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  • sabato 26 maggio 2018

Che tappa incredibile, quella di venerdì al Giro d’Italia

Chris Froome ha ribaltato il Giro d'Italia con una fuga a 82 chilometri e tre salite dall'arrivo: ne parleremo ancora per molto tempo

di Gabriele Gargantini
(TIM DE WAELE/AFP/Getty Images)

La Cuneo-Pinerolo del 1949 è una delle tappe più famose del ciclismo. La vinse Fausto Coppi, che correva per la Bianchi. Coppi, che poi vinse quel Giro, fece 192 chilometri di fuga solitaria. Il giornalista Mario Ferretti iniziò il collegamento radiofonico da quella tappa dicendo: «Un uomo solo è al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi». Nella tappa del Giro corsa venerdì 25 maggio 2018, da Venaria Reale a Bardonecchia, Chris Froome – con la maglia biancoceleste della Sky – è andato in fuga solitaria a 82 chilometri e tre salite dalla fine, ha riaperto un Giro che sembrava perso e si è preso la Maglia rosa. È stata una tappa come pochissime negli ultimi anni, di quelle che si faranno ricordare per molto tempo, di quelle che negli ultimi anni avevano saputo inventarsi solo Marco Pantani, Alberto Contador o Vincenzo Nibali. L’hanno corsa in 158, ma per raccontarla basta capire cosa è stata per tre di loro: Chris Froome, Tom Dumoulin e Simon Yates.

Prima della tappa
Prima della Venaria Reale-Bardonecchia i corridori del Giro avevano già fatto 18 tappe e un paio di migliaia di chilometri. Froome era arrivato al Giro da favorito, perché aveva vinto gli ultimi due Grandi giri disputati: il Tour de France e la Vuelta di Spagna. Ma poco prima della prima gara era caduto e la botta presa gli aveva fatto perdere secondi giorno dopo giorno. Prima della tappa di ieri, Froome era quarto in classifica, con tre minuti e 22 secondi di ritardo dal primo.

Il primo in classifica, prima della tappa che ha cambiato tutto, era Yates, britannico di 25 anni che non era mai andato così forte. Nelle prime due settimane del Giro era andato meglio di tutti: aveva corso, attaccando, con una pedalata piena ed elegante, guadagnando un importante vantaggio su ogni rivale. Prima che Froome cambiasse tutto, Yates era il favorito per indossare la Maglia rosa fino alla fine, dopo che se l’era presa nella decima tappa, quella con arrivo sull’Etna.

L’unico che si pensava potesse avere concrete possibilità di battere Yates era l’olandese Tom Dumoulin, vincitore del Giro un anno fa. Dumoulin era secondo in classifica e nella tappa con arrivo a Prato Nevoso era riuscito a recuperare qualche secondo a Yates, che per la prima volta era sembrato un po’ in difficoltà.

Prima della Venaria Reale-Bardonecchia Yates era primo con 28 secondi di vantaggio su Dumoulin. Froome era quarto, a 2 minuti e 54 secondi da Dumoulin. Prima che succedesse quello che la rivista spagnola Ciclismo a Fondo ha definito “Lo imposible“, i  giornali avevano scritto che Froome era«morto e sepolto» e descritto Yates come «intoccabile».

Ma la mattina di venerdì 25 maggio Froome, Dumoulin, Yates e gli altri avevano davanti a loro due tappe – una venerdì e una sabato – con un dislivello totale di circa un Everest e diverse vette oltre i duemila metri.

E invece, sul Colle delle Finestre
La Venaria Reale-Bardonecchia ha quattro salite: la terzultima è il Colle delle Finestre, poco meno di 100 chilometri dall’arrivo: una salita lunga e ripida, di cui la seconda metà è sterrata. Le ruote delle biciclette da corsa fanno fatica a andare avanti e manovrarle è più complicato, per le gambe ma anche per tutto il resto del corpo. Il Colle delle Finestre era la Cima Coppi di questo Giro, come viene chiamata ogni anno la salita che arriva alla massima altitudine. Una salita così lontana dall’arrivo, con altre due salite dopo e un altro giorno di salite il giorno dopo, è fatta apposta per far stancare i corridori; non succede quasi mai che in un tratto del genere qualcuno azzardi un attacco che riapra il Giro.

Froome l’ha fatto. A metà salita ha chiesto ai suoi compagni della Sky di mettersi in testa al gruppo e alzare il ritmo. Avevano appena iniziato che Yates, la Maglia rosa, si è staccato: dopo pochi minuti aveva già perso un minuto dal gruppo dei migliori, in cui c’erano Froome e Dumoulin, che sembrava quello messo meglio per approfittarne.

Ma a sette chilometri dalla fine del Colle delle Finestre e a 82 dall’arrivo della tappa, più o meno alle tre del pomeriggio, Froome – che ancora aveva diversi compagni che avrebbero potuto aiutarlo – si è messo a far girare le gambe più degli altri e li ha staccati tutti.

Froome è noto per le sue frullate, le sue pedalate ad altissimo ritmo. È noto anche perché le sue frullate funzionano ma non sono molto eleganti a vedersi. Ma vedendolo attaccare a 82 chilometri e tre salite dall’arrivo, l’ex corridore e ora commentatore Eurosport Riccardo Magrini ha detto: «Sembra persino bello».

Froome è andato avanti da solo. In cima al Colle delle Finestre ci è arrivato con 38 secondi di vantaggio sul gruppetto in cui c’era Dumoulin e con 15 minuti – MINUTI – di vantaggio su Yates, che non ne aveva proprio più.

Yates sul Colle delle Finestre (LUCA BETTINI / POOL / AFP)

E poi?
Una volta in cima al Colle delle Finestre, Froome poteva aspettare i pochi corridori rimasti con Dumoulin e fare con loro la lunga discesa, la salita verso il Sestriere, un altro tratto di discesa e pianura e poi, nel caso, staccare di nuovo tutti sul Jafferau, l’ultima salita. Oppure stare da solo per due ore, con tutti i rischi, i problemi e le fatiche del caso, cercando di non farsi riprendere da cinque uomini che, dietro, potrebbero allearsi, darsi cambi e collaborare per l’obiettivo comune: riprendere quel matto di Froome, là davanti tutto solo. Froome ha scelto di andare avanti da solo. Ha guadagnato in discesa e anche nella successiva salita verso il Sestriere, su cui è passato un minuto e 52 secondi prima di Dumoulin.

A 54 chilometri dall’arrivo Silvio Martinello, ex ciclista e commentatore Rai, ha detto, di Froome: «Sta facendo qualcosa di straordinario, di impensabile. Siamo nel 2018, non siamo negli anni Settanta, negli anni Sessanta, quando il ciclismo ha scritto pagine memorabili, nella sua leggenda». Poco dopo ha detto: «Questa è una tappa che di logico non ha più nulla». Un po’ prima che mancassero 50 chilometri dall’arrivo la grafica che mostrava il ritardo di Yates da Froome è stata tolta poco prima di sparire, perché ormai irrilevante: il ritardo era arrivato a circa 20 minuti.

La sfida che per due settimane era stata tra Yates e Dumoulin era diventata tra Froome e Dumoulin. Per una cinquantina di chilometri – dai -80 ai -30 dal traguardo – Dumoulin era virtualmente la nuova Maglia rosa, perché ormai Yates era alla deriva. A circa 30 dall’arrivo Froome aveva invece un vantaggio su Dumoulin di tre minuti: visto che era partito con due minuti e 54 secondi di ritardo, era lui la nuova Maglia rosa virtuale.

L’ultima salita
A quel punto per Froome si trattava di gestire quel vantaggio e di farlo su un’ultima, difficile salita: sette chilometri con pendenza media intorno al 10 per cento. All’inizio Froome ha perso un po’ e qualcuno – su Twitter, nelle telecronache, sui divani – ha avuto la sensazione che Froome potesse aver dato tutto e Dumoulin recuperargli i secondi necessari per prendersela lui, la Maglia rosa. Invece Froome ha iniziato la salita con 3 minuti e 30 secondi di vantaggio su Dumoulin e l’ha finita con 3 minuti e 23 secondi, perdendone quindi solo 7.

Froome all’arrivo (Fabio Ferrari – LaPresse)

Solo 13 corridori sono arrivati a meno di 10 minuti da Froome; Yates è arrivato 79º con 39 minuti di ritardo; 46 corridori sono arrivati tre quarti d’ora dopo Froome. Ora, prima dell’ultima decisiva tappa – con 4.500 metri di dislivello negli ultimi 50 chilometri – Froome è primo in Maglia rosa, la prima della sua carriera. Dumoulin è secondo a 40 secondi.

Yates, in Maglia rosa fino alla tappa di ieri, è diciottesimo in classifica. Salendo ha probabilmente letto le scritte sulla strada: «Yates You Can».

Yates all’arrivo (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Che cosa ha fatto Froome
Froome ha già vinto una Vuelta e quattro Tour, ma quella ottenuta a Bardonecchia è stata la sua prima Maglia rosa. È noto per aver vinto quasi tutti i suoi Tour controllando gli avversari: andava più forte di loro a cronometro, li staccava negli ultimi chilometri (o nelle ultime centinaia di metri) del primo arrivo in salita e poi si limitava a controllare i pochi avversari che provavano ad attaccare uno oggettivamente più forte di loro. E poi aveva la Sky, la squadra oggettivamente più forte di tutte. Al Giro le cose sono girate diversamente e Froome si è inventato il modo di ribaltarle.

Dopo la tappa, Froome ha detto: «Nei momenti difficili, devi cercare soluzioni folli. Aspettare l’ultima salita, visto il mio distacco, non era abbastanza». Ha aggiunto: «Credo sia una delle cose più belle che abbia mai fatto con una bicicletta». Ha anche ringraziato – in italiano, che parla molto bene – i suoi tifosi accorsi sulla strada. Dopo la tappa Froome e la Sky hanno anche spiegato che l’attacco sul Colle delle Finestre era stato deciso già dalla mattina. La salita e le strade nei successivi 80 chilometri erano piene di massaggiatori della Sky, messi lì sapendo che Froome avrebbe potuto essere solo davanti a tutti, con la necessità di avere borracce e cose da mangiare.

Alla fine della corsa Dumoulin ha detto: «Non c’era niente che potessi fare, non ne avrei avuto le gambe. Ho pedalato bene, lui meglio».

Dumoulin dopo l’arrivo (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Yates, molti minuti dopo gli altri, è arrivato e in diverse interviste ha usato molte volte la parola «esausto». Ha anche detto: «Le corse in bici sono così»; e poi: «Tornerò al Giro per vincerlo, un giorno».

Altri corridori hanno commentato la tappa di Froome. Alex Dowsett, arrivato 87º a 39 minuti da Froome ha scritto che la Venaria Reale-Bardonecchia («con il Colle delle Finestre o come diavolo si chiama quella dannata salita») ha fatto sembrare la tappa con lo Zoncolan (la più difficile salita del ciclismo su strada) «un giorno di riposo».

Il 14 giugno 2017 Froome era andato a pedalare sul Colle delle Finestre, per allenarsi. Aveva messo su Twitter un video in cui diceva: «Absolutely beautiful. This, for me, is what bike riding is all about». «Questo è quello che per me vuol dire andare in bicicletta».

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