(Bryn Lennon/Getty Images)
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  • sabato 7 luglio 2018

Inizia il Tour de France

Il favorito è sempre Chris Froome, ma tra quelli che vogliono la Maglia gialla c'è anche Vincenzo Nibali: le cose da sapere, compresi i giorni giusti per prendersi le ferie

(Bryn Lennon/Getty Images)

Il Tour de France, la più importante corsa di ciclismo su strada e uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo, è iniziato oggi. La 105esima edizione del Tour è partita da Noirmoutier-en-l’Île – in Vandea, un dipartimento dei Paesi della Loira – e arriverà a Parigi, sul viale degli Champs-Élysées che porta all’Arco di Trionfo, come succede ogni anno dal 1975. Per andare da Noirmoutier-en-l’Île a Parigi i 176 corridori delle 22 squadre in gara percorreranno in 21 tappe 3.351 chilometri, arrivando fino ai 2.215 metri d’altezza del Col du Portet.

Il favorito per indossare la Maglia gialla, simbolo del primato in classifica generale, è sempre lui, il britannico Chris Froome, che punta a diventare uno dei cinque corridori della storia ad aver vinto cinque Tour (ha vinto quattro delle ultime cinque edizioni). Uno dei suoi principali avversari sarà Vincenzo Nibali, che la Maglia gialla a Parigi la indossò nel 2014. Già che ci siamo: la Maglia gialla è gialla per lo stesso motivo per cui la Maglia rosa del Giro d’Italia ha il colore della Gazzetta dello Sport. Fino dalla sua prima edizione nel 1903, il Tour fu organizzato per far vendere più copie di L’Auto, il quotidiano sportivo che è poi diventato L’Equipe: le pagine di L’Auto erano stampate su carta gialla.

(JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

Il percorso
Il Tour del 2018 avrà 6 tappe di montagna e 3 arrivi in salita: quello sulla montagna più famosa sarà sull’Alpe d’Huez; quello sulla montagna più difficile sarà sul Col du Portet, una salita lunga e ripida, al termine di una tappa strana. Ci saranno anche una tappa a cronometro individuale: ognuno per sé e alla fine si guarda chi ci ha messo di meno. E una tappa a cronometro di squadra: ogni squadra per sé e alla fine si guarda chi ci ha messo di meno (rispettando certe regole).

Le salite saranno in tutto 26: 12 nelle Alpi, 10 nei Pirenei e 4 nel Massiccio centrale. Un’altra tappa da tenere d’occhio sarà quella con arrivo a Roubaix, una città in cui è praticamente impossibile arrivare senza fare almeno qualche chilometro di pavé. A parte 15 chilometri in Spagna durante la 16ª tappa, questo Tour de France sarà tutto in Francia. Un’altra curiosità, a questo punto: il Tour è noto come la Grand Boucle, un termine francese che significa “il grande circuito”: questo perché spesso in passato ha fatto un vero e proprio giro della Francia prima di arrivare a Parigi. Quest’anno un po’ meno.

Le tappe da seguire:

La terza, il 9 luglio: dopo due tappe in pianura (ma con tanto vento, che potrebbe creare problemi a molti) ci sarà la cronometro a squadre. Sarà lunga 35 chilometri e con un percorso mosso. Sarà interessante seguirla per apprezzare come si coordinerà ogni squadra e quali saranno i materiali e le tecniche usate da ciclisti e biciclette per questa “prova contro il tempo”: non basterà andare più veloce possibile, ma bisognerà andare più veloce possibile senza staccare i propri compagni di squadra, che altrimenti diventa tutto inutile.
– La nona, il 15 luglio (una domenica): è la tappa che parte da Arras Citadelle e dopo 156 chilometri arriva a Roubaix. Ci sono 15 settori in pavé (21,7 chilometri in totale), pietre irregolari e molto problematiche per le biciclette, soprattutto se ci si passerà a 40 chilometri all’ora con la pioggia. Molti corridori da corse a tappe non sono abituati a correre sul pavé e sarà interessante vedere che succederà. Dopo la cronometro a squadre ci saranno già considerevoli ritardi, in alcuni casi nell’ordine dei minuti. È per esempio facile immaginarsi che Nibali potrebbe avere almeno qualche decina di secondi di ritardo da Froome. Questa tappa sarà la prima vera occasione per recuperare. Anche nel 2014 ci fu una tappa simile con tratti in pavé: Nibali andò benissimo.
– La 10ª, il 17 luglio: dopo un giorno di riposo si arriverà sulle Alpi, con una tappa con cinque montagne e un arrivo sul Col de la Colombiere. Sono le prime vere salite del Tour: qualcuno potrebbe avere un passo che altri non saranno in grado di seguire.
– La 12ª, il 19 luglio: ultima di tre tappe alpine. Con un dislivello complessivo di oltre 5mila metri (come scalare più di mezzo Everest) e arrivo su una salita storica: l’Alpe d’Huez. Prima si passerà anche da Madeleine e Croix de Fer: altri due pezzi di storia del ciclismo.
– La 17ª, il 25 luglio: quella con il Col du Portet, la salita più difficile: perché arriva oltre i duemila metri, dove la tanta fatica e il poco ossigeno (poco se si è sotto quel tipo di sforzo da ore) si faranno sentire. La tappa avrà due particolarità: sarà lunga solo 65 chilometri (meno della metà di una breve tappa di un Grande giro) e avrà una partenza in griglia, con i corridori nei primi posti in classifica che inizieranno la corsa un po’ prima degli altri. Sono due novità fatte per animare la gara sin dalla partenza: pronti-via e potrebbe essere subito sfida tra i migliori in classifica, tutta tra salite e discese. Tappa breve non vuol dire tappa facile: proprio perché breve i corridori la faranno a tutta fin da subito, con un tipo di sforzo diverso da quelli di molte ore a cui sono abituati. Sarà di mercoledì, se dovesse servirvi chiedere ferie o fingere un malanno.
– La 19ª, il 27 luglio: l’ultima con arrivo in salita, sui Pirenei. Partenza da Lourdes, poi sei montagne tra cui Col d’Aspin e Col du Tourmalet. L’arrivo sarà sul Col d’Aubisque. Qualcuno potrebbe provare a ribaltare la corsa, come fece Nibali al Giro del 2016 o Froome al Giro del 2018.
– La 20ª, il 28 luglio: la cronometro individuale lunga 31 chilometri. Potrebbe essere la tappa decisiva prima della passerella-finale di Parigi.

I corridori
L’anno scorso alla partenza del Tour c’erano 198 corridori, quest’anno sono 176, perché nel frattempo è cambiato il regolamento dell’UCI, la federazione mondiale di ciclismo. L’anno scorso le 22 squadre erano composte da 9 corridori ciascuna, quest’anno sono 8: sembra cosa da poco ma soprattutto nella terza settimana di corsa potrebbe farsi sentire. Qualche capitano potrebbe trovarsi con pochi gregari, magari stanco.

176 corridori sono comunque tanti. Qualcuno partirà con il solo scopo di arrivare fino a Parigi, in qualsiasi posizione. Molti avranno come obiettivo principale portare borracce, panini e aiuti di ogni tipo al loro capitano. Alcuni corridori proveranno a vincere in volata – Marcel Kittel, Mark Cavendish e Fernando Gaviria sono quelli più attrezzati per riuscirci – e altri proveranno a andare in fuga e vincere almeno una tappa. L’esperto in questo caso è Thomas De Gent che – come ha scritto Filippo Cauz su Undici – nel 2017 andò in fuga in 10 tappe su 21, per un totale di oltre mille chilometri. Al via ci sarà anche Peter Sagan, campione del mondo in carica che proverà a vincere sia in volata che su altri tipi di arrivo: perché è uno che va fortissimo ovunque, tranne che nelle tappe di montagna.

Il Tour è la corsa più importante del ciclismo perché, anche se al Giro e alla Vuelta ci sono salite più dure, è la gara a cui vanno tutti i migliori e in cui si va sempre forte: per cinque e passa ore al giorno, per tre settimane. Quest’anno, ancora più che negli anni precedenti, ci sono davvero i più forti corridori di ogni tipo: velocisti, passisti, scalatori, cronomen. Saranno in palio diverse maglie: quella A Pois per il Miglior scalatore, quella Verde per la Classifica a Punti; quella Bianca per il Miglior giovane; e quella Gialla per chi vince il Tour.

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I corridori che potrebbero indossare la Maglia gialla a Parigi
Sono una decina, a essere generosi:

Chris Froome: ha 33 anni e negli ultimi anni è stato il più forte sia in salita che a cronometro. Corre per la Sky, la squadra più forte. Dalla sua ha l’esperienza e il fatto che ha vinto le ultime edizioni di Tour, Giro e Vuelta di Spagna. Punta a vincere Giro e Tour nello stesso anno facendo quello che Marco Pantani fece nel 1998. Nell’ultimo anno è sembrato però meno imbattibile di un tempo. Intanto, quella storia del salbutamolo si è conclusa.
Vincenzo Nibali: ha 33 anni anche lui ed è uno dei pochissimi, insieme a Froome, ad aver vinto Giro, Vuelta e Tour. Quest’anno è anche riuscito a vincere, a sorpresa, la Milano-Sanremo. Il suo vero obiettivo è il Mondiale che si correrà in Austria. A cronometro e nella cronometro a squadre perderà da Froome e da altri, ma in montagna, in discesa, sul pavé e quando ci sarà da inventarsi qualche attacco da lontano per far saltare il banco proverà a recuperare e magari a vincere.
Nairo Quintana: è colombiano, ha 28 anni e ha già vinto un Giro e una Vuelta, arrivando tre volte sul podio al Tour. È uno dei pochi (un altro è Nibali) che sia riuscito a staccare Froome in salita. Ma a differenza di Nibali non ama particolarmente attaccare e fare quelle cose che piacciono ai tifosi. Perderà molto a cronometro, ma in salita va forte da anni.
Mikel Landa e Alejandro Valverde: Quintana corre nella Movistar, insieme a questi altri due spagnoli. Landa ha 28 anni e negli ultimi due è stato uno dei migliori in salita. Valverde ne ha 38: sono tanti e di solito sulle lunghe salite va in crisi. Ma è comunque uno soprannominato “El Imbatido”. Insomma: nella Movistar non c’è un vero capitano, ce ne sono tre. Potrebbe essere un buon modo di sviluppare tattiche originali e attacchi incrociati, oppure una specie di mossa suicida. Movistar è una squadra adattissima alle montagne ma forse poco attrezzata per tutte le altre tappe.
Romani Bardet: è francese, ha 27 anni, va molto forte in salita e negli ultimi due anni di Tour è arrivato secondo e terzo. Sono più di trent’anni che un francese non vince il Tour. Sulla sua bicicletta ha fatto disegnare il cavallo di Vercingetorigee , che unì i Galli per combattere contro Giulio Cesare. C’è anche la scritta: «Corri il rischio o perdi la possibilità».
Tom Dumoulin: È olandese e ha 27 anni. L’anno scorso ha vinto il Giro e quest’anno non ha vinto solo perché nella penultima tappa Froome si è inventato qualcosa di incredibile (ma spiegabile). Sarà probabilmente il più forte a cronometro e dovrebbe difendersi molto bene anche in salita.
Richie Porte: 33 anni anche lui. È australiano ed è un ex gregario di Froome che ora corre con la BMC. Ha vinto il Tour di Svizzera (un mini-giro che si corre a giugno) e sembra molto in forma, ma in carriera non ha mai vinto un Grande giro e sarebbe strano ci riuscisse ora, con tutta questa concorrenza.

È un Tour di livello così alto che i favoriti non finiscono qui. Anche Geraint Thomas, gregario di Froome, potrebbe andare forte se al suo capitano dovesse girare storto qualcosa. E nella Sky c’è anche Egan Bernal, che ha solo 21 anni ed è al suo primo Tour ma finora ha sorpreso tutti con ottimi risultati. Altri da tenere d’occhio sono: Adam Yates, Rigoberto Uran, Ilnur Zakarin e Primoz Roglic. Fabio Aru, se ve lo state chiedendo, non ci sarà.

Il Tour si potrà vedere su RaiSport e sui canali Rai, in diretta, ogni pomeriggio. Oppure su Eurosport, che spesso trasmetterà le tappe integrali, dalla partenza all’arrivo. Sia RaiSport che Eurosport si potranno seguire anche in streaming (per quei giorni in cui basterà far finta di lavorare) e faranno repliche di sera (per quei giorni in cui proprio toccherà lavorare davvero). Su Eurosport si può anche fare una specie di fanta-ciclismo.

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