(Chung Sung-Jun/Getty Images)
  • Scienza
  • venerdì 14 Febbraio 2020

Come si chiama il nuovo coronavirus

Prima lo abbiamo chiamato solo "nuovo coronavirus", poi 2019-nCoV e ora ci sono COVID-19 e SARS-CoV-2: qual è il nome giusto?

(Chung Sung-Jun/Getty Images)

A inizio settimana, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che per la malattia causata dal nuovo coronavirus emerso in Cina ha scelto il nome COVID-19. L’annuncio ha causato qualche incomprensione perché è avvenuto quasi contestualmente alla diffusione di un altro documento, da parte del comitato internazionale che si occupa della nomenclatura dei virus, nel quale si comunicava il nome scientifico del nuovo coronavirus: SARS-CoV-2. In poche ore, siamo quindi passati da avere una malattia e un virus che non avevano un nome definitivo ad averne due. Lo scarso coordinamento tra le due istituzioni ha portato alla circolazione di diverse notizie sbagliate, con articoli nei quali veniva usato il nuovo nome della malattia per definire il virus e viceversa.

Nuovo coronavirus, 2019-nCoV, COVID-19 e SARS-CoV-2
Iniziamo con un breve glossario per chiarire le idee.

Nuovo coronavirus
È il nome più utilizzato per il virus scoperto a Wuhan, in Cina, e che causa un’infezione delle vie respiratorie che in alcuni casi peggiora in polmoniti gravi, che possono rivelarsi letali. È una definizione generica, che si applica a un coronavirus appena scoperto e del quale non si conoscono ancora completamente le caratteristiche.

 2019-nCoV
La sigla deriva dalla definizione generica “nuovo coronavirus”. Le quattro cifre iniziali indicano l’anno di identificazione del virus, mentre la sigla “nCov” è l’abbreviazione per “nuovo coronavirus”. È un sistema provvisorio, che medici e ricercatori utilizzano da subito in attesa di avere un nome che definisca meglio le caratteristiche del virus.

COVID-19
È una sigla decisa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed è stata scelta per indicare la malattia causata dal nuovo coronavirus cinese. “CO” sta per “corona”, “VI” per virus e “D” per “disease” (“malattia” in inglese) e “19” serve per indicare l’anno di identificazione.

SARS-CoV-2
È il nome che indica la specie del nuovo coronavirus ed è quindi il nome vero e proprio del virus. “SARS” indica “severe acute respiratory syndrome” (“sindrome respiratoria acuta grave” in inglese), “CoV” il fatto che sia dovuta a un coronavirus e il “2” serve per distinguerla dal SARS-CoV responsabile delle sindromi respiratorie scoperte tra il 2002 e il 2003 in Cina e che poi si diffusero in altri paesi dell’Asia e del resto del mondo (la malattia che comunemente chiamiamo “la SARS”).

Ricapitolando
Il virus SARS-CoV-2 causa la COVID-19. Di conseguenza, possiamo anche dire che il virus della COVID-19 è il SARS-CoV-2.

Chi sceglie i nomi di malattie e virus
COVID-19 è stato scelto dall’OMS, che aveva la necessità di indicare in modo chiaro la malattia causata dal nuovo coronavirus, identificato ormai da quasi due mesi. I suoi responsabili hanno scelto una sigla “neutra”, che non comprenda né indicazioni geografiche né riferimenti a specifiche popolazioni. La sigla è piuttosto generica e potrà essere applicata in futuro ad altre malattie causate da coronavirus, naturalmente cambiando le due cifre finali per riflettere l’anno delle nuove scoperte.

SARS-CoV-2 è stato invece scelto dal Gruppo di Studio sui Coronavirus (CSG), un comitato della Commissione Internazionale per la Tassonomia dei Virus, che si occupa di autorizzare e organizzare le classificazioni dei virus. Sulla base degli studi condotti sulle caratteristiche del nuovo coronavirus, i ricercatori hanno concluso che ci siano diversi elementi in comune con il virus che causò la SARS tra il 2002 e il 2003, di conseguenza hanno deciso di riflettere questa circostanza nel nome. E qui sono sorti un po’ di problemi.

SARS e opinione pubblica
L’OMS non è convinta dalla decisione del CSG e ha fatto sapere che nelle sue comunicazioni ufficiali, soprattutto se indirizzate verso l’opinione pubblica, eviterà di utilizzare SARS-CoV-2. Un portavoce ha spiegato alla rivista scientifica Science che: “Da un punto di vista dei rischi nella comunicazione, utilizzare il nome SARS potrebbe avere effetti non voluti come creare timori tra alcune popolazioni, specialmente in Asia dove l’epidemia di SARS lasciò un segno profondo nel 2003. Per questo e altri motivi, nelle comunicazioni pubbliche l’OMS userà i modi di dire ‘il virus responsabile della COVID-19’ o ‘il virus della COVID-19’, ma nessuna di queste due definizioni avrà lo scopo di diventare un sostituto del nome ufficiale del virus”.

La presenza della sigla SARS non sembra abbia soddisfatto le autorità sanitarie e il governo della Cina, che da settimane lavorano sia per contenere la malattia sia per evitare il panico tra la popolazione (con interventi spesso molto duri e una costante censura sui social network). L’indicazione potrebbe indurre a vedere come molto più rischiosa la COVID-19, che per quanto molto contagiosa per ora ha mantenuto tassi di letalità inferiori a quelli di altre malattie causate da coronavirus.

Si poteva fare altrimenti?
Il CSG ha risposto alla critiche ricordando di avere seguito criteri scientifici per decidere il nome del nuovo coronavirus, che dai test genetici è risultato essere imparentato con il virus della SARS. In virologia, le specie sono difficili da classificare, anche perché le informazioni genetiche dei virus mutano di frequente. Dal 2012, nuove tecniche di analisi hanno comunque permesso di ottenere risultati più affidabili nello studio dei coronavirus, o per lo meno accettati dalla maggior parte della comunità scientifica.

I responsabili del CSG hanno spiegato che di fatto il nuovo coronavirus non è così “nuovo”, almeno da un punto di vista della tassonomia, e che quindi ha senso che sia indicato come un parente del virus della SARS. Questo non vuole comunque dire che causi una malattia come la SARS, e perciò l’OMS avrebbe difficoltà a usare il nome del virus.

Confusione
Il fatto che il nome della malattia e del virus siano stati diffusi praticamente in contemporanea l’11 febbraio non ha aiutato a fare chiarezza. Molti hanno fatto notare che OMS e CSG si sarebbero potute coordinare, come del resto era avvenuto in passato per altri casi, anche se formalmente le due istituzioni sono indipendenti e hanno ruoli e scopi diversi.

Quando si trattò di comunicare il nome del MERS-CoV, coronavirus emerso in Arabia Saudita nel 2012, ci fu un maggiore coordinamento tra OMS, governo saudita e altre istituzioni interessate. In quel caso fu inoltre deciso, eccezionalmente, di utilizzare un’indicazione geografica nel nome (la M e la E stanno per “Middle East”), ritenendo che l’indicazione dell’area mediorientale fosse sufficientemente generica.