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  • venerdì 1 giugno 2018

Il ministro più di destra del nuovo governo

Chi è e che cosa pensa Lorenzo Fontana, nuovo ministro della Famiglia e della Disabilità, "veronese e cattolico"

Lorenzo Fontana con Matteo Salvini a Strasgurgo, nel 2015 (ANSA)

Lorenzo Fontana è stato scelto come nuovo ministro della Famiglia e della Disabilità nel governo appoggiato da Movimento 5 Stelle e Lega. Fontana ha 38 anni, è un deputato della Lega ed è stato eletto la prima volta al Parlamento lo scorso 4 marzo dopo aver trascorso due mandati al Parlamento europeo. Fontana è anche vicesindaco di Verona, vicepresidente della Camera dei deputati, vice segretario federale della Lega ed è un “veronese e cattolico”, come scrive su Twitter, con posizioni molto radicali su aborto, diritti delle donne, diritti LGBTI e richiedenti asilo, tra le altre cose.

Nel suo sito Fontana scrive di essersi avvicinato alla politica e alla Lega quando aveva sedici anni. A 22 anni è stato eletto consigliere della terza circoscrizione del comune di Verona, a 27 anni consigliere comunale e a 29 anni è arrivato al Parlamento Europeo, poi rieletto nel 2014 quando la Lega Nord è entrata nel Gruppo ENF (Europa delle Nazioni e delle Libertà) con il Front National di Marine Le Pen («Un’alleanza storica che ho contribuito a stipulare», dice Fontana). Scrive anche di essere sposato (con rito tridentino celebrato da don Wilmar Pavesi, sacerdote pre-conciliare vicino ai tradizionalisti cattolici, e con rito civile celebrato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi con Salvini testimone), di avere una figlia e una laurea in Scienze politiche. E ancora: «Oltre alla passione politica, questi anni sono legati ad un’altra grande passione: il tifo per l’Hellas Verona, rigorosamente e da sempre in curva sud». A Verona per i politici non è insolito dichiarare fedeltà alla squadra e allo stadio, che sono sempre stati un vivaio dell’estrema destra.

Verona, dove comanda l’estrema destra

Sui social network e in televisione Fontana parla di famiglia intesa come famiglia cosiddetta naturale (quindi tra un uomo e una donna, gli unici che possono procreare), è contro il diritto delle donne di interrompere una gravidanza, invoca l’arcangelo Michele per «difenderci nella battaglia» (l’arcangelo Michele è quello che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, cioè il demonio), pubblica foto di sante e di santi, dello stadio, il 25 aprile festeggia San Marco e non il 25 aprile e cita articoli ripresi da quotidiani come La Verità e Il Populista.

Fontana ha fatto campagna elettorale per il referendum sull’autonomia del Veneto, per rendere più permissive le leggi sulla legittima difesa, contro lo ius soli. Gli piacciono Marine Le Pen in Francia e Vladimir Putin in Russia («Da parte mia sono stato favorevolmente impressionato da tante dichiarazioni di Putin e dal grande risveglio religioso cristiano registrato nel Paese, frutto indubbiamente di una reazione ai settant’anni di regime sovietico. Ho visto in questo una luce anche per noi occidentali, che viviamo la grande crisi dei valori, immersi come siamo in una società dominata culturalmente dal relativismo etico, che può essere spietato come mostra la cronaca di questi giorni»). Ha tifato per Viktor Orbán alle elezioni in Ungheria, per il Partito della Libertà Austriaco, nazionalista e di destra, e contro l’entrata della Turchia nell’Unione Europea.

Sul suo sito Fontana rimanda anche a un’associazione “culturale e di promozione sociale” che si chiama Reazione Identitaria, di cui però non si trovano molte notizie. Il Post ha inviato una richiesta alla mail dell’associazione, senza però ottenere risposte.

Si dice che l’associazione raccoglie donazioni per «tre importanti temi»: cultura identitaria («legata ai nostri territori e alla valorizzazione delle autonomie locali»); tutela delle minoranze cristiane nel mondo («il trattamento riservato alle minoranze cristiane nel mondo è, in alcune aree geografiche, di odio e violenza, se non di una vera e propria persecuzione»); aiuto alle famiglie bisognose italiane («sappiamo bene quanto fanno la Chiesa Cattolica, e molte associazioni cattoliche, per alleviare le difficoltà che tanti nostri connazionali vivono per colpa della crisi economica di questi anni»).

Lo scorso febbraio Fontana ha pubblicato un libro sulla denatalità intitolato «La culla vuota della civiltà. All’origine della crisi», per una casa editrice veronese, con Ettore Gotti Tedeschi (ex presidente dello Ior) e con prefazione di Matteo Salvini. Nel libro si dice che «il destino degli italiani rischia l’estinzione. Complici le politiche lungimiranti degli ultimi anni e la precisa scelta di colmare il gap demografico con i flussi migratori». In una recente intervista Fontana ha parlato di «sostituzione etnica» che porta a «un annacquamento devastante dell’identità del Paese che accoglie». Fontana lega sempre la questione del calo della natalità («che sta producendo numeri da guerra») a quella delle migrazioni intese come invasione, usando un linguaggio che rimanda alla guerra e associando spesso automaticamente l’islam al terrorismo: «A sinistra», ha scritto su Facebook, «vorrebbero compensare il calo demografico importando immigrati, ma la società multiculturale ha fallito, è la società ideale per chi vuole arrivare a comandare senza che nessuno dia fastidio, è una dittatura leggera».

Lo scorso febbraio a Verona è stato organizzato il primo “Festival per la Vita” in Gran Guardia, uno degli edifici più prestigiosi della città, da un’organizzazione che si chiama Pro Vita e che ha diversi legami con Forza Nuova. Fontana ha partecipato augurandosi che in futuro potranno esserci nuove edizioni perché «queste sono cose che portano benedizione sulla città». E poi ha parlato di «inverno demografico», ha spiegato che «quella per la vita è la battaglia finale», una battaglia che deve essere «culturale, per la nazione, per il popolo e per proseguire con la nostra civiltà», dato che i «nostri popoli sono sotto attacco»: «Ogni anno scompare dall’Italia una città come Padova, di 240 mila abitanti. Siamo ai livelli del 1917-18. Oggi non c’è la Prima guerra mondiale, ma una guerra culturale». Ha detto che è stato creato «un uomo artificiale, senza più tradizioni né valori: single, solo, consumatore, e schiavo, senza vincoli sociali né corpi intermedi. Questo è l’uomo che si deve adeguare agli schemi dell’ultracapitalismo globalista. Questo è l’uomo figlio dell’individualismo». I valori da difendere «sono quelli della Chiesa cattolica», altrimenti aumenterà l’islamizzazione. Il suo auspicio è infine il ritorno «a un’Europa cristiana».

Di conseguenza Fontana è contro il diritto delle donne all’autodeterminazione (a fine maggio ha partecipato alla Marcia per la Vita di Roma in cui si spiegava che «l’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo»), è contro l’eutanasia (è stato molto attivo sul caso di Alfie Evans: «Se non si rispetta la vita dal concepimento alla fine naturale, si arriva ad aberrazioni»), contro le adozioni da parte do coppie omosessuali e contro la cosiddetta ideologia del gender: (che non esiste e che è semmai il tentativo di superamento degli stereotipi di genere): su L’Arena di oggi Fontana ha spiegato che «la resistenza oggi è contro chi vorrebbe un mondo al contrario, un mondo che vorrebbe negare l’esistenza di mamme e papà, di bambine e bambini (…) i bambini vanno educati sul modello della famiglia naturale…altre formule strane non mi piacciono».  Quando a Verona, sempre lo scorso febbraio, è stato accolto il “Bus per la Libertà”, cioè un pullman con la scritta “Non confondete l’identità sessuale dei bambini” a cui non era stato invece dato il permesso di sostare a Torino, Fontana è intervenuto dicendo: «Dispiace che l’ideologica gender entri prepotentemente nelle pratiche comunali. Come vicesindaco di Verona, diversamente dagli amministratori di Torino, domenica mattina sono stato in piazza Bra ad accogliere il pullman degli amici di CitizenGo». E ancora, su Facebook: «La prima e fondamentale educazione è un DIRITTO delle famiglie e non spetta né allo Stato, né alle scuole né ai mass media. Come disse Chesterton (Gilbert Keith Chesterton, scrittore inglese di inizio Novecento, ndr): “Verrà un tempo in cui spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Chi difende la normalità oggi è un eroe!».

Lorenzo Fontana al “Family Pride” di Verona nel giugno 2015. Ci sono, tra gli altri, alcuni esponenti dell’associazione integralista cattolica Christus Rex, ci sono Yari Chiavenato (ex responsabile di Forza Nuova con guai giudiziari per risse e aggressioni, indagato per il manichino nero impiccato allo stadio di Verona) e Luca Castellini (un capo degli ultrà che è anche il coordinatore del Nord Italia di Forza Nuova e che alla festa dell’Hellas del luglio 2017 aveva gridato dal palco: «Chi ha permesso questa festa, chi ha pagato tutto, chi ha fatto da garante ha un nome: Adolf Hitler!»).

Fontana ha diversi legami con i gruppi dell’estrema destra veronese e con l’integralismo cattolico. Sempre a Verona ha partecipato ad esempio ad alcune iniziative di Fortezza Europa, associazione nata quando un gruppo di militanti della sezione veronese di Forza Nuova aveva deciso di sostenere Federico Sboarina (sostenuto da Fontana, che ne è diventato vicesindaco) alle amministrative del 2017. Festung Europa, in tedesco, era il termine impiegato dalla propaganda del Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale per indicare l’Europa nazista: la parte di Europa continentale dominata dalla Germania in contrapposizione con gli Alleati anglosassoni. Nel 2015 lo si vedeva invece al “Family Pride” con alcuni celebri esponenti della destra radicale locale.

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