La mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen, una cosa rara

Il Parlamento europeo l'ha discussa oggi e la voterà giovedì: è praticamente certo che non passerà, ma anche solo che avvenga è un brutto segno

Ursula von der Leyen a Bruxelles, il 10 giugno 2025 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
Ursula von der Leyen a Bruxelles, il 10 giugno 2025 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
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Lunedì al Parlamento europeo c’è stata la discussione di una mozione di censura, ossia di sfiducia, presentata da 76 eurodeputati nei confronti della Commissione europea e della sua presidente, Ursula von der Leyen. La mozione verrà votata giovedì ed è molto improbabile che passi, ma già il fatto che sia stato raggiunto il numero minimo di firme necessarie per presentarla è un brutto segno per von der Leyen, che da questo voto potrebbe uscire politicamente indebolita. Inoltre erano più di 10 anni che non veniva votata una mozione contro la Commissione europea.

Per essere approvata la mozione dovrebbe essere sostenuta da due terzi dei votanti, e i gruppi di maggioranza che hanno appoggiato la rielezione di von der Leyen nel 2024 (Socialisti e Democratici, di centrosinistra, il Partito Popolare Europeo, di centrodestra, e i liberali di Renew Europe) hanno già detto che voteranno contro. Nonostante questo, è comunque possibile che alcuni europarlamentari scelgano di non seguire le indicazioni di voto del loro gruppo. L’ultima mozione di sfiducia era stata presentata nel novembre del 2014 contro l’allora presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, coinvolto in uno scandalo finanziario che risaliva agli anni in cui era stato primo ministro del Lussemburgo. Fu sostenuta solo da 101 su 650 eurodeputati votanti e non passò.

La questione al centro della mozione contro von der Leyen è quella del cosiddetto “Pfizergate”, un caso che riguarda le modalità in cui nel 2021 furono reperiti circa 1,8 miliardi di dosi di vaccino contro il coronavirus dell’azienda farmaceutica Pfizer. In quel momento l’Unione Europea aveva bisogno di rifornirsi di vaccini velocemente per compensare i ritardi nella fornitura da parte dell’azienda farmaceutica AstraZeneca. I negoziati furono condotti direttamente da von der Leyen con l’amministratore di Pfizer, Albert Bourla, sia per telefono che attraverso uno scambio di sms.

Questi messaggi divennero oggetto di interesse giornalistico e diverse testate chiesero di vederli, ma la Commissione si rifiutò di renderli pubblici e motivò la decisione col fatto che, secondo von der Leyen, non dovevano essere considerati documenti importanti (cosa che l’avrebbe obbligata a conservarli). La Commissione aggiunse che i messaggi erano irreperibili, ma non specificò in che modo fossero spariti, né diede prove di averli cercati.

L’atteggiamento della Commissione diede origine a varie teorie cospirazioniste sui vaccini. Il New York Times le fece causa, sostenendo che avesse il dovere di rendere pubblici quei messaggi. A maggio di quest’anno il Tribunale dell’Unione europea, uno dei due tribunali che compongono il sistema giudiziario europeo, ha dato ragione al New York Times, stabilendo che la Commissione avrebbe dovuto conservare i messaggi e renderli pubblici, oppure spiegare in modo esaustivo perché non l’avesse fatto.

Da allora sono aumentate le richieste di dimissioni di von der Leyen da parte dei suoi oppositori, che sono arrivati a presentare una mozione di censura. Lunedì la presidente ha risposto durante la plenaria, difendendo il suo operato con toni molto duri. Ha definito «complottisti», «no-vax» e «apologeti» del presidente russo Vladimir Putin i sostenitori della mozione. Von der Leyen ha riconosciuto di essere stata «in contatto con i rappresentanti apicali delle aziende che producevano i vaccini», negando però di averlo fatto in modo inappropriato.

La mozione era stata presentata dall’europarlamentare Gheorghe Piperea, membro del partito di estrema destra romeno Alleanza per l’unità dei romeni (AUR) di George Simion. Nel Parlamento europeo Piperea fa parte del gruppo di destra dei Conservatori e Riformisti (ECR), il cui partito più numeroso è Fratelli d’Italia: per questo la mozione sta mettendo molto in difficoltà Giorgia Meloni, che ha un buon rapporto con von der Leyen.

Proprio per via di questo rapporto l’anno scorso, pur non facendo ufficialmente parte della maggioranza del Parlamento europeo, Meloni era riuscita a far eleggere fra i commissari europei Raffaele Fitto, che è vicepresidente ma fa parte del gruppo dei principali sostenitori della mozione. Se la mozione di sfiducia passasse, oltre a von der Leyen dovrebbero dimettersi anche tutti i commissari, incluso Fitto.

Gli eurodeputati che hanno permesso che la mozione raggiungesse il numero minimo di firme per essere presentata fanno parte sia di ECR che dei gruppi di estrema destra del Parlamento europeo: sono il gruppo dei Patrioti per l’Europa e quello dell’Europa delle nazioni sovrane (ESN), di cui fa parte la Lega, che ha già detto che voterà in favore della mozione. La mozione è stata firmata anche da alcuni eurodeputati indipendenti, fra cui lo youtuber cipriota Fidias Panayiotou.

– Leggi anche: Per Meloni la mozione di sfiducia contro la Commissione Europea è una bella grana