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  • Sabato 30 maggio 2026

Il Paris Saint-Germain ha vinto la Champions League

Per la seconda volta consecutiva, battendo l'Arsenal ai rigori e confermandosi come miglior squadra d'Europa

(Grzegorz Wajda/Eurasia Sport Images/Getty Images)
(Grzegorz Wajda/Eurasia Sport Images/Getty Images)
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Il Paris Saint-Germain ha battuto l’Arsenal ai tiri di rigore e ha vinto la Champions League di calcio per la seconda volta consecutiva, oltre che seconda in assoluto. Per la squadra francese, allenata dallo spagnolo Luis Enrique, è la conferma di essere la migliore d’Europa, capace di giocare in modo spettacolare contro le avversarie che le concedono spazio, ma anche di saper vincere con pazienza contro quelle organizzate difensivamente, come appunto l’Arsenal, allenato da Mikel Arteta. I tempi regolamentari erano finiti 1-1, con i gol di Kai Havertz e Ousmane Dembélé.

Prima della finale il Paris Saint-Germain aveva eliminato Chelsea, Liverpool e Bayern Monaco, segnando ben 18 gol in 6 partite dagli ottavi di finale in poi. A differenza dello scorso anno, quando aveva vinto 5-0 in finale, questa volta ha faticato parecchio, ma alla fine è riuscito a battere l’Arsenal ai rigori, dopo essere andato in svantaggio quasi subito e aver pareggiato su rigore nel secondo tempo. Per l’Arsenal è la seconda sconfitta in una finale di Champions League, dopo quella del 2006, vent’anni fa: non ha mai vinto il torneo nella sua storia, ma quest’anno ha vinto il campionato inglese per la prima volta dopo 22 anni, facendo una stagione comunque memorabile.

E sì che la partita, che si è giocata a Budapest, in Ungheria, si era messa bene per l’Arsenal. Dopo nemmeno cinque minuti l’attaccante tedesco Havertz aveva approfittato di un rimpallo per lanciarsi verso la porta avversaria e segnare il gol del vantaggio con un potente tiro di sinistro. Havertz, 26 anni, in passato ha ricevuto diverse critiche da chi lo considerava un calciatore troppo “leggero”, che aveva reso al di sotto del suo talento; eppure per la seconda volta ha segnato un gol in una finale di Champions League, dopo quello fatto al Manchester City nel 2021, quando giocava nel Chelsea.

Il momento in cui Havertz ha segnato il gol dell’1-0 (AP Photo/Vadim Ghirda)

Ci si aspettava che il PSG provasse a dominare il gioco e l’Arsenal puntasse soprattutto a difendersi e ripartire, e l’immediato vantaggio della squadra inglese ha agevolato questo tipo di partita. Per tutto il primo tempo il Paris Saint-Germain ha tenuto a lungo il possesso del pallone nella metà campo dell’Arsenal, che si è però difeso con ordine e ha rischiato poco, nonostante la pressione avversaria.

Anche il secondo tempo è cominciato così, ma dopo un quarto d’ora circa l’attaccante georgiano Khvicha Kvaratskhelia si è guadagnato un calcio di rigore per il PSG, superando con un dribbling Cristhian Mosquera e costringendolo a fargli fallo in area. Il rigore è stato calciato e segnato da Dembélé, che ha pareggiato.

Il rigore di Dembélé (Richard Heathcote/Getty Images)

Sull’1-1, e con i calciatori un po’ più stanchi, la partita è diventata più aperta. Entrambe le squadre hanno avuto occasioni, soprattutto in ripartenza, per segnare il 2-1, senza però riuscirci, e la partita è andata quindi ai supplementari. Nei 30 minuti supplementari, a parte un possibile rigore non assegnato all’Arsenal, non è successo granché, e per decidere la squadra vincitrice sono stati necessari i tiri di rigore, come non accadeva da dieci anni in una finale di Champions League.

Ai rigori per l’Arsenal hanno sbagliato Eberechi Eze e Gabriel, calciando rispettivamente fuori e alto. Per il Paris Saint-Germain hanno fatto gol Gonçalo Ramos, Désiré Doué, Achraf Hakimi e Lucas Beraldo, mentre è stato ininfluente l’errore di Nuno Mendes. Il difensore brasiliano dell’Arsenal Gabriel, che ha commesso l’errore decisivo, era stato uno dei migliori in campo durante la partita.

L’esultanza di Désiré Doué con l’allenatore Luis Enrique, che ha vinto tre Champions League, una con il Barcellona e due con il PSG (Lars Baron/Getty Images)

Il Paris Saint-Germain era stato per anni una squadra piena di campioni strapagati ma con un gioco poco organizzato e coerente. Luis Enrique ha cambiato le cose, creando un sistema di gioco basato sul pressing, sull’intensità e sul dominio del gioco. Ha continuato a lasciare libertà di movimento e iniziativa ai tanti calciatori di talento, ma sempre nell’ottica di un gioco di squadra. In questo modo quasi tutti sono migliorati, a cominciare da Dembélé, che da attaccante considerato fumoso e inconcludente è arrivato a vincere il Pallone d’oro.