ più di 10 film, e diversi titoli in comune con quella di Dargis.

10. Soul
È il film di animazione della Pixar che dal giorno di Natale si potrà vedere su Disney+, e secondo Scott è «un racconto lirico e metafisico» il cui messaggio, semplice, è che «è bello essere vivi».

9. Dick Johnson Is Dead
Un documentario di Kirsten Johnson sulla storia del padre, un ex psichiatra che soffre di demenza senile e che tra le altre cose mette in scena (grazie al padre) diversi modi, alcuni dei quali piuttosto buffi, in cui potrebbe morire. Del documentario, disponibile su Netflix – e che la piattaforma associa alle parole “spiritoso, profondo e emozionante” – Scott ha scritto: «Il risultato è divertente e scioccante, macabro ma anche straordinariamente umano».


8. American Utopia e Lovers Rock
Due film – del primo già abbiamo detto, il secondo è uno dei capitoli della miniserie Small Axe, diretta da Steve McQueen – che secondo Scott sono «guidati dalla musica e dal movimento dei corpi» e che sono «pieni di gioia e desiderio, riuscendo comunque a riconoscere quando dura possa essere la vita».

7. Bacurau
«Contro l’arroganza del potere, contro l’eredità della crudeltà coloniale e della schiavitù che ancora affliggono il Brasile, contro l’impulso autoritario per cancellare la storia, sopprimere la gioia e ignorare i messaggi che ci arrivano dal futuro» ha scritto Scott.

6. Palm Springs
Il film – che è disponibile su Amazon Prime Video con il titolo Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani – è una commedia che Scott presenta come «una variazione sul tema di Ricomincio da capo».

5. The Forty-Year-Old Version
Con riferimento a Radha Blank, Scott ha scritto che è «un bellissimo personaggio, un’ottima interprete e, soprattutto, una brillante regista» capace di capire «quel glorioso teatro che è New York».


4. Martin Eden
«Una sincera lettera d’amore e anche uno sfacciato atto di appropriazione culturale e immaginativa» ha scritto Scott, che ha aggiunto: «letteratura, politica, lotta di classe, sesso, c’è tutto in questa ribollente e perpetuamente sorprendente epica che cancella le distinzioni tra realismo e fantasia».

3. First Cow
«Un pacato studio sull’amicizia e una mordente critica al capitalismo», ha scritto Scott.


2. City Hall e Collective
Due film scelti anche da Dargis, che Scott ha messo insieme perché suggeriscono che «la pazienza e la rabbia sono virtù civiche vitali e complementari».

1. Borat – Seguito di film cinema
Scott ammette di non essere certo che dal punto di visto dell’arte cinematografica il seguito di Borat, disponibile su Amazon Prime Video, possa essere il miglior film dell’anno. Ma secondo lui è di certo «il film più 2020 di tutti». Perché racconta l’arrivo della pandemia e la campagna elettorale prima delle elezioni vinte da Joe Biden. Scott ha scritto anche che «quando la satira converge con il documentario, significa che entrambi hanno preso una strada senza uscita».

– Leggi anche: Piccola guida a Borat