Mattarella darà l’incarico a Conte

PD e M5S si sono messi d'accordo, l'ex PresdelCons sarà al Quirinale giovedì mattina per ricevere l'incarico

Nel secondo e ultimo giorno di consultazioni tra i partiti e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i leader del PD e del M5S hanno annunciato che c’è un accordo tra i due partiti per fare un nuovo governo. Il segretario del PD Nicola Zingaretti ha parlato di un governo di forte «discontinuità», mentre il capo politico del M5S Luigi Di Maio ha parlato di un esecutivo «di lungo termine». Come presidente del Consiglio il M5S ha indicato Giuseppe Conte, d’accordo con il PD. Le trattative, insomma, si sono concluse positivamente, e Mattarella ha convocato Conte per le 9.30 di giovedì per affidargli l’incarico. Dopo di che si capirà se le questioni intorno alle nomine – in particolare quella di Di Maio – saranno superate.

Il Post ha seguito gli avvenimenti della giornata con un liveblog, che trovate qui sotto.

***

23.06 – Marzio Breda, quirinalista del Corriere della Sera e considerato talmente affidabile da essere una specie di diretta espressione di Mattarella, ha chiarito a La7 che i tempi che il presidente della Repubblica concederà a Conte per “sciogliere la riserva” saranno di tre o quattro giorni al massimo: «da lunedì il Quirinale aspetta risposte», a meno che Conte chieda espressamente di avere più tempo.

Breda ha anche raccontato che le consultazioni di oggi sono state «disturbate» da una serie di «tensioni e interventi sgradevoli», nonostante non siano mai emerse esplicitamente nei colloqui: «pendeva l’imminente referendum sulla piattaforma Rousseau, poi è arrivata la Meloni che dal podio del Quirinale ha promesso la chiamata delle piazze, e infine Salvini che ha parlato di manovre oscure e ferite alla democrazia».

22.58 – A proposito dell’uscita di Calenda dal PD, qualcuno ha tirato fuori una vecchia predizione di Makkox.

22.25 – Mario Monti ha fatto sapere che non ha ancora deciso se votare o meno la fiducia all’eventuale nuovo governo Conte. In compenso, intervistato dalla trasmissione In Onda di La7, ha criticato la maniera con cui i telegiornali si sono occupati del post di Beppe Grillo sulla necessità di avere ministri tecnici.

Sono rimasto sgomento quando ho notato che il direttore Mentana ha dedicato diversi minuti alla decrittazione del blog di Beppe Grillo. È una cosa che non sta né in cielo né in terra. Si parla di poteri forti, di massoneria… Questo è un signore geniale e stravagante, che non ha nessun ruolo nella politica italiana, che ha cambiato parere mille volte […] Grillo, e lo dico con simpatica ironia, ma siamo noi e siete voi osservatori della politica che pecchiamo di totale subordinazione mentale quando diamo attenzione a queste cose.

21.55 – La Lega ha parzialmente smentito di avere offerto a Di Maio la presidenza del Consiglio. Intervistato da Radio Uno, il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha detto: «Non mi risulta che nessuno della Lega abbia mai chiesto a Di Maio di fare il premier: né privatamente né pubblicamente». Secondo un’altra versione citata dal giornalista Luca Sappino di La7, la Lega avrebbe offerto al M5S la possibilità di esprimere il nuovo presidente del Consiglio ma senza fare il nome di Di Maio.

Il M5S ha poi contro-smentito la Lega, sostenendo che l’offerta di nominare Di Maio sia arrivata per iscritto: secondo Sappino, per la precisione, sarebbe stata contenuta in alcuni messaggi inviati da Salvini a Di Maio.

21.45 – Al momento non è ancora chiaro cosa faranno i tre parlamentari di +Europa, gli alleati liberali del PD: il segretario Benedetto Della Vedova ha fatto sapere che per ora il nuovo governo Conte non garantisce sufficiente discontinuità rispetto a quello precedente. Ieri Emma Bonino, uscendo dal colloquio con Mattarella, aveva fatto sapere di non volere appoggiare un «oggetto misterioso» come il nuovo governo.

21.08 – «Non ho notizia di persone che vogliono seguirmi», ha detto Carlo Calenda a La7 a proposito di una presunta corrente di parlamentari a lui vicini.

20.53ANSA scrive che in una telefonata Grillo ha chiarito a Di Maio che il suo post si riferiva «ai ministeri più tecnici»: «sfido i partiti a trovare persone migliori», avrebbe detto Grillo, senza precisare quali sono i ministeri che intende.

20.38 – Fonti del Partito Democratico hanno detto al TG La7 che durante i negoziati col M5S non è mai emersa la possibilità di nominare soltanto figure tecniche come ministri.

20.36 – Anche il ministro tedesco dell’Economia è contento dell’esito probabilmente positivo della crisi di governo.

20.29 – Sei anni fa, cioè più o meno sei secoli fa:

 

20.24 – Per chi se lo sta chiedendo come noi, è la prima volta da decenni che il presidente del Consiglio rimarrebbe al suo posto nonostante un cambio di maggioranza. Nei governi della cosiddetta Prima Repubblica succedeva spesso, data la presenza in Parlamento di molti piccoli partiti. Negli ultimi vent’anni è accaduta una cosa del genere solo una volta, fra il primo e il secondo governo di Massimo D’Alema. Scrive Pagella Politica:

D’Alema ha guidato due esecutivi sostenuti da una coalizione di centrosinistra, tra il 1998 e il 2000. La sua prima esperienza terminò nel dicembre 1999, in seguito alla richiesta di dimissioni avanzata dallo Sdi (Socialisti democratici italiani) che chiese di sostituire il presidente del Consiglio con una figura che avesse maggiori possibilità di vittoria nelle future elezioni politiche del 2001. Questa richiesta era sostenuta anche da altri partiti minori – l’Udr di Cossiga e i Repubblicani di La Malfa – ma avversata dai principali partiti della maggioranza (Ds e Ppi soprattutto).

D’Alema, dopo una verifica della maggioranza parlamentare, si dimise, ottenne un nuovo incarico dal neoeletto presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e formò un nuovo governo, senza ministri dello Sdi e dell’Udr e sostenuto da una maggioranza leggermente diversa da quella precedente (ad esempio la Cdu di Buttiglione, fuoriuscita dall’Udr di Cossiga, tornò con il centrodestra di Berlusconi) ma sostanzialmente omogenea.

20.16 – Beppe Grillo, che negli ultimi tempi è tornato a ricoprire un ruolo attivo nel partito che ha fondato, ha pubblicato un nuovo post sul suo blog in cui sembra suggerire al M5S di non indicare nessuno dei propri leader come ministro nel prossimo governo. È ancora presto per capire quanto peserà l’indicazione di Grillo nelle trattative dei prossimi giorni.

I ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica. Il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari. Ognuno dovrà scegliere secondo verso cui [sic] dovrà rispondere nei fatti e sintetizzare, per ogni ministero, l’approccio ottimale e imparare a governare i “tecnici” della burocrazia.

20.12 – Cosa succederà domattina? A meno di sorprese Conte riceverà quello che si definisce un mandato “pieno”, dato che non avrà bisogno di capire se ci sia o meno una nuova maggioranza. Per prassi istituzionale accetterà il mandato “con riserva”, che “scioglierà” solo dopo aver consultato tutti i partiti politici in un giro di consultazioni (da capire se si faranno entro questa settimana o più probabilmente la prossima).

20.10 – Mattarella ha convocato Conte per le 9.30 di domattina: lo ha fatto sapere il direttore dell’ufficio stampa del Quirinale, Giovanni Grasso.

20.07 – In attesa di capire cosa deciderà Mattarella, Conte è rimasto a Palazzo Chigi nel caso dovesse ricevere già stasera il mandato per formare un nuovo governo.

19.58 – Ennesima stranezza della nuova alleanza M5S-PD, quindi Di Maio-Zingaretti.

19.45 – Enrico Mentana ha fatto lo spiritoso su Instagram, citando implicitamente una famosa promessa che il M5S e Beppe Grillo fecero poco prima di entrare per la prima volta in Parlamento (e forse un video piuttosto goffo pubblicato ieri da Giorgia Meloni).

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La grande vendetta della scatoletta di tonno

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19.30 – Un altro dettaglio importante del discorso di Di Maio, che stanno notando in molti: il leader del M5S non ha citato nemmeno una volta la possibilità che l’accordo col PD sia votato sulla piattaforma Rousseau dagli iscritti al M5S.

19.16 – Uno degli aspetti principali del discorso di Di Maio è stato il riferimento a «un programma omogeneo» come base del nuovo accordo di governo: non ha parlato di “contratto”, come quello siglato dalla Lega, ma di qualcosa che ricorda molto più da vicino una vera alleanza.

19.12 – E ora? Sembra che a breve uscirà qualcuno dallo studio del Quirinale per dare aggiornamenti su quando arriveranno le comunicazioni di Mattarella, stasera o domani mattina.

19.11 – «Se nelle prossime ore il presidente della Repubblica riterrà di dare l’incarico al presidente Giuseppe Conte» dice Di Maio, chiederà un programma «ben definito, che metta al centro i cittadini» e solo a quel punto si potrò scegliere «chi verrà chiamato a realizzarlo».

19.10 – «Il riconoscimento arrivato ieri dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ci fa capire che siamo sulla strada giusta».

19.07 – Di Maio ha detto esplicitamente che la Lega ha proposto al M5S di fare un nuovo governo, offrendogli il ruolo di nuovo presidente del Consiglio: ma l’offerta è stata rifiutata. Di quest’offerta avevano parlato i giornali, ma non era stata confermata. «Li ringrazio con sincerità, ma dico con la stessa sincerità che a me interessa il meglio per il paese, non il meglio per me stesso» ha detto Di Maio.

19.05 – Di Maio conferma che l’accordo col PD c’è
«Abbiamo detto al Presidente Mattarella che c’è un accordo politico con il PD per sostenere Conte come presidente del Consiglio per un governo di lungo termine», dice Di Maio. «Costi quel che costi, questi impegni vogliamo mantenerli. Siamo sempre stati un movimento post ideologico, siamo sempre stati convinti che non esistano soluzioni di destra o di sinistra, ma semplicemente soluzioni».

19.04 – Di Maio ha nuovamente parlato dell’incertezza seguita alla crisi, ricordando chi l’ha provocata (Salvini) e ricordando quello che, secondo lui, il governo aveva fatto per il paese. «Molti di questi italiani stavano aspettando l’abbassamento delle tasse a fine anno, il taglio dei parlamentari, nuove riforme ambientali» continua Di Maio, introducendo il motivo per cui il M5S ha deciso di sostenere un nuovo governo.

19.00 – Sta già parlando Di Maio, che è rimasto pochi minuti a colloquio con Mattarella: dice che il M5S non si sottrarrà alle responsabilità seguite alle elezioni.

18.57 – Con i suoi ospiti in studio, il direttore del TG La7 Enrico Mentana si è soffermato su un altro particolare interessante del discorso di Salvini, che a un certo punto ha detto che «l’Italia è ostaggio di 100 parlamentari attaccati alla poltrona». A chi si riferiva? Ai parlamentari renziani, che secondo la sua ricostruzione – e in realtà secondo la ricostruzione di tutti gli osservatori – hanno fatto saltare il suo piano per andare velocemente alle elezioni dopo la crisi, proponendo e ottenendo l’alleanza con il M5S, fino a quel momento sempre osteggiata.

18.52 – Di Maio e la delegazione del M5S sono entrati nello studio del presidente della Repubblica.

18.50 – Tornando a quello che probabilmente è stato il passaggio più singolare del discorso di Salvini, a chi si riferiva quando ha detto che «c’è un disegno che parte da fuori dall’Italia» per favorire la nascita di questo governo? Probabilmente, conoscendo la sua retorica, si riferisce all’Unione Europea. Ma è naturale pensare al tweet di ieri del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con il quale ha espresso il suo sostegno a Giuseppe Conte. Trump che, ricorderete, è sempre stato un modello e un riferimento per Salvini.

18.42 – È arrivata al Quirinale la delegazione del M5S: grande agitazione tra i commentatori televisivi per un possibile incontro con quelli della Lega, che stanno uscendo in questo momento.

18.38 – Salvini ha appena terminato: ora aspettiamo l’incontro più importante della giornata. Alle 19 arriverà dal presidente della Repubblica la delegazione del Movimento 5 Stelle.

18.34 – «C’è un disegno che parte da lontano», dice Salvini per spiegare l’accordo PD-M5S: «È un disegno che parte da fuori dell’Italia».

18.33 – Non risulta che si sia dimesso nemmeno un sottosegretario della Lega.

18.29 – Salvini chiama le trattative di questi giorni tra PD e M5S uno «spettacolo indecoroso». Ora sta iniziando il comizio che più o meno conosciamo: il nuovo governo è minoranza nel paese, bisogna andare ad elezioni, la sovranità appartiene al popolo, c’è un complotto internazionale contro la Lega.

18.27 – Sta parlando Salvini.

18.24 – Mentre attendiamo l’uscita di Salvini dalle consultazioni c’è un piccolo aggiornamento da fare sulla vicenda dell’alleanza PD-M5S alle prossime regionali. I segretari del PD di Toscana ed Emilia-Romagna hanno detto alle agenzie di essere interessati ad un’alleanza i vista delle prossime elezioni (che dovrebbero tenersi nella primavera del 2020). Nessuna risposta, invece, dal Movimento 5 Stelle.

18.01 – Tutti molto molto più sereni oggi rispetto a una settimana fa.

17.57 – «I cani».

17.55 – Il segretario del PD Nicola Zingaretti ha scritto un post sul suo blog sull’Huffington Post indirizzandolo a Carlo Calenda, che qualche ora fa ha annunciato la sua intenzione di uscire dal PD. Zingaretti inizia spiegando che «le preoccupazioni alla base di questa scelta sofferta che ci hai comunicato sono, credimi, le stesse che mi hanno accompagnato in queste difficilissime ore», e prosegue elencando i motivi per cui è stato contento di collaborare con Calenda negli scorsi mesi. È proprio il successo del PD durante la loro collaborazione alle europee, secondo Zingaretti, ad aver dato inizio «al declino del governo gialloverde».

Non ho dimenticato gli insulti, l’aggressività immotivata e soprattutto i guasti che il Governo uscente ha provocato al Paese. E non ho certo paura del voto degli italiani bensì di quello che una campagna elettorale barbara e senza freni provocherebbe al Paese.
Non ho cambiato idea su quello di cui ora l’Italia ha più che mai bisogno, ma ho chiaro in testa anche quello di cui non ha bisogno: andare in Europa senza una Finanziaria, rimanere sotto scacco della destra peggiore di sempre, lasciare in vigore leggi che rappresentano un vero e proprio insulto alla civiltà.
Io credo che non si possa scappare dalle responsabilità. Siamo tornati protagonisti. Ora dobbiamo avere il coraggio di metterci in gioco da subito. Scommettere su politiche espansive che partano dall’equità sociale e dalla creazione di un’occupazione di qualità. Investire su una crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo. Andare in Europa per cambiarla e non per boicottarla. E, consentimelo, tornare umani.
(…) Se questo Governo nascerà, non sarà dunque il frutto di un rimpasto o di una semplice staffetta ma sarà un cambio di paradigma basato sulle proposte di cui tante volte abbiamo parlato anche insieme. Ecco perché non sarebbe affatto una sconfitta e, tanto meno, un’umiliazione, ma una sfida che avevamo e abbiamo il dovere di accettare.

Alla fine della lettera, Zingaretti chiede a Calenda di ripensare alla sua decisione.

17.49 – Salvini e la delegazione della Lega sono appena arrivati al Quirinale.

17.43 – Cosa sappiamo ora: che alle 18 dal presidente Mattarella arriva la Lega (che, come Forza Italia, non dovrebbe dire nulla di particolarmente nuovo). Alle 19 arriva il Movimento 5 Stelle, da cui ci si aspetta un qualche tipo di conferma (più o meno tiepida) dell’accordo con il PD. A quel punto Mattarella deciderà se comunicare già stasera il reincarico a Conte o se aspettare domattina.

17.37 – Insolitamente per lui, Berlusconi critica più volte il «sovranismo» e il «populismo», dicendo che queste idee non possono essere alla base del futuro del centrodestra.

17.34 – Berlusconi dice che tra le altre cose il paese ha bisogno di una riforma della giustizia in senso «giustizialista». Le capogruppo Bernini e Gelmini lo hanno bonariamente corretto in coro: «Garantista». Pochi istanti prima, Berlusconi aveva detto che la ripresa economica avrebbe dovuto basarsi sulle «privazioni». Gelmini e Bernini non lo hanno corretto, ma il nostro sospetto è che intedesse «privatizzazioni».

17.33 – Berlusconi dice che, ancora una volta, Forza Italia ha chiesto al presidente della Repubblica di andare al voto e che la soluzione di un governo PD-M5S è politicamente sbagliata.

17.31 – Sta parlando Silvio Berlusconi.

17.30 – La delegazione di Forza Italia è a colloquio con Mattarella ormai da un po’ di tempo, considerando che non sembrano avere grandi cose da dirsi. Forse Berlusconi si sta un po’ dilungando, come sembra suggerire peraltro questa foto che ha appena twittato.

17.25 – Come dicevamo è presto e se ne discuterà ancora ma l’idea dell’accordo alle regionali non suscita proprio grande entusiasmo. Silvia Piccinini, consigliere regionale dell’Emilia-Romagna per il Movimento 5 Stelle, è già intervenuta sul tema: «Personalmente ritengo non ci siano le condizioni per alcun tipo di accordo a livello regionale – ha detto poco fa – a maggior ragione se questo dovesse essere fondato sulla paura che il PD ha di perdere la Regione».

17.15 – Un argomento di cui, probabilmente, sentiremo parlare ancora è quello dell’alleanza tra PD e Movimento 5 Stelle alles regionali. Nei prossimi mesi si voterà in Calabria, Umbria, Emilia-Romagna, Campania, Veneto, Puglia, Toscana, Liguria e Marche. Alcuni, soprattutto nel PD, hanno già iniziato a parlare di possibili collaborazioni che, probabilmente, sarebbero necessarie per avere qualche possibilità di sconfiggere il centrodestra in numerose regioni. Altri, come il vicesegretario del PD Orlando, hanno invece detto che è troppo presto per iniziare a parlare di questa possibilità.

17.05 – È iniziato l’incontro, ma non ci si aspettano grandi novità: Forza Italia è contraria al nuovo governo e vuole andare presto al voto.

16.57 – La delegazione di Forza Italia, formata da Silvio Berlusconi, dal vicepresidente Antonio Tajani e dalle capogruppo alla Camera e al Senato Mariastella Gelmini e Annamaria Bernini, è arrivata al Quirinale.

16.51 – Intanto all’agenzia AGI qualcuno ha avuto un piccolo lapsus o forse sono arrivati dei lanci da un universo parallelo in cui la formazione del governo nel 2013 è andata in maniera molto diversa da come la conosciamo.

Il punto alle 16.45
• Il PD ha incontrato nel pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per le consultazioni, e il segretario del PD Nicola Zngaretti ha confermato quanto anticipato dai giornali nel corso della giornata, e cioè che il suo partito ha accettato che il M5S indichi Giuseppe Conte come capo del nuovo governo, una condizione inizialmente respinta dal PD;
• Tutte le voci raccolte dai cronisti politici e le dichiarazioni dei leader coinvolti fanno pensare che l’accordo tra PD e M5S per formare un nuovo governo sia praticamente raggiunto;
• Quello che sembrava l’ostacolo principale, cioè la richiesta di Luigi Di Maio di essere vice presidente del Consiglio del prossimo governo, non sembra in realtà ancora risolto: ma il PD ha fatto sapere che c’è una sorta di accordo sul fatto che le trattative non salteranno su questo punto;
• A lungo si era pensato che Mattarella potesse dare il pre-incarico a Conte già stasera, dopo le ultime consultazioni con il M5S, previste per le 19: ma nelle ultime ore i cronisti hanno raccolto informazioni sul fatto che possa slittare tutto a domani mattina;
• Da quel momento, Conte avrebbe probabilmente qualche giorno per condurre le proprie consultazioni e tornare poi da Mattarella sciogliendo la riserva e accettando ufficialmente l’incarico;
• Il M5S ha già detto di voler sottoporre alla piattaforma Rousseau, il sito con il quale vengono svolte le consultazioni con gli iscritti al partito, la ratifica dell’accordo di governo con il PD;
• Questo passaggio rappresenta un po’ un’incognita, e si è già provato a ipotizzare cosa potrebbe succedere se gli iscritti respingessero la proposta: Conte potrebbe teoricamente rimettere l’incarico, anche se sarebbe uno scenario piuttosto bizzarro;
• Intanto tra le 17 e le 18 andranno al Quirinale le delegazioni di Forza Italia e Lega, da cui non si aspettano molte novità;
• Oltre alle notizie sulle trattative che potrebbero uscire nel frattempo, a questo punto l’appuntamento da tenere a mente arriverà dopo le 19, quando la delegazione del M5S parlerà ai giornalisti dopo il colloquio con Mattarella.

16.40 – Zingaretti non ha detto nulla sull’altra questione che divide i due partiti: il voto sulla piattaforma Rousseau, con cui il Movimento 5 Stelle intende confermare l’alleanza nei prossimi giorni, e che il PD ha definito un grave sgarbo che andrebbe evitato.

16.35 – Uno dei punto politici più importanti del discorso di Zingaretti è stato il passaggio in cui ha sottolineato che il PD ha accettato l’indicazione del presidente del Consiglio da parte del Movimento 5 Stelle. È un modo sottile per dire che il PD considera Conte espressione del Movimento e non una figura neutrale. La conseguenza politica è che al PD spetta l’unica vicepresidenza del Consiglio. Di Maio invece, che in questa circostanza dovrebbe rinunciare all’incarico di vicepresidente, è fortemente contrario. Non è chiaro come e se quest’ultima controversia sarà risolta.

16.27 – Zingaretti conclude il suo breve discorso e si allontana con la delegazione PD senza accettare domande.

16.26 – «Intendiamo mettere fine alla stagione dell’odio, del rancore e della paura».

16.25 – «Non c’è nessuna staffetta da proseguire, nessun test da raccogliere. L’inizio di una nuova stagione politica, civile e sociale per l’Italia».

16.23 – «Abbiamo espresso la necessità di fare un governo di svolta e di forte discontinuità».

16.22 – «Abbiamo espresso al presidente della Repubblica il nostro sostegno a un nuovo governo», dice Zingaretti: «Abbiamo accettato la proposta del Movimento 5 Stelle di indicare il nome del presidente del Consiglio».

16.21 – L’incontro tra il PD e Mattarella si sarebbe appena concluso.

16.13 – Bizzarra intervista a Gianni Cuperlo, dirigente ed ex parlamentare PD molto ascoltato dall’attuale segretario Zingaretti.

16.03 – L’incontro tra il PD e il presidente della Repubblica è in corso.

15.59 – Qui invece l’arrivo della delegazione PD al Quirinale.

15.55 – È tornato un momento molto apprezzato dalla redazione politica del Post: il raddrizzatore di corazzieri (cioè il nome con cui identifichiamo l’ufficiale che ogni tanto passa nella sala e si accerta che i suoi uomini siano composti).

15.40 – Intanto la delegazione del PD è arrivata al Quirinale.

15.21 – Le due votazioni della direzione nazionale del PD che hanno autorizzato Zingaretti a trattare l’accordo con il Movimento 5 Stelle sono avvenute per acclamazione e, quella di stamattina, è stata accompagna da una vera e propria standing ovation dei parlamentari e degli altri dirigenti presenti. In molti stanno facendo notare che l’ultima volta che una proposta alla direzione fu accolta in questa maniera entusiasta fu la proposta da parte dell’allora segretario Pierluigi Bersani di candidare Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Probabilmente ricordate tutti come finì.

15.11 – Visto che se ne parla, un po’ di ripasso di Rousseau, la piattaforma online con la quale il M5S gestisce le votazioni tra i suoi iscritti e sulla quale sono state prese nel tempo varie decisioni sulla linea del partito. Rousseau venne aperta nell’aprile del 2016, ed è gestita da un’omonima associazione presieduta da Davide Casaleggio e che ha come soci Massimo Bugani, Pietro Dettori ed Enrica Sabatini. Ufficialmente, serve a consentire agli iscritti certificati del M5S di partecipare a una serie di attività del partito, come suggerire proposte di legge e contribuire alla loro scrittura, anche se questi aspetti nel tempo sono passati in secondo piano.

La piattaforma, infatti, è diventata sempre più uno strumento attraverso il quale la dirigenza del partito ha sottoposto ai suoi iscritti alcune decisioni importanti, come la leadership di Luigi Di Maio, l’approvazione finale del cosiddetto “contratto di governo” con la Lega, l’espulsione di alcuni parlamentari, e lo scorso febbraio anche sul voto per l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini, per il caso della nave Diciotti. Quest’ultima votazione fu una delle più incerte nella storia della piattaforma, che è stata spesso criticata per sottoporre agli iscritti decisioni in realtà già prese dalla dirigenza, soltanto per approvarle definitivamente. Votò per negare l’autorizzazione a procedere il 59 per cento di chi si espresse.

Ma Rousseau, fin da quando esiste, è stata estesamente criticata, per vari motivi: per la sua scarsa sicurezza informatica, per l’opacità del modo in cui sono certificati i risultati, per le possibilità di manipolare il voto. Rousseau è stata multata più volte dal garante della privacy, che ha ripetutamente chiesto che le condizioni di sicurezza e trasparenza del sito venissero migliorate. Più recentemente, la dirigenza del M5S ha ricevuto un’altra critica relativa a Rousseau: quella di non aver sottoposto agli iscritti una decisione molto importante e inaspettata, e cioè di votare per Ursula von der Leyen come presidente della Commissione europea.

15.02 – Marco Di Fonzo, esperto giornalista parlamentare di SkyTg24, chiarisce a che punto sono i due partiti sull’unico punto che ancora li divide e quale potrebbe essere il calendario dei prossimi principali eventi politici. Si parla di una prima votazione di fiducia il prossimo 9 settembre.

14.59 – Intanto il PD ha riunito la delegazione che tra un’ora andrà al Quirinale: il segretario Zingaretti, i suoi vice Andrea Orlando e Paola De Micheli, i capigruppo di Senato e Camera Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Proprio Marcucci ha detto ai giornalisti che negli incontri di ieri ed oggi, le delegazioni dei due partiti hanno ultimato i lavori sul programma che sarà portato avanti dal futuro governo: «Abbiamo concluso positivamente – ha detto – con un documento che ha la novità di essere un documento unico di tutte forze politiche. Non vogliamo una somma di programmi, ma un contributo unico al premier incaricato».

14.52 – Quel momento in cui in un pomeriggio di quattro anni fa si incontrarono i due capi di stato che oggi sono i più inguaiati d’Europa.

14.48 – In teoria sembra che il momento delle sorprese sia terminato: l’accordo PD-M5S appare ben avviato e il resto della giornata dovrebbe procedere in maniera abbastanza prevedibile. Alle 16 il PD dirà al presidente della Repubblica che è disposto a fare un governo con il Movimento, mentre alle 19 il partito guidato da Luigi Di Maio dovrebbe fare lo stesso. Al momento l’unica incertezza sembra essere se Di Maio avrà l’incarico da vicepresidente del Consiglio, come chiede con insistenza da giorni, oppure se l’unico vicepresidente sarà del PD, come vuole invece il partito di Zingaretti.

14.35 – Intanto il deputato del PD Matteo Richetti, un tempo uno dei più stretti consiglieri di Matteo Renzi, ha pubblicato un lungo messaggio su Facebook per spiegare come mai ha scelto di votare contro l’accordo tra PD e Movimento 5 Stelle durante la direzione nazionale di questa mattina.

Devo delle spiegazioni del mio voto contrario alla direzione del Partito Democratico di oggi.Per la terza volta si…

Gepostet von Matteo Richetti am Mittwoch, 28. August 2019

14.22 – Gianni Cuperlo, un dirigente del partito molto ascoltato dall’attuale segretario ha detto che la richiesta di far votare gli iscritti al Movimento 5 Stelle sull’accordo tramite il portale Rousseau «è una richiesta irricevibile».

14.15 – Matteo Renzi è rimasto abbastanza lontano da questa crisi (dopo aver aiutato a farla scoppiare, con la sua inaspettata apertura al governo PD-Movimento 5 Stelle), ma dai suoi pochi interventi si capisce che ha un’idea del futuro governo diversa da quella di Zingaretti. Renzi parla di un governo che «nasce sulla base di una emergenza: evitare che le tasse salgano e che l’Italia vada in recessione». Il resto del partito, compresi molti renziani, ha approvato le mozioni proposte da Zingaretti, che invece parlano di un governo politico, non di emergenza, con l’ambizione di durare fino alla fine della legislatura.

Quando si forma un Governo è normale che si affaccino ambizioni, richieste, desideri. Ma questo Governo nasce sulla base…

Gepostet von Matteo Renzi am Mittwoch, 28. August 2019

13.40 – A proposito di spread al minimo dal 2016: il rendimento (cioè quanto interesse pagano i titoli di stato italiani) è al minimo di sempre. L’interesse sui titoli decennali è meno dell’1 per cento. Visto chi difficilmente per il prossimo anno l’inflazione sarà inferiore all’1 per cento, di fatto l’interesse sui decennali italiani è negativo, cioè chi ci presta i soldi se ne vedrà restituire una quantità inferiore al momento della scadenza.

13.20 – Ricordiamo le altre scadenze importanti di oggi: alle 16 il PD incontrerà il presidente della Repubblica e riferirà le sue intenzioni sul governo (probabilmente dirà di essere favorevole a un governo guidato da Conte e sostenuto insiem al Movimento 5 Stelle). Poi sarà il turno di Forza Italia e Lega, che non avranno molto di nuovo da dire, infine alle 19 toccherà al Movimento 5 Stelle. La fase successiva agli incontri, l’incarico a Conte di formare il governo, sembra che si svolgerà domattina e non questa sera.

13.08 – Lo spread, il valore che indica la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi e che è considerato un buon indicatore della fiducia dei mercati sulla situazione politica italiana, è sceso a 175 punti, il minimo dal 2016, ben prima che si formasse il governo tra Lega e M5S. Nei 14 mesi dell’ultimo governo aveva raggiunto picchi fino ad oltre 320 punti, ma a partire dall’inizio dell’estate aveva cominciato a scendere, arrivando a 186 punti a metà luglio. Con la crisi aveva avuto una rapida impennata, arrivando a superare i 230 punti. I mercati, insomma, sembrano contenti del possibile governo PD-M5S.

13.06 – Nel frattempo uno dei dirigenti del PD che seguiamo con più interesse in queste ore, il vicesegretario Andrea Orlando, dice che la questione di Di Maio vicepresidente del Consiglio non è ancora risolta.

12.55 – Nel frattempo Salvini ha fatto una diretta Facebook in cui ha ripetuto sostanzialmente le accuse che avanza da qualche giorno a Partito Democratico e M5S. «Presidente Mattarella, se lei è garante del legame fra popolo e palazzi, metta la parola fine a questo mercato vergognoso e restituiamo la parola al popolo», ha detto verso la fine.

12.50 – ANSA scrive che secondo fonti della presidenza della Repubblica, Mattarella «si atterrà alle decisioni dei gruppi parlamentari»: nel linguaggio felpato e pieno di non detti della politica italiana significa probabilmente che non terrà conto della votazione dell’accordo di governo sulla piattaforma Rousseau.

12.37 – Carlo Calenda ha inviato una lettera con cui si dimette dalla direzione nazionale del Partito Democratico (senza però dire se rinuncia all’iscrizione al partito). La lettera è stata pubblicata dallo HuffPost e si può leggere integralmente qui. In estrema sintesi, Calenda è profondamente contrario all’accordo di governo che il PD sta negoziando col M5S: «penso che in democrazia si possano, e talvolta si debbano, fare accordi con chi ha idee diverse, ma mai con chi ha valori opposti. Questo è il caso del M5S», spiega Calenda. Alla fine della lettera, lascia intuire che il suo movimento Siamo Europei possa diventare un partito alleato del PD nella prossima campagna elettorale.

Caro Nicola, Caro Paolo,
vi prego di voler accettare le mie dimissioni dalla Direzione Nazionale del Partito Democratico.
E’ una decisione difficile e sofferta. Nell’ultimo anno e mezzo ho sentito profondamente l’appartenenza a un partito che, per quanto diviso e disorganizzato, consideravo l’ultimo baluardo del riformismo in Italia. Per questo mi sono iscritto al Pd all’indomani della sconfitta più pesante mai subita dal centrosinistra.
In questi mesi ho cercato di dare in tutti i modi un contributo di idee e di iniziativa politica. Insieme ci siamo battuti alle elezioni di maggio con coraggio e coesione, raggiungendo un risultato non scontato. E’ stata un’esperienza entusiasmante. Ho scoperto la tenacia di una comunità di elettori e militanti pronta a combattere per lo Stato di diritto e per la permanenza dell’Italia tra i grandi paesi europei; nonostante tutto e spesso nonostante il Partito.
Dal giorno della mia iscrizione ho chiarito che non sarei rimasto nel partito in caso di un accordo con il M5S. La ragione è semplice: penso che in democrazia si possano, e talvolta si debbano, fare accordi con chi ha idee diverse, ma mai con chi ha valori opposti. Questo è il caso del M5S. Le ragioni le abbiamo spiegate ai nostri elettori talmente tante volte che non vale la pena ripeterle qui.

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12.20 – La decisione di sottoporre l’accordo di governo col PD alla piattaforma Rousseau non è stata unanime. Stamattina la deputata del M5S Flora Frate aveva chiesto a Di Maio di ripensarci: «Ieri, durante l’assemblea dei parlamentari, non abbiamo preso nessuna decisione in tal senso. Anzi, sono emersi molti pareri negativi. Vincolare il Conte bis all’esito di un voto su una piattaforma gestita da una società privata, senza alcuna garanzia di trasparenza, è scelta assurda». Adnkronos sostiene che siano contrari alla votazione diversi altri parlamentari fra cui Luigi Gallo, considerato molto vicino al presidente della Camera Roberto Fico.

12.15 – Stefano Buffagni e Riccardo Fraccaro, rispettivamente sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro dei rapporti col Parlamento, entrambi molto vicini a Di Maio, hanno fatto dichiarazioni molto simili alla nota diffusa da Di Maio alle 11. Di nuovo, non si capisce se ce l’abbiano con gli avversari interni al partito o col Partito Democratico.

12.10 – Da adesso fino al primo pomeriggio le cose dovrebbero rallentare un po’: la direzione del PD è terminata col mandato di continuare a trattare, come ci si attendeva, e forse nel corso della giornata ci saranno altri incontri ufficiali. La direzione sembra comunque chiara: oggi pomeriggio M5S e PD comunicheranno a Mattarella che stanno provando a formare un nuovo governo, con Conte confermato alla presidenza del Consiglio.

12.00 – In un’intervista a Radio Capital, il parlamentare europeo del PD Carlo Calenda ha ribadito che lascerà il partito in caso di un accordo di governo col M5S. «Lavorerò per costruire una casa per chi non si sente rappresentato da questo rapporto», ha aggiunto, lasciando intuire di voler fondare un nuovo partito. Già ieri sera si era rivolto polemicamente a Zingaretti e Gentiloni, su Twitter: «non potete consentire la distruzione di ogni residua reputazione del PD».

11.55 – Stanno circolando pezzi del discorso che Zingaretti ha tenuto alla direzione del PD, a cui ha chiesto il mandato per finalizzare le trattative col M5S. «Contro la destra serve un governo nuovo, di svolta, la nostra non è una staffetta», ha detto secondo Repubblica: «Serve una soluzione condivisa e discontinuità, troveremo nel presidente della Repubblica il giusto equilibrio per affrontare una difficile crisi».

11.50 – Come nota Monica Guerzoni, cronista politica del Corriere della Sera, comunque finiscano le trattative c’è un nuovo protagonista nella politica italiana: Nicola Zingaretti.

Per mesi, dalla sua elezione a segretario del PD lo scorso marzo fino alla crisi, Zingaretti era rimasto piuttosto ai margini del dibattito pubblico, nonostante fosse il leader del secondo partito del paese. Raramente le sue dichiarazioni facevano notizia, sembrava poco capace di imporre dei temi nelle discussioni e in molti lo avevano ritenuto eccessivamente timido nell’opporsi al governo di Lega e M5S. Secondo qualche osservatore, questo atteggiamento defilato faceva addirittura parte di una strategia, perlomeno per le europee, quando Zingaretti ebbe poco tempo per costruire una propria agenda in tempo per le elezioni.

Ora le cose sono cambiate: da giorni Zingaretti è quotidianamente al centro delle vicende politiche, e anche se come sembra rimarrà fuori dal governo – sempre che si faccia, il governo – ha legato strettamente il suo nome all’alleanza con il M5S. Questo nonostante inizialmente l’avesse osteggiata, e anzi sia stato spinto a stringerla dal resto del partito.

11.27 – Si è conclusa la direzione del PD, al termine della quale si è votato sulla proposta del segretario di dare ufficialmente la disponibilità al presidente della Repubblica di aprire i negoziati per un nuovo governo. Hanno votato tutti a favore tranne il senatore Matteo Richetti (un tempo molto vicino a Renzi, poi candidato segretario, oggi abbastanza distante dalla segreteria di Zingaretti).

11.24 – Un riassunto sulle tempistiche di oggi, per capire quando potrebbero succedere le cose più importanti:

• Questa mattina si è già tenuto un nuovo incontro tra rappresentanti del PD e quelli del M5S per i negoziati sul programma. Non è chiaro se sia ancora in corso;
• Alle 10 è cominciata alla Camera la Direzione del PD, cioè il “parlamento” interno al partito, che prende le decisioni più importanti e delicate su questioni di programma e strategia politica;
• Nelle ore centrali della giornata si susseguiranno probabilmente dichiarazioni, voci, retroscena e comunicati da parte di M5S e PD sull’avanzamento delle trattative. Non sono ancora stati annunciati nuovi incontri ufficiali, ma è possibile che ce ne siano;
• Alle 16 ci sarà il primo appuntamento davvero importante al Quirinale: la delegazione del PD incontrerà Mattarella. In teoria, usciti da quell’incontro i rappresentanti del PD dovrebbero annunciare se le trattative sono riuscite oppure no, anche se probabilmente lo sapremo già in precedenza tramite fonti indirette;
• Alle 17 e alle 18 sono previste le consultazioni al Quirinale di Forza Italia e Lega, da cui non ci si aspettano notizie;
• Alle 19 è prevista la consultazione con il M5S, la più attesa della giornata: anche in quel caso, all’uscita i rappresentanti del partito dovranno comunicare la loro posizione sull’alleanza con il PD, e forse potrebbero spiegare come funzionerà la consultazione interna su Rousseau.

11.20 – Meloni ha anche annunciato una manifestazione di protesta contro l’eventuale nuovo governo PD-M5S: «se questo governo dovesse nascere invitiamo gli italiani a scendere in piazza con noi a Montecitorio nel giorno della fiducia», ha detto. Due giorni fa il suo alleato Matteo Salvini aveva scartato l’ipotesi di una manifestazione di protesta, dicendo che per ora non farà «appelli alle piazze».

11.16 – Meloni sta tenendo una specie di comizio, accusando PD e M5S di occuparsi di «poltrone» ed elencando le priorità che secondo lei i due partiti stanno ignorando (fra cui un misterioso “blocco dell’immigrazione”).

11.14 – È uscita la delegazione di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni ha di nuovo chiesto a Mattarella di sciogliere le Camere e indire le elezioni, «perché un governo fatto da forze politiche che si sono candidate dicendo agli italiani che si sarebbero combattute l’una con l’altra è un inganno verso gli elettori».

11.06 – La delegazione di Liberi e Uguali è uscita dal colloquio con Mattarella, ribadendo di essere favorevole a un governo di “svolta”. Poco fa è entrata la delegazione di Fratelli d’Italia, il partito di destra radicale di Giorgia Meloni.

11.01 – Poco fa Luigi Di Maio ha inviato ai giornalisti una nota piuttosto criptica in cui si lamenta che «qualcuno sembri essere più concentrato a colpire il sottoscritto che a trovare soluzioni». Non è chiaro se ce l’abbia con le fazioni del M5S contrarie a un accordo col PD oppure ai parlamentari del PD che fino a ieri sera si erano opposti a rinnovare il suo incarico da vicepresidente del Consiglio (ostilità che nelle ultime due ore sembrava comunque superata).

Sono ore molto difficili per il Paese, in cui ognuno dovrebbe saper dimostrare responsabilità. Ci siamo ritrovati in una crisi di governo senza un perché, per colpe che non sono certo attribuibili al M5S – ha continuato – Mi sorprende che qualcuno sembri essere più concentrato a colpire il sottoscritto che a trovare soluzioni per gli italiani.  Ma questa è la politica. Anzi, questa è una certa politica, abituata a concepire il dibattito non come un’occasione di crescita, bensì come uno scontro continuo e sistematico sulle persone. Non ho intenzione di aggiungere altro.

10.58 – Alla Camera è cominciata da un’oretta la direzione del PD. Zingaretti, arrivando, ha avuto un breve scambio coi giornalisti in cui ha detto di essere «sempre ottimista» (87esima volta che lo sentiamo ripetere da un leader inseguito dalle telecamere, in questi giorni).

10.51 – Intanto il governo francese di Emmanuel Macron ha indicato il proprio candidato a entrare nella nuova Commissione Europea. È ufficiale, manchiamo solo noi.

10.45 – Dopo una breve esegesi della dichiarazione di Orlando, l’abbiamo capita così: Conte dovrebbe accettare l’incarico di formare un nuovo governo con riserva, e poi proseguire le trattative col PD. Nel frattempo, o subito dopo – quindi prima che Conte sciolga la riserva – l’accordo potrà essere sottoposto agli iscritti del M5S, che così potranno confermarlo o bocciarlo prima che il nuovo governo sia formalmente insediato. In sostanza, il PD sta chiedendo al M5S di prendere una decisione prima che Conte riceva formalmente l’incarico, per evitare che sia indebolito da un’eventuale bocciatura dell’accordo sulla piattaforma Rousseau.

10.27 – Intanto il gruppo di Liberi e Uguali è entrato dal presidente della Repubblica.

10.22 – Il vicesegretario del PD Andrea Orlando, uno dei dirigenti più coinvolti nelle trattative di questi giorni, fissa alcune condizioni, ma sembra essere molto possibilista: a parte la questione del vicepresidente del Consiglio, la votazione su Rousseau non sembra più essere un problema insormontabile.

10.15 – Nel suo discorso al termine delle consultazioni il gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) sembra essere sostanzialmente favorevole al nuovo governo (i voti dei suoi senatori potrebbero essere molto importanti per dare a PD e Movimento 5 Stelle la maggioranza).

10.05 – Già siamo nervosi per questo sali e scendi di trattative, in più ci si mette anche il sito di Repubblica a farci venire l’ansia.

10.00 – Sembra che la direzione nazionale del PD, fissata per le 10, slitterà di un’ora circa. Si tratta della riunione in cui il partito dovrebbe dare il suo via libera finale, oppure bocciare definitivamente, l’accordo con il Movimento 5 Stelle.

9.55 – Luciano Ghelfi è un altro giornalista esperto di Quirinale.

Quando scrive che le decisioni saranno “indipendenti” sembra intendere che Mattarella non terrà conto di questo fattore nelle sue decisioni.

9.54 – Nel frattempo stanno ufficialmente cominciando le consultazioni: il primo gruppo previsto per oggi, Per le Autonomie (SVP-PATT, UV), è appena arrivato al Quirinale.

9.48 – La questione dei vicepresidenti del Consiglio ha prodotto probabilmente il retroscena più bello di questi giorni. Come vi abbiamo accennato poco fa il problema è questo: il PD considera Conte un leader del Movimento e quindi, per equilibrare il governo, chiede per sé la vicepresidenza del Consiglio. Di Maio però non vorrebbe rinunciare alla carica di vicepresidente che ricopre e quindi, secondo alcuni giornali, avrebbe dato un suggerimento a Zingaretti: «Facciamo tre vicepremier e tu ne prendi due». La proposta sarebbe stata respinta.

9.43 – Tenete d’occhio l’orologio: alle 10, cioè tra circa 20 minuti, dovrebbe iniziare la direzione del PD che dovrà dire la sua sull’accordo. Poi alle 16 la delegazione PD andrà al Quirinale per comunicare le sue decisioni al presidente Mattarella. Alle 19 sarà il turno del Movimento 5 Stelle. A quel punto dovremmo avere già chiaro come si concluderà la giornata.

9.37 – Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio di IPSOS sul gradimento dei leader politici e sull’opinione degli italiani sull’attuale crisi di governo. Come tutti i sondaggi realizzati nel mese di agosto, quando un sacco di persone sono ancora in vancaza, va preso con una dose supplementare di cautela.

9.34 – Il sindaco di Parma e uno dei primi fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle Federico Pizzarotti dice di non essere molto preoccupato dall’eventuale voto su Rousseau sull’accordo di governo e dalle sue eventuali conseguenze: «Basterà che Grillo dica qualche ovvietà in un video per orientarlo» (e Grillo in queste settimane è sembrato piuttosto favorevole all’accordo con il PD).

9.29 – Che ci sia tempo per far decidere agli iscritti al Movimento 5 Stelle sull’accordo di governo, però, non significa che questa idea piaccia al presidente della Repubblica. Probabilmente, nel corso della giornata, avremo qualche indicazione più precisa su cosa pensa Mattarella.

9.27 – Alessandro De Angelis, dell’Huffington Post, ha scritto qualcosa di simile: «Il Quirinale fa sapere che è disponibile anche a concedere “terzo tempo”: giovedì l’incarico [a Conte] se ci sarà l’indicazione dei partiti, poi fino a dieci giorni affinché Pd e Cinque stelle possano perfezionare l’accordo sul programma».

9.25 – Si tratta però di ipotesi. Stando a quanto hanno scritto oggi i giornali, il presidente Mattarella sarebbe incline ad affidare a Conte un mandato esplorativo di qualche giorno, per dargli il tempo di svolgere delle sue personali consultazioni e accertarsi di avere davvero una maggioranza solida alle sue spalle: in questo lasso di tempo ci sarebbe, in teoria, il tempo di svolgere un voto su Rousseau.

Marzio Breda, giornalista del Corriere della Sera molto esperto di cosa succede al Quirinale ha scritto: «Se, come ormai è assodato, sarà Conte, si prevede una sua rapidissima convocazione sul Colle, per formalizzare l’incarico probabilmente entro la mattinata di domani. E se Conte chiederà al presidente qualche giorno per definire il programma e la struttura del governo con i nomi dei ministri, gli sarà concesso».

9.23 – Ma cosa succederebbe se il presidente della Repubblica affidasse a Conte l’incarico di formare il governo e poi il voto degli iscritti al Movimento 5 Stelle su Rousseau dovesse bocciare l’accordo? Probabilmente a quel punto Conte rimetterebbe il suo mandato. Moltissimi questa mattina scrivono che sarebbe uno scenario «inaccettabile».

9.15 – Sempre Marcucci, mentre insieme al capogruppo alla Camera Graziano Delrio arrivava all’incontro con i delegati del Movimento, ha aggiunto anche che su Di Maio vicepresidente del Consiglio «non credo che ci siano veti». Insomma: il PD sembra aver mollato sui due punti che ieri notte erano parsi ostacoli alla trattativa.

9.09 – Dunque, ieri sera sul tardi si sono verificati due “inciampi” dell’ultimo minuto nella trattativa PD-M5S. Il primo: l’insistenza di Luigi Di Maio per restare vicepresidente del Consiglio, una condizione che il PD non è disposto ad accettare poiché considera Conte un rappresentante del Movimento, non una figura neutrale, che quindi deve essere bilanciato da un unico vicepresidente appartenente al PD.

Il secondo inciampo è stato l’annuncio a sorpresa che l’accordo con il PD sarà sottoposto a un voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau dopo il conferimento dell’incarico al presidente Conte. Intorno alle 23 di ieri queste due condizioni avevano rimesso in dubbio la riuscita dell’accordo, ma stamattina il clima sembra essersi già tranquillizzato. Qui sotto la dichiarazione del capogruppo del PD al Senato, il renziano Andrea Marcucci.

9.03 – Partiamo subito con i primi eventi di questa mattina: secondo i giornali dovrebbe essere già in corso o comincerà tra poco un nuovo incontro tra delegazioni PD e del Movimento 5 Stelle (qui trovate cosa si erano detti ieri). Ieri notte è venuta fuori qualche difficoltà che questa mattina proveranno ad appianare (ci torniamo tra poco). In ogni caso sarà un incontro breve perché alle 10 dovrebbe riunirsi la direzione nazionale del PD per dare il via libera definitivo all’accordo (o per bocciarlo).

9.00 – E buongiorno a tutti anche oggi! Seguiteci anche più del solito perché oggi probabilmente si decide davvero tutto o quasi.

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