(Arne Dedert/picture-alliance/dpa/AP Images)

È ripartito il Quantitative Easing

Mario Draghi ha deciso che la Banca Centrale Europea comprerà 20 miliardi di euro di titoli al mese «fino a che ce ne sarà bisogno»

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La Banca Centrale Europea (BCE) guidata da Mario Draghi ha annunciato oggi che a partire dal prossimo primo novembre ricomincerà il Quantitative Easing (in genere abbreviato in QE), il programma straordinario di acquisto di titoli che sospese lo scorso dicembre. Il nuovo QE porterà all’acquisto di 20 miliardi di euro di titoli al mese e durerà «fino a che sarà necessario», ha scritto la BCE in un comunicato. Allo stesso tempo, la BCE ha tagliato ulteriormente i suoi tassi di interesse che erano già negativi, dal -0,4 per cento al -0,5 per cento.

Lo scopo di queste due misure, ha spiegato Draghi,  è contrastare sia l’imminente recessione che rischia di colpire l’Europa già alla fine di quest’anno, sia di stimolare l’inflazione che da anni è stabilmente molto bassa e piuttosto lontana dal tasso obiettivo fissato dalla BCE, pari al 2 per cento annuo.

Tra i titoli acquistati ci saranno soprattutto titoli di stato e questo porterà con ogni probabilità a un ulteriore calo dei rendimenti, che hanno già raggiunto il minimo storico. Saranno probabilmente acquistati anche titoli di società private selezionate. Draghi ha detto che il nuovo QE procederà fino a che sarà “necessario”, cioè fino a quando le previsioni di inflazione non si saranno dimostrate “stabilmente” vicine al tasso obiettivo del 2 per cento.

In realtà, molti hanno notato che se non saranno modificati gli attuali limiti fissati per l’acquisto di titoli e altri asset, il QE potrà continuare per un massimo di nove mesi. La decisione di alzare questi limiti spetterà al successore di Draghi, l’attuale presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, che entrerà in carica il prossimo novembre.

I due interventi annunciati da Draghi sono considerati “espansivi”, cioè aumentano la quantità di moneta in circolazione e sono preferiti dalla fazione delle “colombe”, che si oppone ai “falchi” (composta in genere da banchieri centrali ed economisti tedeschi e del Nord Europa). Draghi ha detto che nel consiglio direttivo c’è stata unanimità sulla decisione di adottare queste due misure, anche se ha fatto capire che in realtà c’è stata un’opposizone minoritaria, rapidamente messa da parte. Draghi si riferiva con ogni probabilità al falco per eccellenza, il rappresentante della banca centrale tedesca Jens Weidmann.

Draghi ha anche detto che d’ora in poi gli stati dovranno fare la loro parte nel combattere l’imminente recessione. In particolare, quei paesi che hanno ampi margini di manovra dovranno aumentare la spesa pubblica e finanziare ampi piani di investimento. Anche se non l’ha quasi mai nominata direttamente, Draghi si riferiva alla Germania, che in questi anni ha sempre avuto posizioni fiscalmente molto conservatrici. Draghi ha detto che se i paesi europei avessero speso di più in passato, la BCE non avrebbe dovuto ricorrere ai mezzi straordinari come il QE, un altro chiaro riferimento alle politiche tedesche.

Quella di oggi è l’ultima decisione presa dal presidente della BCE Mario Draghi e dall’attuale consiglio di governo della banca centrale prima della fine del loro mandato, in scadenza il prossimo novembre. La sostituta di Draghi, Christine Lagarde, secondo il giudizio di tutti i principali esperti, sarà allineata alle politiche espansive avviate da Draghi.

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