Il presunto suicidio dell’ex ministro dei Trasporti russo
Roman Starovoyt era stato appena licenziato da Putin, e le circostanze della sua morte sono poco chiare

Lunedì mattina a Odincovo, una città nella periferia ovest di Mosca, è stato trovato morto l’ex ministro dei Trasporti russo Roman Starovoyt, che solo poche ore prima era stato licenziato da Vladimir Putin con un decreto presidenziale. Il Comitato investigativo russo, l’agenzia di polizia del paese, ha detto che sulla sua morte sono in corso indagini, sostenendo che al momento l’ipotesi principale è quella di un suicidio. Le circostanze restano poco chiare.
Starovoyt aveva 53 anni ed era ministro dei Trasporti dal maggio dell’anno scorso. Dal 2018 al 2024 invece era stato governatore della regione russa di Kursk, che si trova nel sud-ovest della Russia, al confine con l’Ucraina, e che sempre nel 2024 era stata parzialmente occupata dalle truppe ucraine. Il Comitato investigativo russo ha detto che è stato trovato nella sua auto con ferite di colpi di arma da fuoco, ma non è chiaro quando sia morto. Andrei Kartapolov, capo della commissione Difesa in parlamento, ha sostenuto che era morto «da un po’», senza dare però dettagli. Secondo le ricostruzioni non confermate di alcuni media russi, il corpo di Starovoyt in realtà sarebbe stato trovato già sabato.
Non è stato comunicato nemmeno il motivo ufficiale del suo licenziamento, che secondo il portavoce del governo russo, Dmitry Peskov, non sarebbe legato a una mancanza di fiducia nei suoi confronti. Nemmeno Peskov ha dato altri dettagli. Al posto di Starovoyt è stato nominato Andrei Nikitin, il suo vice.
In queste ore diversi media hanno collegato la sua morte al grande caos nel trasporto aereo nel fine settimana, con 485 voli cancellati, 88 deviati e 1.900 ritardati: una situazione che in Russia si sta ripetendo con una certa frequenza per via dei lanci di droni ucraini. L’Agenzia federale per il trasporto aereo l’aveva attribuita a «interferenze esterne» e nelle stesse ore il ministero della Difesa russo aveva detto che le sue forze di difesa aerea avevano intercettato oltre 400 droni ucraini a lungo raggio.
Alcuni media russi comunque ipotizzano che il licenziamento di Starovoyt sia dovuto a un grosso caso di corruzione nella regione di Kursk, che riguarda in particolare un’indagine per appropriazione indebita di fondi destinati a rafforzare il confine con l’Ucraina.
Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina in Russia ci sono stati altri casi di morti avvenute in circostanze poco chiare, e che le autorità del paese hanno considerato suicidi. Molte hanno coinvolto importanti imprenditori e funzionari pubblici: alcune ricostruzioni hanno ipotizzato che in realtà siano stati uccisi per incompetenza o perché in dissenso col regime di Putin.
Almeno sei di questi presunti suicidi riguardano dirigenti di grandi aziende energetiche statali come Gazprom, Novatek e Lukoil. Nel settembre del 2022 Ravil Maganov, il presidente del consiglio di amministrazione di Lukoil, cadde da una finestra di un ospedale di Mosca dove era stato ricoverato per un infarto: era stato l’unico manager di una compagnia petrolifera russa a criticare l’invasione russa dell’Ucraina. Nel 2023 caddero dai piani alti dei palazzi in cui vivevano sia Kristina Baikova che Marina Yankina, rispettivamente vicepresidente della Loko Bank e funzionaria del ministero della Difesa.
Pochi giorni fa invece era stato trovato morto anche Andrei Badalov, che aveva 62 anni ed era il vicepresidente dell’azienda che gestisce oleodotti e gasdotti Transneft. Anche in questo caso l’ipotesi preliminare sulla causa della sua morte è suicidio, ha detto all’agenzia di stampa di stato Tass una fonte vicina alle indagini.
Nel settembre del 2021 invece il ministro russo per le Emergenze Yevgeny Zinichev morì mentre stava svolgendo un’esercitazione militare in Siberia, ufficialmente nel tentativo di salvare un documentarista caduto in acqua da una scogliera. Secondo resoconti mai confermati, in realtà sarebbe stato il documentarista ad aver cercato di salvare Zinichev.



